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 2011  novembre 14 Lunedì calendario

«IL NOSTRO PAESE E’ AMMALATO DI COMPLOTTI» —

«Mario Monti uomo dei banchieri e dei "poteri forti"? Rispondo come lui: di poteri forti ne conosce solo uno, l’Europa. Per il resto cosa vuole che le dica: chi pensa siano davvero venti gnomi fra Zurigo e New York a decidere i destini del mondo, Italia compresa, beh, si sbaglia di grosso e dimostra di non conoscere i mercati». Claudio Costamagna, ex Montedison, ex Citibank, ex capo dell’investment banking in Europa di Goldman Sachs, oggi è presidente-fondatore della CC & soci, boutique di consulenza finanziaria rivolta alle imprese e di Advise Only, società sempre di consulenza ma sugli investimenti ed è on line. Banchiere internazionale, vive fra Londra e Milano, i banchieri li conosce bene e li frequenta abitualmente. Con Monti ha un rapporto che si è più che consolidato anche in Bocconi, dove Costamagna ha guidato l’associazione dei laureati dell’ateneo e oggi fa parte dell’International advisory board.
Anche Monti, come lei, i banchieri li conosce bene.
«Per fortuna sì, conosce bene quel mondo. E non solo i banchieri, visto che è stato nel consiglio di Comit ma anche in quello di Fiat. È assolutamente sopra le parti, del tutto indipendente da qualsiasi centro finanziario. Le doti che gli sono riconosciute da tutti sono il rigore, la credibilità e l’autorevolezza. Però, e come le ho detto per fortuna (nostra più che sua) al punto in cui siamo oggi, conosce chi fa gli affari e perciò i mercati, i loro meccanismi, le aspettative e le tempistiche. Non si può dire lo stesso di chi c’era prima, almeno secondo quanto è stato in grado di dimostrare».
E che ora dice che un governo tecnico guidato da Monti è una rinuncia alla sovranità da parte della politica, una resa ai mercati.
«Direi piuttosto che è la presa d’atto che la politica non è stata in grado di fare ciò che doveva e nei tempi in cui doveva. I mercati ragionano su richieste e aspettative e, se non vengono rispettate, si comportano di conseguenza. Nessuno trama. Ciascuno fa il proprio mestiere. O meglio: ciascuno dovrebbe farlo. E comunque non forzerei troppo il termine "tecnico", perché anche un governo tecnico deve poi farsi approvare le decisioni in Parlamento. La politica non resta fuori dalla porta, continua a svolgere i compiti che le sono propri, non rinuncia ad alcuna sovranità né rappresentanza».
Di Monti si sottolinea spesso, a proposito di poteri forti, che è advisor della banca d’affari americana Goldman Sachs, da dove peraltro lei proviene.
«In Goldman Sachs non ci siamo incrociati. Lui ne è diventato consulente dopo la mia uscita. Non è mai stato partner, né ha mai avuto un ufficio in Goldman, è stato semplicemente chiamato come consulente per le tematiche legate all’Antitrust, che ben conosce visto che è stato commissario Ue con delega alla concorrenza e ha inflitto una maximulta a Bill Gates in un procedimento per certi versi storico, soprattutto per l’Europa. In Goldman è tradizione assicurarsi i consigli di esperti indipendenti e in Italia ciò è avvenuto in molti casi e in modi diversi: da Romano Prodi a Mario Draghi e Gianni Letta».
Appunto: Prodi, Goldman Sachs, Monti...
«...Letta... no, senta, ancora una volta a chi vuol vedere trame e misteriosi collegamenti che portano al potere ristrette e prescelte élite, consiglio solo di leggersi meno libri di spionaggio, o se preferisce di fantasy. Monti è un esperto di Antitrust, Prodi è stato per noi di Goldman, e stiamo parlando del ’91, una sorta di pioniere e biglietto da visita: in Italia non ci conosceva nessuno, o quasi, e la banca d’affari conosceva poco il nostro Paese. Per quanto riguarda poi Monti non va dimenticato che è davvero difficile cucirgli addosso linkage a senso unico: lui, oltre ai banchieri, conosce bene anche i politici, basti pensare che è stato due volte commissario Ue prima su indicazione di Silvio Berlusconi poi di Massimo D’Alema. Oscar Luigi Scalfaro gli ha offerto nel ’94 il posto di premier. E Berlusconi gli ha chiesto più volte di accettare la carica di ministro. Il punto è che Monti ha dalla sua un punto di forza bipartisan, se si esclude qualche partito fuori tempo: è un uomo dell’Europa. Quando Nicolas Sarkozy è stato eletto in Francia ha chiamato un solo italiano a far parte della Commissione Attali: lui».
Sergio Bocconi