Cristina Taglietti, la Lettura (Corriere della Sera) 13/11/2011, 13 novembre 2011
MA QUANTO (RI)PUBBLICA PHILIP ROTH
Philip Roth è senza dubbio un autore prolifico (scrive in media un libro ogni 18 mesi), ma un lettore che non ne conosca a fondo l’intera produzione potrebbe credere che ne scriva almeno due l’anno. Nel 2011, per esempio, sono usciti Nemesi e La mia vita di uomo, entrambi nei Supercoralli Einaudi. In realtà quarant’anni separano i due libri e la distanza si vede: mentre Nemesi è una sorta di riscrittura del libro di Giobbe, un romanzo sulla colpa e l’espiazione ambientato nell’estate del 1944 quando gli americani si trovano a combattere contro tedeschi e giapponesi sul fronte internazionale e contro il flagello della polio in casa propria, La mia vita di uomo, pubblicato per la prima volta nel 1975 e tradotto in Italia l’anno successivo da Pier Francesco Paolini per Bompiani (ormai introvabile), è l’ideale sequel del Lamento di Portnoy. Doppietta anche nel 2010 (L’umiliazione e La controvita) e nel 2009 (Indignazione e Il fantasma esce di scena): una novità e un libro del catalogo, a cui vanno aggiunte le varie edizioni nei tascabili.
Il caso Roth è l’esempio di un mercato affollato di bestseller venuti dal passato o da un presente recente, titoli della backlist, riedizioni in vari formati dello stesso libro, classici che sembrano novità, autori scomparsi i cui personaggi continuano a vivere grazie ad altri scrittori (in accordo con gli eredi, come James Bond e Sherlock Holmes, o liberamente ispirati, come il seguito di Orgoglio e pregiudizio di P. D. James). È l’outlet della grande firma, dove il bestseller viene tenuto in vita il più a lungo possibile. Ma è anche la politica del replay, dell’«usato sicuro» che molte case editrici perseguono e spesso salva i conti. Un fenomeno che riguarda soprattutto gli autori stranieri e coinvolge sia la letteratura alta che quella commerciale, una scelta legittima, a volte meritoria considerato che spesso romanzi importanti, come quelli di Roth, non si trovano più.
«È un fenomeno che fa parte della strategia commerciale di molti editori — spiega Giuliano Vigini, grande esperto del mercato editoriale —. Per quanto riguarda i mega bestseller si tratta non solo di creare, ma anche di gestire il successo, di sfruttarlo in tutti i modi possibili. In questo in Mondadori sono bravissimi». Così, per esempio, per i libri più venduti, come Il codice da Vinci o I segreti del Vaticano di Corrado Augias, hanno studiato un’edizione regalo che si accompagna a quella classica e alla versione economica. Un’operazione simile l’ha fatta Marsilio con Larsson, mandando in libreria una versione di lusso del cofanetto Millennium Trilogy, le tascabili Vintage e Maxi; e l’ha fatta anche Dalai, che ripubblica per i vent’anni della casa editrice il meglio del catalogo, compreso tutto Faletti, in una collana celebrativa che ha chiamato Dieci e Lode. «Siccome non si trova un mega bestseller al mese, si va a ripescare autori collaudati, in una sorta di rivalutazione del patrimonio che tiene conto del fatto che le generazioni cambiano e quindi ci sono continuamente nuovi lettori — continua Vigini —. È una specie di biblioteca ritrovata che ha riguardato molto gli americani. Presto, credo, toccherà anche ai grandi francesi».
Così, i classici stranieri vengono continuamente riproposti, magari con traduzioni diverse: minimum fax, per esempio, rimanda in libreria Francis Scott Fitzgerald nella versione di Pincio e Culicchia, Voland i grandi scrittori russi ritradotti da contemporanei nella collana Sirin Classica, Bompiani ripropone John Steinbeck nelle traduzioni vintage di Montale, Vittorini, Bianciardi. Le firme italiane dai grandi numeri ritornano spesso in formati ed edizioni diverse, come fanno Rizzoli con Oriana Fallaci e Indro Montanelli o Bompiani con Il piccolo principe, longseller uscito in tutti i formati, compresi il pop up.
Anche la cosiddetta backlist è una grande risorsa per gli editori, soprattutto quando un bestseller esplode all’improvviso, magari dopo anni di onorata (e fino ad allora ignorata) carriera. Serve per placare i fan in crisi di astinenza tra una novità e l’altra, come nel caso di Carlos Ruíz Zafón, lo scrittore spagnolo che ha avuto uno straordinario successo, frutto del passaparola, con L’ombra del vento (oltre otto milioni di copie) a cui è seguito, nel 2008, Il gioco dell’angelo. Tra i due bestseller e in attesa del prossimo, si va avanti di backlist che, nel caso specifico di Zafón, è fatta da libri per ragazzi che Mondadori sta pubblicando (da poco è uscito Il principe della nebbia nella collana maggiore). A volte la pubblicazione della backlist, soprattutto nel caso di autori molto prolifici, è rischiosa. I fan di Michael Connelly, per esempio, non perdonano alla Piemme di aver pubblicato i suoi romanzi «vecchi» non in ordine cronologico, cosa grave quando c’è un personaggio seriale come il tormentato detective di Los Angeles Harry Bosch che si evolve in ogni avventura.
«È un fenomeno che testimonia una debolezza degli editori — dice Edoardo Barbieri, direttore del Master Editoria della Cattolica di Milano —. Dietro vedo un puro intento commerciale, lo dimostra il fatto che, tra i tanti formati che si propongono, non si pensa quasi mai agli ipovedenti. Oltretutto le molte edizioni sono terrificanti da un punto di vista bibliografico. A volte sono puri riempitivi che fanno parte di una elefantiasi da macero. È il segno della crisi, di un mercato chiuso che non fa veri investimenti».
Cristina Taglietti