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 2011  novembre 13 Domenica calendario

Caro maschio, l’arte è donna Parola di Vittorio Sgarbi - Dice Vittorio Sgarbi che «un libro di storia dell’arte potrebbe es­sere quasi esclusiva­mente un libro sulla donna, tanta è la quantità di opere che la donna ha ispirato dal mondo antico al mondo moderno»

Caro maschio, l’arte è donna Parola di Vittorio Sgarbi - Dice Vittorio Sgarbi che «un libro di storia dell’arte potrebbe es­sere quasi esclusiva­mente un libro sulla donna, tanta è la quantità di opere che la donna ha ispirato dal mondo antico al mondo moderno». Si potrebbe obiettare che la donna è un sogget­t­o così frequente perché a dipinge­re o a scolpire sono sempre stati per lo più gli uomini. In realtà non è così vero. In questo momento si rivolge molta attenzione al mondo delle artiste donne, che sono assai più numerose di quanto a prima vista non appaia: Artemisia Gentile­schi, Elisabetta Sirani, Giovanna Garzoni, Rosalba Carriera, Elisa­beth Vigée-Le Brun, Marie Lau­rencin, Camille Claudel, Emma Ciardi, Sonia Delaunay, Frida Kahlo, Felicita Frai, tanto per dare un rapido sguardo alla storia del­l’arte. Ebbene, anche le artiste di­pingono soggetti femminili e non è detto che le Cleopatre e le Giudit­te e le Samaritane e le Salomè di­pinte dalle don­ne siano solo un omaggio ai modelli della pittura maschi­le. Anzi, il diver­so­sguardo del­l’artista donna sulle donne meriterebbe forse un’indagi­ne in più. Sareb­be mai riuscito un pittore a di­pingere una donna con tan­ta crudeltà, co­me fa la Gentile­schi, ritraendo una spietata Giuditta che con fredda fero­c­ia affonda le la­ma nella gola dell’indifeso Oloferne né si ritrae di fronte al sangue che schiz­za ovunque? No, l’artista uomo è sempre in­namorato del soggetto-donna. Che sia Carlo Crivelli di fronte alle sue Madonne giovinette circonda­te da un tripudio di fiori e frutti, o che sia il Parmigianino (che pure pare non prediligesse le donne) di fronte alle sue Madonne aristocra­tiche e vanitose, dal collo lungo co­me le modelle di Modigliani, l’arti­sta dipinge la donna con senti­menti che vanno dalla venerazio­ne all’emozione. Sentimenti che ben coglie e sottolinea Vittorio Sgarbi titolando la sua ultima ope­ra di storia dell’arte Piene di gra­zia ( Bompiani, pagg. 308, euro 20, in uscita il 16 novembre; in questa pagina pubblichiamo uno stral­cio dell’introduzione). Vergini o adultere, angeliche o carnali, Ma­donne o peccatrici, le donne del­l’arte sono innanzitutto irresistibi­li seduttrici. Mi pare sia lo stesso Sgarbi a confessare in qualche suo scritto di essersi innamorato adolescente della marmorea Ila­ria del Carretto di Jacopo della Quercia, slanciata come una mo­della di oggi, mentre lo scrittore Antonio Baldini confessò una pe­ricolosa tentazione di fronte alle morbide, illusorie carni di un’al­tra beltà di marmo: la Paolina Bor­ghese del Canova adagiata sulla dormeuse («Paolina fatti in là»). Da Moro­ni al Lotto, da Dürer a Ti­ziano, i gran­d­i pittori nei se­coli hanno di­p­into stupendi ri­tratti maschili. Ma esiste un ritratto maschile che possa competere con l’ Annuncia­ta di Antonello da Messina, col suo enigmatico sguardo obliquo e abbassato,quell’emozione segre­ta, accennata nell’atteggiamento della bocca, quell’ovale perfetto incorniciato dal manto blu? «Il ve­lo serrato sul capo come un burqa segna come una chiusura che è già grembo, che è già il Gesù che è dentro di lei», scrive l’autore. In un altro suo piccolo libro che rivela uno Sgarbi «segreto» ( Del­l’anima , Bompiani 2004), l’auto­re afferma che è solo nell’arte l’eternità dell’uomo,è l’arte la no­stra anima immortale. E dunque è in una delle donne dipinte e scol­pite fatte scorrere dall’autore da­vanti al nostro sguardo che dob­biamo cercare la rappresentazio­ne dell’anima. Non la cercherei nelle Danai e nelle Flore voluttuo­se di Tiziano e nemmeno nelle bambine ambigue di Balthus. Ri­siede forse in una fanciulla bion­da che dorme e sogna in una came­ra illuminata da una luce aurora­le. «Ursula pura» la chiama Gio­vanni Pascoli nei Primi Poemetti . È nel Sogno di Sant’Orsola nei no­ve teleri delle Storie dipinti da Vit­t­ore Carpaccio che possiamo leg­gere la nostra illusione di im­mortalità. In quel viso chiaro appoggiato alla mano che esce dalla nitida coltre, le pantofoline accostate al let­to, in perfetto ordine. Il martirio è vicino ma Orso­la dorme «in una condi­zione di beatitudine e di innocenza».Come vor­remmo fosse l’eterni­tà della nostra ani­ma.