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 2011  novembre 13 Domenica calendario

Gobetti editore ideale tutto tipografia e biblioteca - “F u Monti a tenere sempre desto il magistero di Gobetti, via via a suscitarlo e a resuscitarlo

Gobetti editore ideale tutto tipografia e biblioteca - “F u Monti a tenere sempre desto il magistero di Gobetti, via via a suscitarlo e a resuscitarlo. Ricordo che costrinse, amichevole coazione, noi dazeglini della A (la mia sezione) e della B (Mila e Pavese i più noti) ad abbonarci al Baretti , la rivista sopravvissuta a Piero, fino al 1928. Con il Baretti ci accompagnarono nella formazione i libri dell’editore ideale. Li rinvenivamo sulle bancarelle: non di bella fattura, ma di assoluta utilità, fondamentali nel modellare le coscienze antifasciste, tra gli autori Sturzo, Amendola, Salvatorelli, Nitti». È un frammento di intervista, l’ultima sullo scarruffato eroe della Rivoluzione liberale , di Norberto Bobbio, che in questi giorni rivivrebbe le emozioni adolescenziali sfogliando le anastatiche fresche di stampa di quattro capisaldi del catalogo gobettiano, fra le 114 opere in tutto che saranno riproposte nell’arco di dieci anni per le Edizioni di Storia e Letteratura, una sicura eco dell’editore ideale (fondate da don De Luca nel 1941, fanno ora riferimento a Federico Codignola). Gobetti, Sturzo, Prezzolini, Mill inaugurano il progetto. Autori, rispettivamente, Piero Gobetti di Risorgimento senza eroi (con uno scritto di Carlo Azeglio Ciampi, postfazione di Giancarlo Bergami), Luigi Sturzo di La libertà in Italia (a cura di Bartolo Gariglio), Giuseppe Prezzolini di Io credo (lo presenta Emilio Gentile), John Stuart Mill di La libertà (nella lettura di Nadia Urbinati, lo aveva introdotto Luigi Einaudi). Direttore della collana è Bartolo Gariglio, docente di Storia contemporanea nell’Università di Torino, l’anima «popolare» del Centro studi Gobetti, autore di Progettare il postfascismo. Gobetti e i cattolici (1919-1926) . Tra coloro che lo affiancano, Gabriela Cavaglià, direttore del Centro di via Fabro 6, da cui il 3 febbraio 1926 il prodigioso intellettuale mosse verso l’esilio parigino. È lo stesso Gobetti a delineare l’editore ideale in un frammento che nel 1966 Franco Antonicelli accolse in un volumetto per Scheiwiller: «Ho in mente una mia figura ideale di editore. Mi ci consolo, la sera dei giorni più tumultuosi, 5, 6 per ogni settimana... Quattordici ore di lavoro al giorno tra tipografia, cartiera, corrispondenza, libreria e biblioteca...». Dal 1922 (l’anno della Marcia su Roma, che ispirerà l’elogio della ghigliottina) al 1929 (le edizioni proseguiranno per tre anni dopo la morte dell’intellettuale) si dispiega la missione di Gobetti editore, inanellando una varietà di ragioni sociali: Edizioni de La Rivoluzione liberale, Arnaldo Pittavino e C., Piero Gobetti Editore, Edizioni del Baretti. Da Collaborazionismo di Umberto Formentini a Borghesismo. Paradosso contro il mio tempo di Dino Fiorelli. Nel centocinquantenario dell’Unità s’impone come primo titolo Risorgimento senza eroi , quale epigrafe «Mon langage n’était pas celui d’un esclave», riecheggiante la divisa greca della casa editrice «Che ho a che fare con gli schiavi?», suggerita da Monti. Gobetti che non esalta il Risorgimento (la conquista regia) né indulge al rimpianto gramsciano (una rivoluzione passiva, che ignora le masse popolari). Bensì lo considera una rivoluzione fallita, il soliloquio di Cavour che non si fa coro. Luigi Sturzo, il fondatore del Partito Popolare che nel 1919 rivolse l’appello «ai liberi e ai forti», riconduce per li rami al mentore di Gobetti, a Vittorio Alfieri eroe della libertà (in una sua tragedia, Virginia , avverte: «Ai pochi, ai liberi ed ai forti io parlo»). Prezzolini è, infine, l’antitesi di Gobetti, la compagnia degli Apoti, di chi non la beve, opposta alla compagnia della morte («Di fronte a un fascismo che con la libertà di voto e di stampa volesse soffocare i germi della nostra azione formeremo bene, non la Congregazione degli Apoti, ma la compagnia della morte»). Mill è l’ascendenza ottocentesca di Luigi Einaudi, che a Piero, lo «scolaro maestro», trasmetterà un’idea di Stato non protezionista e non interventista, né tutore né cocchiere, ma suscitatore di energie. La storia, la politica, l’economia, il diritto, la religione, da Amendola a Passerin d’Entrèves, da Missiroli a Salvemini, da Francesco Ruffini a Gangale. Ma non solo. Non meno nitide, nell’officina dell’editore ideale, sono le orme letterarie e artistiche. A svettare, nel 1925, i montaliani Ossi di seppia e, nel 1923, la prima monografia critica (autore lo stesso Gobetti) di Felice Casorati, ovvero la «perfetta classicità». A Parigi, nella notte fra il 15 e il 16 febbraio del 1926, il «commiato» di Gobetti, ma non la sua sconfitta. C’è un verso di Montale che supremamente lo innalza e lo trasfigura nelle stagioni: «Non muore più il Febbraio».