Simona Verrazzo, Libero 15/11/2011, 15 novembre 2011
PECHINO VUOL COMPRARSI I BONZI PER ISOLARE IL DALAI LAMA
Non essendoci riuscita con la forza, Pechino prova ad “addomesticare” i monaci tibetani con la persuasione promettendo loro una serie di benefit. «Il governo farà ogni sforzo per garantire servizi pubblici come elettricità, acqua, telecomunicazioni, radio e tv ai monasteri», ha detto il capo del Partito comunista cinese del Tibet Chen Quanguo. Per ingraziarsi i tibetani ci saranno anche, sempre secondo il leader comunista, benefici come contributi in denaro e altre forme di «aiuto personale». Una sorta di pensione insomma. Il governo ha poi annunciato che verrà rafforzata la spesa pubblica nella Regione autonoma del Tibet per finanziare opere pubbliche per 60 milioni di dollari. Gli investimenti andranno in gran parte nella rete idrica della Regione e nella «salvaguardia dell’ambiente naturale». Le misure arrivano dopo che negli ultimi mesi almeno 11 monaci, tra i quali due donne, si sono dati fuoco nella provincia di Sichuan per protestare contro la repressione.
Un prima misura “pacifica” era già stata varata qualche settimana fa, ma più che quietare gli animi li aveva surriscaldati. Pechino infatti aveva approvato una legge che di fatto impone ai monaci tibetani regole su come essere bravi religiosi e rispettare il potere. Questo provvedimento, oltre a vietare ai monaci a partecipare a qualsiasi «attività separatista», ha istituito corsi obbligatori per imparare a come comportarsi. Ogni hanno chi ha meglio obbedito a queste regole sarà proclamato «monastero modello», con premi in denaro e attestati di benemerenza. Il 20 ottobre nella contea Chushul, a Lhasa, è stata peraltro inaugurata l’Università del buddismo tibetano. E Chen Quanguo, presente all’occasione, disse che l’università «produrrà monaci ben istruiti verso la “cricca del Dalai Lama” e “gli altri problemi secessionisti”».
Il Dalai Lama, ritenuto da Pechino un pericoloso terrorista separatista (in Cina è perfino vietato possedere una foto che lo ritrae), è stato in questi giorni anche accusato di incitare al suicidio. «I casi di “autoimmolazione” (come li chiamano i tibetani ndr) sono contrari alla morale e alla coscienza, e dovrebbero essere condannati» ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri cinese Jiang Y. Le critiche cinesi si sono scatenate specialmente dopo che a Dharamsala (sede indiana del governo tibetano in esilio) il leader del buddismo tibetano ha guidato una cerimonia e un digiuno di preghiera lungo un giorno «per commemorare, con spirito di solidarietà, i nostri fratelli morti».
La situazione nella Regione autonoma e nelle altre zone della Cina a popolazione tibetana è rimasta molto tesa dopo la rivolta anticinese del 2008 nella quale hanno perso la vita circa 200 persone e altre centinaia sono state arrestate.
Simona Verrazzo