Alessandro Graziani, Il Sole 24 Ore 14/11/2011, 14 novembre 2011
UNICREDIT VARA LA SVOLTA AUMENTO DA 7,5 MILIARDI
Aumento di capitale da 7,5 miliardi e piano industriale 2012-2016 di rilancio del gruppo, con focus su taglio dei costi e dismissione di asset non strategici. Il via libera a piano quinquennale e ricapitalizzazione di UniCredit è in agenda per oggi al board presieduto da Dieter Rampl. Il board si riunirà in mattinata, dopo che ieri il comitato permanente strategico e i comitati audit e governance hanno vagliato ogni dettaglio in una riunione durata oltre otto ore, e nel pomeriggio il ceo Federico Ghizzoni alzerà il velo alla doppia manovra che sarà illustrata prima agli investitori e poi alla stampa. La ricapitalizzazione, come già previsto negli ultimi giorni, sarà tutta cash, in azioni e in opzione agli azionisti.
L’aumento di capitale da 7,5 miliardi sarà garantito da un consorzio bancario di garanzia e collocamento di circa 15 banche, guidato da Bofa-Merrill Lynch e Mediobanca. L’operazione andrà all’approvazione dell’assemblea straordinaria dei soci, che sarà convocata per metà dicembre a Roma. Una volta ricevuta la delega assembleare dai soci, il board punta a far partire l’operazione sul mercato a metà gennaio. In ogni caso, la banca intende chiudere entro il primo trimestre del 2012. Ovviamente, la tempistica definitiva dipenderà dalle condizioni del mercato, a sua volta in gran parte condizionato dalla percezione internazionale sul rischio-Italia.
L’aumento di capitale – che nei prossimi giorni sarà vagliato dalle Fondazioni azioniste, pronte a convocare i propri cda per l’esame dell’operazione – sarà pienamente sostenuto dalle Fondazioni cui fa capo il 15% del capitale. Anche facendo ricorso in parte al debito, attraverso operazioni già allo studio con i propri advisor. Piena adesione all’aumento pro-quota è prevista anche da parte dei soci privati italiani di UniCredit e dal fondo arabo Aabar (4,9%). Più complessa, invece, la posizione dei fondi libici (7,6% tra Lia e Central Bank of Lybia) che dovranno verificare i tempi dello scongelamento delle proprie quote con quelli della ricapitalizzazione. Ghizzoni, stando alle indiscrezioni, avrebbe avviato contatti con alcuni fondi sovrani arabi e cinesi. Anche se la pista più battuta da Ghizzoni e Rampl potrebbe portare in Russia, dove UniCredit è presente da anni con una controllata assai redditizia.
La diluizione dell’utile per azione derivante dall’aumento di capitale sarà almeno in parte compensata dalle azioni di recupero reddituale contenute nel piano 2012-2016. Piano che avrà un forte focus sul contenimento dei costi, anche grazie a una riduzione di circa 5.000 dipendenti in tutta Europa (su un totale di 160.000).
Il taglio dei costi si intreccia anche con la riduzione dei risk weighted assets, già decisa per innalzare i ratios patrimoniali. Ridurre gli rwa vuol dire anche chiudere o vendere attività considerate non più strategiche dal gruppo. Come l’attività di ricerca e trading azionario per conto della clientela, il cui taglio porterà alla riduzione di 150 persone concentrate soprattutto a Londra. Nell’immediato non dovrebbero essere indicate quali saranno le attività oggetto di prossima dismissione. Probabilmente, ci sarà l’indicazione su quali saranno gli asset su cui UniCredit intende investire di più. Oltre a Italia, Germania e Austria, la New Europe resta strategica. Ma difficilmente il gruppo, al termine del piano al 2016, sarà ancora presente in 22 Paesi: confermata la volontà di investire in grandi Paesi dalle economie in crescita come Polonia e Turchia. Probabile uscita, quando i prezzi lo renderanno conveniente, da quelle aree in cui il gruppo non ha chance di essere tra i leader di mercato.
La divisione corporate & investment banking proseguirà nella focalizzazione sul corporate (con l’investment banking a servizio delle imprese). Il retail banking dovrà essere rilanciato soprattutto in Italia, dove la redditività continua a essere insoddisfacente e inferiore a quella dei concorrenti malgrado una crisi che invece accomuna tutti. I segnali che dovrebbero arrivare dalla trimestrale, anch’essa in approvazione oggi, non sono confortanti. L’utile netto si è azzerato, anche per le svalutazioni di attivi e minori profitti derivanti dalla crisi finanziaria scoppiata in estate. La stagione delle grandi pulizie di bilancio potrebbe portare anche, in sede di piano, a una maxi-svalutazione degli avviamenti e delle partecipazioni. Con impatto negativo che, stando ad alcune indiscrezioni, potrebbe ammontare a 10 miliardi.