PIERO COLAPRICO , la Repubblica 16/11/2011, 16 novembre 2011
DAL RUBYGATE AI NASTRI FASSINO-CONSORTE L´EX PREMIER IMPUTATO RESTA SENZA SCUDO - MILANO
Ora che non è più premier, Silvio Berlusconi va incontro ai processi privo dello "scudo stellare". La sua vulnerabilità da imputato, dopo gli incontri con il presidente Giorgio Napolitano, si è elevata: le aule di giustizia lo aspettano. Sono, sino ad oggi, quattro i processi che ha a carico a Milano, luogo di commissione dei reati.
Uno, sulle frodi fiscali Mediaset attraverso compravendite estero su estero, si può pure lasciarlo per ora nell´angolo della memoria. Sono infatti gli altri tre ad essere ben più "pericolosi" per l´immagine e per le tasche dell´ex premier. Va citato subito il processo con l´accusa di aver corrotto un testimone, l´avvocato inglese David Mills, il quale "parlò molto poco" nei lontani processi di Tangentopoli. Mentre Mills, il teste corrotto, è già stato condannato in via definitiva, il presunto corruttore Berlusconi è riuscito - grazie alle leggi ad personam - a rallentare il più possibile le udienze: forse avremo a dicembre la sentenza di primo grado, ma come si arriverà alla Cassazione entro i pochi mesi che restano (marzo-aprile 2012)? Il rischio prescrizione (cancellazione) è reale.
Berlusconi teme infatti soprattutto i due casi che restano. Uno è stato oscurato dai tg ed è sconosciuto ai più, ma è ritenuto gravissimo nella sostanza. Nei giorni del Natale 2005 venne consegnata a Silvio Berlusconi in persona una chiavetta usb. Riportava un atto giudiziario non ancora depositato nel fascicolo, segreto, ma "rubato" dal boss della società d´intercettazione: era il dialogo telefonico tra Piero Fassino (ex Pci) e Giovanni Conforte (Unipol), l´ormai famoso «Abbiamo una banca». Berlusconi in pubblico parla spesso contro le intercettazioni legali, in privato non pare così scandalizzato: le lunghe indagini, basate anche sulle dichiarazioni dell´imprenditore Fabrizio Favata, hanno ricostruito i retroscena dello scoop del Giornale. E, dopo vari batti e ribatti tra gip e procura, è stato deciso questo: Paolo Berlusconi va a processo per ricettazione, in corso. Per Silvio scatta il reato di rivelazione di segreto d´ufficio. Per lui l´udienza preliminare si terrà il prossimo dicembre.
Nel frattempo avanza la valanga che, secondo la maggior parte degli osservatori, specie internazionali, ha causato il crollo dell´affidabilità di Berlusconi: il bunga bunga. Aver ospitato a casa sua decine e decine di prostitute e «disperate delle favelas»; aver pagato in cambio di rapporti sessuali almeno una minorenne, Karima El Mahroug detta Ruby; essere il cliente di un «sistema» di prostituzione gestito da Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti, rischia di scaraventarlo in una scena infernale, senza rimedio. I processi-specchio, che chiamiamo Ruby-Silvio e Ruby-Fede, riprendono vigore tra una settimana esatta.
Lunedì si tiene la prima udienza di smistamento sul terzetto d´imputati composto dall´agente di spettacolo, dal direttore del Tg4 e dall´igienista dentale. I pubblici ministeri Pietro Forno e Antonio Sangermano sono intenzionati a smascherare la falsità dell´espressione «cene eleganti». Lo faranno portando in aula un centinaio di testimoni, tra i quali Flavio Briatore e Daniela Santanché, protagonisti di una chiacchierata tombale sul premier («È malato, aveva ragione Veronica», si dicono, e sono suoi amici). Oltre a intercettazioni, indagini, analisi, i pm hanno a disposizione - ed è una novità - le voci e le facce di alcune parti civili.
Sono due miss, Ambra Battilana e Chiara Danese, scappate sconvolte dal «troiaio» (definizione di un´altra teste), e la modella Imane Fadil, che pur difendendo il comportamento di Berlusconi con lei, è «schifata» dal mondo degli sfruttatori che lo circonda. Queste ragazze (e altre) hanno spezzato l´omertà delle papi-girl, e ripetono quello che sanno in un´aula pubblica, piena di giornalisti stranieri, davanti a un collegio presieduto da Anna Maria Gatto, e composto da tre donne.
E sempre tre donne - sembra una nemesi - sono i giudici che il mercoledì successivo, 23 ottobre, si ritrovano davanti il procuratore aggiunto antimafia Ilda Boccassini. È lei che ha condotto gli interrogatori per ricostruire come nasce la «balla» di Berlusconi su Ruby, diciassettenne marocchina senza casa spacciata come parente di Hosni Mubarak. Su questo processo all´»imputato unico» Berlusconi - per concussione (la telefonata in questura) e prostituzione minorile - a Milano si stanno rincorrendo voci su possibili «confessioni a sorpresa». Anche perché Berlusconi, sbattuto giù dallo scranno di presidente del Consiglio, è diventato un parlamentare (quasi) "normale".
Non può cioè ripararsi dietro il fatato legittimo impedimento. Non può più far invocare dal tandem Ghedini-Longo surreali summit internazionali. Se non si presenta in aula, diventa un imputato contumace: tutto qui. E le udienze bunghesche, sia nel suo processo, sia nel processo in cui si parlerà sempre di lui, possono perciò correre. Correre ad esplorare l´indicibile. Il processo Ruby-Fede arriva a sentenza entro l´estate, forse addirittura a Pasqua. Ci metterà poco di più il processo Ruby-Silvio. Non esiste possibilità di prescrizione.
E la cancellazione per prescrizione diventa difficile (se dopo l´udienza preliminare ci sarà il processo) anche nel caso del furto dell´intercettazione telefonica Fassino-Consorte. Serve una postilla: il gip che ha già condannato a due anni e passa l´imprenditore Favata per la chiavetta portata ad Arcore, ha concesso a Piero Fassino il diritto al risarcimento del danno. Domanda importante: se Berlusconi sarà processato e condannato, quanto potrà chiedergli l´ex segretario del Pd?
È un punto cruciale. A seguire: per il caso Ruby, abbiamo un miliardario di 76 anni e alcune minorenni, più le "papi-girl" incapaci di reggere lo stress dell´aula. Quante di loro potranno chiedere e ottenere maxi-risarcimenti? E Lele Mora, ormai in bancarotta, come si regolerà in caso di ulteriori debiti processuali? Disarmato dallo scudo ad personam, l´ex premier si ritrova a non poter più rimandare alle calende greche la resa dei conti (anche con se stesso): rischia di perdere, oltre al residuo di credibilità, un non trascurabile mucchio di danèe, e lo sa.