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 2011  novembre 14 Lunedì calendario

«C’è

solo la Premier Ibra segna e scrive vorrei allenarlo io» -
Caro Ancelotti, è vero che sta imparando il francese?
«Guardi che mentre i siti mi da­vano a Parigi a trattare con il mio amico Leonardo, io in effetti mi trovavo a Londra, tral’altro impe­gnato in una riunione di grande prestigio,con l’associazione degli allenatori inglesi i quali mi hanno conferito un prezioso riconosci­mento. Ero in compagnia di Vialli, Hughes, Ardiles: avevo anche dei testimoni, quindi».
Quindi niente PSG…
«Il mio piano è il seguente: fino a giugno 2012 aspetto una offerta dalla Premier League. Nel caso non dovesse arrivare, allora esa­minerei altre proposte. Ebbene sì, mi sono innamorato di Londra e del calcio inglese, se devo dirla tut­ta ».
Perfetto ma nel frattempo co­me si trova dietro una teleca­mera a Sky?
«Devo dire la verità: la trovo una gran bella esperienza. Intanto per­ché riesco a divertirmi in compa­gnia di Caressa, Vialli e Paolo Ros­si. Poi perché, senza fare grande fa­tica, siamo riusciti a trasformare una trasmissione di calcio in un appuntamento dedicato a chi vuol discutere di calcio. Senza ur­la né polemiche. Infine mi pare che il mio esordio porti buono alle squadre italiane: Inter e Milan so­no in pratica qualificate, solo il Na­poli deve lottare ma è finito in un girone infernale».
Come si spiega il Napoli che strega la platea in Champions e balbetta in campionato?
«È lo stress da debutto in Cham­pions. Io l’ho provato sulla mia pelle quando giocavo nel Milan di Sacchi ed eravamo alle prime edi­zioni. Ricordo che per preparare le sfide col Real Madrid riusciva­mo a perdere a Cremona in cam­pionato. Stesso destino del Napo­­li: fa un figurone con City e Bayern e perde a Catania e col Chievo».
È rimasto colpito dalle vicende di Gattuso e Cassano?
«Molto colpito. E spero per loro due oltre che per il Milan che en­tr­ambi risolvano velocemente i ri­spettivi problemi di salute. Ho sen­tito Rino al telefono, ho trovato il solito Rino Gattuso. Incazzato du­ro perché non può giocare e quan­to basta per capire che finirà con spuntarla lui».
Il panorama del campionato italiano è sempre lo stesso: lo trova in declino?
«Quest’anno colgo un grande equilibrio ed un ottimo livello tec­nico del torneo. Il primato di La­zio e Udinese è un primo segnale, poi c’è la Juve che pratica un cal­cio moderno e dinamico. A Tori­no hanno preso un allenatore che ha addosso la maglia della Juve, hanno aperto lo stadio nuovo e fat­to acquisti mirati: si spiega così l’entusiasmo che circonda Conte e i suoi».
E il Milan?
«Resta la squadra da battere. È partita in ritardo per via della su­percoppa a Pechino. È molto affi­dabile come gruppo, ha un gioco collaudato».
E poi Ibra fagol anche da scrit­tore… «Vuole la verità? A me sta bene uno che dice quello che pensa. Se lo dovessi alle­nare io non avrei alcun pro­blema, ne sono convinto».
Ha seguito l’esito del processo di Napoli su cal­ciopoli?
« N a t u r a l­mente e sono ri­masto sorpre­so perché le cronache precedenti accreditavano la suggestiva ipote­s­i del teorema dell’accusa smonta­to dalla difesa. Invece è accaduto il contrario. Sono dispiaciuto sul piano umano per Moggi, io l’ho avuto come dirigente per due an­ni e non ho mai nascosto di ap­prezzarne le qualità professiona­li ».
Se l’aspettava che l’Inter preci­pitasse in un buco nero?
«A questo livello proprio no. Se­condo me paga la mancanza della generazione di mezzo, cioè quel plotone di giocatori che avrebbe­r­o dovuto prendere il posto dei ve­terani di Mourinho, per intender­si. Invece si sono ritrovati con i campioni datati e con i più giova­ni non ancora pronti a rimpiazzar­li ».
Balotelli è rifiorito in Inghilter­ra: merito di chi?
«Di Roberto Mancini, il suo alle­natore. È riuscito a proteggerlo ma anche a castigarlo quando lo meritava. E a farlo maturare. Poi il pubblico inglese è abituato a giu­dicare un calciatore da quello che combina sul prato non nella vita privata».
Drogba è uno dei nomi che cir­colano a Milanello: lascerà il Chelsea?
«Io gli ho parlato di recente, non mi pare ne abbia l’intenzione. È in­tegro fisicamente, l’anno scorso ha avuto la malaria, l’ha risolta in sei mesi, adesso il Chelsea non lo mollerà di sicuro».
E Tevez?
«Questo è uno che può far como­do a chiunque. È un top, ha solo li­tigato col City e non può più stare in quel club».
Come giudica il lavoro di Pran­delli in Nazionale?
«Eccellente. Il club Italia ha una sua identità precisa, cerca di giocare a calcio, è riconoscibile come squadra. Solo la Spagna è davanti all’Italia, con le altre, ti­po Francia, Inghilterra, gli azzur­ri se la posso­no giocare alla grande».
Scusi la cu­riosità, Ance­lotti: ma è poi così vero che gli ingle­si hanno così scarsa stima dell’Italia co­me sostengo­no i media?
«Io devo dire che raccolgo sul campo, sul­la strada inten­do, impressio­ni opposte. E cioè una consi­derazione otti­ma. Gli inglesi riconoscono agli italiani cre­atività, simpa­tia e anche ta­lento ».
A leggere gli attacchi con­tro-Silvio Ber­lusconi non si direbbe...
«Non mi fa piacere legge­re quegli attac­chi, li conside­ro ingenerosi, io conosco il presidente Ber­lusconi e so che non li meri­ta. Così come so perfettamente che il problema Italia non è Silvio Berlusconi, semmai una classe po­­litica che mi procura sconforto quotidiano».
Secondo qualche critico Silvio Berlusconi tornerà a fare il pre­sidente del Milan...
«Allora... tanti auguri ad Alle­gri ».