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 2011  novembre 14 Lunedì calendario

Quando il prof Monti era l’allievo «Che imbranato, 5 in ginnastica...» - «Quella volta che si beccò cinque in educazione fisica lo canzonammo un bel po’

Quando il prof Monti era l’allievo «Che imbranato, 5 in ginnastica...» - «Quella volta che si beccò cinque in educazione fisica lo canzonammo un bel po’. La sua pagella era un florilegio di sette e otto e quell’insufficienza suonava come un affronto. Noi imitavamo il disappunto del professore, in verità molto esigente: Monti, insomma, come si fa come non si fa... Ma lui non se la prendeva e non chiese l’esonero dalla ginnastica. Non era permaloso. Solo un po’ imbranato». Padre Umberto Librala­to, chioma brizzolata e memoria lesta, è sta­to compagno di banco di Mario Monti al Le­one XIII, lo storico liceo dei gesuiti frequen­tato dalla buona borghesia milanese (tra gli ex-alunni famosi spiccano i nomi di Massi­mo Moratti, Gabriele Albertini, Luigi San­tucci, Gabriele Salvatores). Era la fine degli anni ’50 e a scuola si andava in giacca e cra­vatta (vedi foto della seconda nel 1960, Monti è il terzo da destra in terza fila). So­prattutto, si studiava sodo perché essere ammessi al prestigioso istituto era un privi­legio da non perdere con una bocciatura che valeva l’espulsione. Ma non era questa la ragione dell’impegno del diligentissimo Monti. Il padre direttore di banca, «con una schizzinosa distanza dalla politica» come ha rivelato lui stesso in un’intervista a L’Espresso , l’aveva educato precocemente al rigore e alla moderazione. Il Leone XIII era la scuola giusta, al punto che divenne una tradizione familiare visto che qui sono stati iscritti anche figlio e nipote. «Era tra i migliori della classe senza esse­r­e antipatico o geloso della propria prepara­zione », ricorda ancora Libralato. «Se gli chiedevi un aiuto te lo dava volentieri. E qualche volta lo chiedeva anche lui a me, stupendomi. Ma anche se non era un lea­der un po’ sfrontato come Carlo Ortolani, il nostro capoclasse ora docente al Politecni­co, tutti pensavamo che dietro la sua appa­renza normale ci fosse una certa genialità. Quando fummo all’ultimo anno, in classe scommettemmo che sarebbe stato lui a lau­rearsi per primo. Manco a dirlo, indovinam­mo ». Pur studiando latino e greco con profitto, Mario aveva mutuato dal padre il pallino per l’economia, altro che ingegneria come tanti gli consigliavano. In più, tanto per ca­pire il tipo, il suo hobby era lo studio delle lingue straniere. Niente biliardo al vicino bar Vittoria, dove si ritrovavano altri com­pagni di classe, dopo le lezioni. Disinteres­se totale alla pratica sportiva. Partecipava alle attività culturali dell’istituto e della Congregazione mariana, emanazione dei gesuiti per i giovani cattolici. «Ricordo che a sedici anni, prima liceo», è sempre l’ex compagno di banco che parla, «nel tempo libero si dedicava allo studio del russo. Ave­v­a deciso di andare a visitare l’Unione sovie­tica e dunque, coscienziosamente si prepa­rava a quel viaggio». Quando tornò portò notizie e filmini anche a scuola. Ma l’ecces­sivo apprezzamento del sistema scolastico russo di cui aveva parlato nel giornalino del­­l’istituto gli procurò una lettera del rettore. «Mi spiegava», ha raccontato lo stesso Mon­ti, «che aveva cestinato lo scritto perché ave­vo avuto un a­pproccio ingenuo verso un si­stema pericoloso sul piano etico ». Il rettore aveva ragione, ma in un impeto di rabbia lo studente orgoglioso strappò la lettera. Fu quella, forse, l’unica intemperanza giovani­le­del futuro rettore della Bocconi e commis­sario europeo. Per il resto, «mai un litigio, una prevaricazione». Una routine equili­brata, anche un tantino noiosa, verrebbe da dire. Un giovane già vecchio? «Forse un po’ sì, era già inquadrato», ammette padre Libralato. Che, se deve collocarlo in qual­che schieramento politico, accenna «alla vecchia sinistra dc. In realtà, sarebbe stato un gesuita perfetto, intelligente e modesto allo stesso tempo». In politica, però, essere un gesuita non è esattamente un compli­mento... «Difatti, la politica non è mai stata tra i suoi interessi. Anche quando ci siamo ritrovati nel maggio scorso per festeggiare il cinquantesimo della maturità - c’erava­mo quasi tutti- gli chiesi: Mario, cosa aspet­ti, non ti tenta l’idea di candidarti? No,Um­berto, mi rispose, non è il mio mondo...».