Alessandra Farkas, Corriere della Sera 14/11/2011, 14 novembre 2011
UNA STRETTA DI MANO O UN ABBRACCIO? IL BON TON IN UFFICIO —
Il quiz proposto sul Wall Street Journal da Sue Shellenbarger si ripresenta tutti i giorni negli uffici di mezzo mondo. «Siete tutti in fila per dire addio al collega di lunga data che ha trovato un nuovo lavoro», scrive la giornalista all’inizio del suo articolo intitolato «Workplace deals, sealed with a kiss». «Quando è il tuo turno per salutare tu: a) gli stringi la mano, b) lo abbracci, c) lo abbracci calorosamente, d) gli batti il pugno, e) gli dai un colpo "petto contro petto", f) gli dai il "cinque", g) lo baci su una guancia, h) lo baci su entrambe le guance, i) gli mandi un bacio con la mano?».
La risposta esatta? «Nessuno la conosce», replica la Shellenbarger. O meglio: «La "giusta" reazione dipende dalle usanze culturali che, sul posto di lavoro, sono in continuo mutamento». Anche in una società ormai sempre più multietnica e multiculturale come quella italiana il vecchio «galateo» non funziona più, superato da nuovi modelli in incessante evoluzione, che costringono a buttare alle ortiche consuetudini forgiate da secoli.
Proprio a causa dell’incertezza nell’agire, molte persone esitano o addirittura si bloccano, assalite dal dubbio di come sia «appropriato» comportarsi. Ashley M. Harris, ex dipendente di una società di pubbliche relazioni di San Antonio, racconta di aver impiegato parecchio tempo ad abituarsi al clima «tutto baci e abbracci» della sua ditta texana. «Prima di una riunione d’affari, era consuetudine abbracciare, baciare il cliente e fargli sapere di essere felice di vederlo», spiega. Quando più tardi iniziò a lavorare in un’università, incontrando un suo ex professore, d’istinto lo abbracciò. «Lui s’irrigidì e indietreggiò», ricorda la Harris, «gli ho subito chiesto scusa». Da allora si limita a salutare il docente con una calorosa stretta di mano. «Il galateo sul posto di lavoro non è mai stato cosi confuso», conferma Jeff Kaye, executive recruiter per la multinazionale Kaye/Bassman International di Dallas che concede sempre mezzo secondo all’altra persona «per capire come reagirà ed evitare così di offenderla con contatti non graditi».
Lavorando come analista per una finanziaria newyorchese, Ismail Humet ha dovuto frequentare corsi su molestie sessuali, dove ha imparato che «il contatto fisico deve essere minimo». «La vecchia stretta di mano è ancora una regola nel mondo finanziario, economico e legale», teorizza il Journal, «a meno che non si stia festeggiando la promozione di qualcuno e in questo caso un abbraccio oppure una pacca sulle spalle è consentita». Baci e abbracci? «Ben accetti da gente di spettacolo, ristoratori e ventenni che adorano le strette stile fratelli».
Sì perché ogni generazione ha un approccio diverso al bon ton d’ufficio. «Gli impiegati della Generazione Y considerano il saluto come occasione per affermare la loro particolare identità», sostiene Bruce Tulgan, scrittore ed esperto di questioni generazionali. «Vogliono differenziarsi», continua, «essere unici e diversi per loro è importantissimo».
L’unica oasi senza restrizioni pare essere la Silicon Valley, nuovo melting pot d’America. «I suoi lavoratori provengono da tutte le parti del mondo e quindi qualsiasi forma di saluto lì è accettata», assicura Carolyn Hughes, vicepresidente di SimplyHired.com, agenzia di collocamento online di Mountain View, California, «dal bacio sulla guancia all’inchino, dal cenno col capo alle sopracciglia inarcate al sorriso». Unico, inaspettato tabù: «La tradizionale stretta di mano tanto amata dagli americani», ribatte la Hughes, «potrebbe essere offensiva per una donna dell’Europa dell’Est o asiatica».
Alessandra Farkas