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 2011  novembre 14 Lunedì calendario

SE IL CASINO’ DI VENEZIA FINISCE IN MANO A LAS VEGAS

Gallina dalle uova d’oro. Così era considerato, fino a pochi anni fa, il Casinò di Venezia, primo finanziatore delle casse del Comune. Non è esagerato affermare che i bilanci di Ca’ Farsetti, sede municipale, venivano fatti in base ai quattrini che le due case del gioco d’azzardo — Ca’ Vendramin Calergi in Laguna e Ca’ Noghera in terraferma — portavano. Cifre consistenti, più sulla carta che reali, stanziate di anno in anno anche quando i segni della crisi, causata dall’affermarsi di canali di gioco alternativi e da una gestione disinvolta della società (al 100 per cento comunale), hanno cominciato a farsi sentire tra i tavoli verdi e le slot machine. Basti pensare che i 107 milioni di euro del 2007 sono scesi a 80, quindi a 70 nel 2010, a 60 nel 2011. «E per il 2012 la previsione è di 40», dice il sindaco Giorgio Orsoni, impegnato a trovare una soluzione, con un cambio di rotta. Al suo fianco, l’attuale ad della società, Vittorio Ravà, che ha già avviato politiche di buona amministrazione. «In passato, troppe volte si è usato il Casinò come un bancomat — puntualizza il primo cittadino —, e molti quattrini affluiti nella casse comunali ritornavano indietro con ricapitalizzazioni della società». Ora la crisi è precipitata. Ecco, allora, farsi strada l’idea di privatizzare Ca’ Vendramin e Ca’ Noghera. La cessione porterebbe quattrini freschi oltre alla prospettiva di un rilancio degno di una struttura che ha sede in una città di richiamo mondiale. Ipotesi concreta, ma tutt’altro che indolore. Non piace, infatti, ai 606 dipendenti, rappresentati da una forte corporazione di più sigle sindacali. Con una lettera aperta al sindaco Orsoni, all’insegna dello slogan «Non vendere ai privati», i sindacati si oppongono temendo, con l’arrivo di nuovi gestori, gravi conseguenze per l’occupazione. Così, pronti a contrastare in ogni modo il progetto, faranno sentire la loro voce nel Consiglio Comunale del 22 novembre, che avrà come tema centrale la privatizzazione del Casinò.
Dietro la preoccupazione comprensibile della perdita dei posti di lavoro, emerge, tuttavia, una situazione da molti definita insostenibile: troppi privilegi, stipendi fuori controllo per i lavoratori dell’azzardo. E se per una società comunale è arduo intervenire con mano pesante, sarebbe molto più facile farlo per i gestori privati. Gli aspiranti acquirenti, tra l’altro, non mancano. Si parla di società internazionali come la Caesars Entertainment (sono i proprietari del Flamingo e del Caesars Palace di Las Vegas e di alcuni hotel di Atlantic City); si sarebbero fatti avanti anche i francesi di Dominque Barriere che controlla le case da gioco di Cannes, e i russi interessati all’operazione del nuovo stadio a Tessera: dentro la stessa cordata, il gruppo alberghiero Kempinski.
Del resto, la linea di Orsoni per la privatizzazione è di trovare partner industriali e non fondi di investimento interessati soltanto a sfruttare il capitale. «L’ingresso dei privati, oltre a un apporto economico, potrebbe imprimere uno scatto internazionale alle nostre case da gioco — spiega il sindaco —. Sono convinto che, allo stato delle cose, anche migliorandone la gestione, il nostro resterebbe un Casinò provinciale. Mentre Venezia merita molto di più».
La partita è agli inizi. È certo, però, che il Comune non è più in grado di ricapitalizzare le case da gioco. Ad ogni modo, restano confermati gli investimenti già deliberati per Ca’ Vendramin e Ca’ Noghera. La prima dovrebbe diventare anche un club musicale di ritrovo aperto fino a tarda notte; la seconda dovrebbe essere ampliata, con introduzione di nuovi giochi.
Marisa Fumagalli