Beda Romano, Il Sole 24 Ore 15/11/2011, 15 novembre 2011
SCIOGLIERE IL NODO NON BASTA A GUARIRE L’EURO
La crisi debitoria in Europa è troppo complessa per pensare che bastino le dimissioni di Silvio Berlusconi e l’arrivo di Mario Monti - ammesso che il passaggio di testimone si riveli decisivo per l’Italia - per risolverla. Ieri l’incerto andamento dei mercati finanziari ha dimostrato ancora una volta quanto la partita sia difficile.
Almeno tre i capitoli aperti che emergono prepotentemente: la deriva greca, il potenziamento dell’Efsf e la riforma del governo economico della zona euro. Cominciando dalla Grecia, il nuovo premier Lucas Papademos ha parlato ieri sera davanti al Parlamento e dovrebbe ricevere in settimana la fiducia dei deputati. Il portavoce della Commissione Amadeu Altafaj ha ricordato che l’esborso di una sesta tranche di aiuti internazionali (otto miliardi di euro), dipende secondo una decisione dell’Ecofin da un impegno scritto «chiaro e inequivocabile» dei partiti che sostengono il nuovo Esecutivo sulle misure di risanamento. Ieri però il presidente del partito conservatore Nuova Democrazia, Antonis Samaras, ha detto: «Sono d’accordo con l’idea di tagliare la spesa pubblica, ridurre il debito, cancellare il deficit, e introdurre riforme strutturali. Non sono d’accordo con misure che pesino sulla crescita». Il braccio di ferro tra Papademos e la classe politica greca è quindi appena iniziato.
Nel frattempo si sta lavorando al difficile rafforzamento dell’Efsf. L’incertezza politica non aiuta il fondo di stabilità a raccogliere denaro sul mercato. Ieri l’agenzia di rating Moody’s ha attribuito il relativo insuccesso di una recente emissione obbligazionaria dell’Efsf ai dubbi sul modo in cui il paracadute verrà potenziato. «Questo sviluppo mette in dubbio la capacità dell’Efsf di finanziarsi sul mercato a costi bassi», spiegava ieri Moody’s. «Il successo dell’Efsf in quanto strumento per stabilizzare i prezzi dei debiti sovrani in Europa e il successo dell’attuale meccanismo di sostegno europeo sono a rischio se questo requisito manca». In poche parole il pericolo è che il fondo non sia in grado di essere quel bastione voluto quando è nato, ormai un anno e mezzo fa.
Più in generale, sul tavolo c’è anche un rafforzamento dell’integrazione tra i Paesi della zona euro. Il presidente del consiglio Ue Herman Van Rompuy dovrà presentare nel vertice del 9 dicembre alcune proposte ai Governi. I 17 membri della zona euro sono d’accordo con il principio. Le differenze riguardano il metodo: la Germania vuole un cambiamento dei Trattati, la Francia e altri preferirebbero evitare questa via. I dubbi contribuiscono anch’essi al nervosismo dei mercati, tanto che ieri il divario tra le obbligazioni spagnole e francesi e quelle tedesche ha toccato nuovi record.