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 2011  novembre 14 Lunedì calendario

FIAT. POMIGLIANO RIPARTE. E SALE SULLA NUOVA PANDA - A

Pomigliano si scommette su che colore avrà: probabilmente azzurro e bianco, come il Napoli Calcio, che sponsorizza. Nello stabilimento Giambattista Vico tutto è pronto per la nuova Fiat Panda. La prima vettura si produrrà in questi giorni, questa settimana o al più tardi entro la seguente. Un segnale triplo. È il ritorno al lavoro dell’impianto campano dell’Alfa, quello dei panini nelle portiere prima e del ritrovato orgoglio operaio poi, frustrato alla notizia del «tutto finito» dopo l’annuncio della cessazione anche della 159 (si stanno concludendo gli ordini). A regime e se il mercato lo permetterà (cioè se si potranno produrre le 280 mila nuove Panda previste all’anno), dovrebbero essere reintegrati, dice l’azienda, tutti i dipendenti in cassa integrazione (4.500, alcuni da tre anni). Secondo, è la prima fetta concreta (800 milioni spesi, concentrati su lastratura e montaggio) dell’investimento da 20 miliardi annunciato da Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, nel progetto Fabbrica Italia (dichiarato cessato dopo i chiarimenti chiesti da Consob; 500 milioni risultano stanziati per Bertone, ma per fine 2012, e mille programmati a Mirafiori per il suv, ma nel 2013).
Terzo, infine, è la prima ripresa della produzione industriale in Italia, in periodo di crisi. «Speranza di ripresa», smussano al Lingotto. Ma la nuova Panda come simbolo di ripartenza resta. A discapito della Polonia, probabilmente, visto che la Panda finora è stata prodotta là, nel pluripremiato stabilimento di Tychy. Al quale, si dice in Fiat, «Pomigliano avrà poco da invidiare». L’impianto campano rinnovato diventato parte del progetto di Fiat come «global carmaker», costruttore globale, esposto agli analisti a Londra in settembre da Marchionne. Secondo il quale a partire non è la nuova Panda, ma la «nuova Panda di Pomigliano», cioè la Fiat al Sud.
La festa a Napoli
C’è stato uno slittamento, anche per ritardi nelle forniture: la prima vettura avrebbe dovuto uscire il 3 novembre. Ma la tabella di marcia è fissata. Avvio della «salita produttiva» entro novembre, con circa 300 dipendenti passati dalla Fag, Fiat Group Automobiles, alla newco, la Fip, Fabbrica Italia Pomigliano (si chiama ancora così): costituita appositamente per l’impianto campano, è al 100% di Fiat Partecipazioni, cioè di Fiat spa, ed è la prima newco di Fiat, con contratto sindacale separato, a diventare operativa, mentre Marchionne si accinge a uscire da Confindustria, il primo gennaio.
Fra il 13 e il 15 dicembre, presentazione ufficiale a Pomigliano e Napoli, con grande festa in piazza del Plebiscito. Entro fine anno, mille persone al lavoro nella newco. In gennaio, raccolta ordini dai concessionari e in febbraio vendita della nuova Panda in Europa. A quel punto, secondo i piani, si potranno gradualmente riassorbire i 3.500 dipendenti restanti.
A condizione, però, che si raggiunga l’obiettivo massimo, cioè le citate 280 mila auto. Quello minimo, per il 2012, è di 230 mila vetture, fra nuove Panda e Panda Classic. Il traino sull’indotto, si stima, è per 9 mila-13 mila posti di lavoro.
La «sala metrologica»
Le premesse ci sono. Ormai le vetture piccole coprono il 43,2% del mercato europeo, contro il 32,8% del 2001 (dati Anfia gennaio-marzo 2011). E Fiat è leader nelle immatricolazioni delle super-utilitarie in Italia proprio con la Panda (97.034 auto nel gennaio-ottobre), seguita dalla 500 (53.197 vetture). Ma 280 mila nuove Panda non è un traguardo semplice. Né a costo zero.
Con gli 800 milioni citati — il «primo grande investimento dal 2008», sottolinea Fiat — la fabbrica è stata rinnovata con tanto di «sala metrologica» alla stregua del metro di Sèvres per verificare che gli standard di misura siano rispettati. In lastratura sono stati installati 600 robot e la linea del montaggio è diventata flessibile (come a Tychy), per servire anche contemporaneamente diverse vetture, un domani. Sono state riviste le postazioni «per ridurre tempi e fatica» , dice Fiat, e impiantati strumenti per evitare movimenti come il chinarsi: è l’Ergo Uas, ergonomico modello giapponese per non perdere un minuto di lavoro. L’obiettivo per andare a regime è di mille auto al giorno su tre turni da 7 ore e mezza, 333 auto a turno, 44 all’ora, una ogni 1,4 secondi.
Toyotismo esasperato? Forse, ma se Pomigliano funziona, è la tesi di Fiat, «si dimostra che si possono fare investimenti in Italia e lavorare in condizioni analoghe ad altre parti del mondo». Perché la nuova Panda è anche il banco di prova del nuovo accordo sindacale, con le deroghe sugli scioperi, non sottoscritto dalla Fiom Cgil. Che non ha potuto partecipare finora agli incontri con l’azienda e, dice Massimo Brancato, coordinatore meridionale, a Pomigliano ha ora «diverse disdette» dagli iscritti. La direzione dello stabilimento sta incontrando i lavoratori con le famiglie: «Per rafforzare la fiducia nell’azienda», spiega Fiat. Dice Fiom: «Ma se ci fossero pressioni, sarebbe grave». La partita è sulla selezione. Chi entrerà con la prima tranche? Chi interromperà una cassa integrazione pesante, da 900 euro al mese se va bene, per alcuni dal 2008? «L’attesa è spasmodica, la gente non ce la fa più», dice Domenico, operaio. «Non vedono l’ora che si cominci», conferma Giovanni Sgambati, segretario Uilm Campania. Sarà probabilmente scelto, all’inizio, chi ha famiglia numerosa o sa lavorare su più postazioni. Ma la cassa integrazione dura fino al luglio 2012. E poi? Le previsioni Anfia per il 2011 danno ordini per 1,860 milioni di auto in Italia, in calo sul 2010 quando già erano crollati del 25%. Chiaro il timore. Per entrambe le parti.
Alessandra Puato