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 2011  novembre 14 Lunedì calendario

Per salvare il Sud Africa il «partito dei bianchi» sceglie una leader nera - Ci voleva una donna nera per dire ai sudafricani di tutti i colori una verità che tutti conoscono ma che non tutti si sentono autorizza­ti a dire per timore di passare per razzisti: che l’African National Congress (in sigla ANC), il partito che nel 1994 ha trionfalmente con­segnato il potere alla maggioran­za etnica nera dopo decenni di apartheid imposto dalla minoran­za bianca, sta tradendo le promes­se e affoga nella corruzione

Per salvare il Sud Africa il «partito dei bianchi» sceglie una leader nera - Ci voleva una donna nera per dire ai sudafricani di tutti i colori una verità che tutti conoscono ma che non tutti si sentono autorizza­ti a dire per timore di passare per razzisti: che l’African National Congress (in sigla ANC), il partito che nel 1994 ha trionfalmente con­segnato il potere alla maggioran­za etnica nera dopo decenni di apartheid imposto dalla minoran­za bianca, sta tradendo le promes­se e affoga nella corruzione. Questa donna si chiama Lind­we Mazibuko, ha solo 31 anni ed è il volto nuovo (e nero) di un parti­to di opposizione - l’Alleanza De­mocratica, in sigla DA - che ha molte ambizioni e un consenso crescente (oggi è al 24 per cento), ma anche un problema che nel Su­dafrica di oggi è molto grosso: è sempre stato un partito di bian­chi, ancorché progressisti. Anco­ra oggi, solo il 6 per cento degli elet­tori dell’Alleanza Democratica ha la pelle nera, tutti gli altri sono bianchi - la grande maggioranza dei bianchi sudafricani ormai vo­ta per DA- o appartengono ad al­tre minoranze. La nuova leader parlamentare di DA vuole far arrivare ai neri che votano in massa per il partito del mitico Mandela un messaggio ri­voluzionario e credibile: abban­donare l’ANC non significa, come sostiene la sua propaganda, ricon­segnare il Sudafrica ai bianchi. Si­gnifica, semmai, sottrarlo a una élite politicamente corretta ma maledettamente corrotta che,no­n­ostante l’innegabile crescita eco­nomica, continua a condannare il 40 per cento della popolazione na­zionale alla povertà. In altre paro­le, Lindwe Mazibuko dice ai suda­fricani di pelle nera come la sua: af­fi­dando all’ANC un consenso gra­nitico vicino al 70 per cento non fa­te che favorire la sua corruzione. Non solo: ci vuole meno Stato e più merito, meno appelli alla rab­bia dei giovani disoccupati e più impegno per metterli al lavoro. Figlia di genitori zulu relativa­mente benestanti, fin da bambina Lindwe Mazibuko ha dovuto con­­frontarsi con l’invidia sociale («i nostri vicini ci accusavano di esse­re spie dei bianchi per il solo fatto che stavamo meglio di loro, non accettavano il fatto che lavorassi­mo di più ») e ha imparato a non se­guire la corrente ma a pensare con la propria testa. Questo le ha fatto vedere la corruzione impe­rante nella nuova leadership nera del suo Paese, e le ha fatto decide­re di combatterla. Ciò significa compiere un ar­duo lavoro politico per porsi dalla parte di quel già citato 40 per cen­to che non gode del benessere ge­nerato dalla crescita economica: il primo passo è riuscire a far loro capire perché questo accade. In un Paese in cui la rabbia delle mas­se giovanili senza lavoro e senza ricchezza è in crescita, Lindwe Ma­zibuko col­suo richiamo alla razio­nalità e alla responsabilità rappre­senta una risposta, mentre l’altra è attualmente impersonata dal mediocre presidente Jacob Zuma (un chiacchierone incapace di prendere una decisione, dice lei) ma nel futuro lo sarà dal leader gio­vanile dell’ANC Julius Malema, un razzista all’incontrario che pre­dica violenza e odio contro i bian­chi, avendo come modello quel Robert Mugabe che ha condotto alla bancarotta il già florido Zim­babwe. Lindwe dovrà far capire ai suda­fricani neri che proprio gli eredi di Nelson Mandela rischiano di di­struggere la sua opera mirabile. Sarà dura:quelli dell’ANC la dipin­gono come «la signora noce di coc­co, nera fuori e bianca dentro», le danno della serva. Ma lei non si fa intimidire: «Usano questi miseri sistemi perché hanno paura di me».