Sergio Luciano, ItaliaOggi 11/11/2011, 11 novembre 2011
Ora la Banca di Francia non può passarla liscia – Ci manca solo una copertina con il piatto di spaghetti condito con una pistola, come quella di Der Spiegel sulla malavita dilagante in Italia che trent’anni fa scosse la nostra opinione pubblica
Ora la Banca di Francia non può passarla liscia – Ci manca solo una copertina con il piatto di spaghetti condito con una pistola, come quella di Der Spiegel sulla malavita dilagante in Italia che trent’anni fa scosse la nostra opinione pubblica. Per il resto, la reputazione italiana all’estero è ai minimi storici. E fa sentire tutti autorizzati a prenderci a schiaffi un giorno sì e l’altro pure. Se ne sono accorti, l’altro ieri, persino nel luogo istituzionale finora più riparato dal discredito dilagante, la Banca d’Italia. Gli uomini di Via Nazionale hanno incassato dalla Banca di Francia uno sgarbo istituzionale gravissimo, del quale attendono, forse invano, riparazione. E sono profondamente irritati. È successo che la società francese Lch. Clearnet SA, vigilata appunto dall’istituto centrale di Parigi, che gestisce le funzioni di cassa di compensazione e garanzia nel Paese di Sarkozy, abbia deciso di innalzare i margini che i suoi clienti devono depositare per farsi garantire le transazioni in titoli di Stato italiani. E l’ha fatto senza curarsi di avvertire preventivamente della sua decisione la Banca d’Italia. Sul piano istituzionale, una simile trascuratezza ha il sapore di un manrovescio in pieno volto. Una brevissima spiegazione tecnica: le «clearing houses» sono degli intermediari finanziari che provvedono a bilanciare i flussi di «dare» e «avere» di titoli mobiliari tra i loro grandi clienti. Contemporanemente, anche per gestire al meglio questo ruolo, garantiscono le varie controparti della solvibilità dell’affare nei tempi tecnici che ciascuna transazione può comportare. A fronte di questa garanzia, chiedono ai clienti una provvigione percentuale. Ebbene, unilateramente e senza preaccordo con Bankitalia, questa percentuale è stata innalzata tra i 3,5 e i 5 punti percenuali medi sui prestiti di ogni durata, e addirittura del 6,45% sulle emissioni a dieci anni: insomma, davvero tanto. Ma non è la scelta in sé a sorprendere, comprensibile di questi tempi, quanto la mancata comunicazione preventiva, che – se fatta – avrebbe anche potuto condurre a una trattativa sulle modalità del provvedimento. Quando la Lch Clearnet Ltd prese la stessa decisione sui debiti portoghesi e irlandesi nocque fortemente alla tenuta finanziaria di quei Paesi: per le banche di tutto il mondo dover pagare di più, su determinati titoli, la cassa di compensazione è un grave deterrente verso l’acquisto di quei titoli. Insomma, Mario Monti avrà il suo bel daffare a ricostruire l’immagine e la credibilità dell’Italia, delle sue istituzioni e dei suoi titoli di Stato. Con i fatti, ma anche con la fermezza delle proteste, quando sono – come sarebbero in questo caso – sacrosante.