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 2011  novembre 14 Lunedì calendario

Quanta stampa amica: i boys di SuperMario - La battuta, apparsa al momen­to infelice, si è rivelata facile pre­monizione: era l’8 ottobre scorso quando Bruno Pavesi, consigliere delegato dell’Università Bocconi, nella cena di gala per premiare Fa­brizio Saccomanni come «Alun­no dell’anno», si è alzato in piedi per il discorso di chiusura

Quanta stampa amica: i boys di SuperMario - La battuta, apparsa al momen­to infelice, si è rivelata facile pre­monizione: era l’8 ottobre scorso quando Bruno Pavesi, consigliere delegato dell’Università Bocconi, nella cena di gala per premiare Fa­brizio Saccomanni come «Alun­no dell’anno», si è alzato in piedi per il discorso di chiusura. E rivol­gendosi al tavolo «reale», dove se­deva il presidente dell’ateneo, Ma­rio Monti, ha concluso dichiaran­do che la Bocconi avrebbe potuto tranquillamente «esprimere tra i presenti in sala un nuovo premier e molti ministri». Ad ascoltare c’erano gli ex bocconiani Alessan­dro Profumo, ex numero di Uni­credit, Claudio Costamagna, ex plenipotenziario in Italia per Gol­dman Sachs, Enrico Cucchiani, gran capo di Allianz, lo stesso di­rettore generale di Bankitalia Sac­comanni e altri top manager, da Vodafone a Sky a Intesa Sanpaolo. La realtà è che dall’Università Commerciale Luigi Bocconi di Mi­lano è uscito un bel pezzo della classe dirigente di questo Paese. Nonché la maggior parte degli economisti italiani che si sono fat­ti largo all’estero, a partire dalle più prestigiose università Usa. E tra questi ci sono i commentatori delle prime pagine dei quattro maggiori quotidiani nazionali: Corriere della Sera , Repubblica , Stampa e Sole 24 Ore . Per questo il governo Monti «rischia» di gode­re di buona stampa prima ancora di nascere: è un fatto che i grandi opinion maker economici, che i di­rettori delle testate citate colloca­no di n­orma in prima pagina e nel­le parti più nobili e impegnative di queste,o hanno una cattedranel­l’ateneo di Monti, o l’hanno avu­ta, o sono stati suoi allievi. Sul Corrierone - edito dalla Rcs al cui vertice, come presidente, siede un altro professore bocco­niano quale Piergaetano Marchet­ti, che conosce Monti da più di 30 anni e con il quale ha anche tenu­to corsi in tandem- è facile trovare nell’articolo di fondo la firma di Francesco Giavazzi, ordinario nel dipartimento Economia e titolare di tre insegnamenti. Giavazzi, tra l’altro, ha da poco lanciato, pro­prio dalle pagine del Corriere , le «10 proposte» di interventi con­creti per salvare l’Italia, in coppia con Alberto Alesina, firma che in­vece si trova sul Sole 24 Ore . Lo stesso Alesina, che insegna nel tempio di Harvard, è conside­rato un allievo di Monti, essendo­si formato all’istituto di Econo­mia Politica della Bocconi negli anni in cui il premier in pectore ne era il direttore, dopo essersi laure­ato nel 1981 al «Des»,il corso di lau­r­ea in Discipline Economiche e So­ciali riconosciuta come la culla dei «Monti boys». Dal Des degli anni Ottanta è uscito anche un altro economista e commentatore della prima pagi­na del Sole , mai tenero con Berlu­sconi: è il quotatissimo Luigi Zin­gales, cattedra alla University of Chicago, che tiene anche una ru­brica sull’ Espresso del gruppo De Benedetti. Due anni prima di lui si era laureato allo stesso corso quin­quennale Francesco Daveri, fir­ma emergente del Corriere . Sem­pre al Des, negli anni d’oro, tene­va le prime lezioni Guido Tabelli­ni, prima di andare a Stanford e prima di tornare alla Bocconi di cui da tre anni e mezzo è rettore. Tabellini, possibile ministro del­l’Economia, è con Alesina uno dei papabili nobel italiani per l’econo­mia e scrive sul Sole . Così come Donato Masciandaro, altro allie­vo di Monti ed ex Des, docente tra l’altro di politica monetaria e temi regolatori, tra i massimi conosci­tori delle dinamiche bancarie na­zionali. Un corso di macroecono­mia al Des lo teneva un altro mo­stro sacro dell’economia politica quale Franco Bruni, tuttora pro­fessore ordinario in via Sarfatti, i cui commenti sempre lucidi si possono trovare sulle colonne del­la Stampa . Si torna ancora sul quotidiano di Confindustria per trovare Ro­berto Perotti, laurea Bocconi nel ’87, oggi docente di politica mone­taria nell’ateneo presieduto da Monti e guidato da Tabellini, non­ché redattore della Voce.info . Nel think tank considerato vicino ai democratici (dove troviamo an­che Daveri e Giavazzi), lavora pu­re Tito Boeri, fustigatore della poli­tica econo­mica del governo Berlu­sconi dalle colonne di Repubblica e che insegna alla Bocconi Econo­mia del lavoro.