Roberto Perrone, Corriere della Sera 14/11/2011; Jamie Doward, ib., 14 novembre 2011
2 articoli – IL SEGRETO DEL VINO IN BOTTIGLIA (DI CARTA) - È stato annunciato in Inghilterra l’arrivo sul mercato della prima bottiglia di vino fatta di carta
2 articoli – IL SEGRETO DEL VINO IN BOTTIGLIA (DI CARTA) - È stato annunciato in Inghilterra l’arrivo sul mercato della prima bottiglia di vino fatta di carta. La trattativa con i supermercati è già avviata e la novità dovrebbe partire con il 2012. Facile smaltimento, peso ridotto, bassi costi di produzione le principali ragioni dell’innovazione. Ma i grandi vini resteranno sempre nella bottiglia di vetro. È questo il futuro? Forse e comunque non è cominciato oggi. Tetra Pak (con tutte le sue modificazioni), Bag-in-box (per intenderci le botticelle moderne, da grandi quantità), bottiglie di plastica (dall’Australia) tappi a vite, tappi di sughero trattato: il vino è stato infilato in ogni tipo di contenitore e chiuso con ogni tipo di tappo. Sembrava impossibile, invece è accaduto. Poi ci sono problemi di eco-sostenibilità, di trasporto, di sistemazione da considerare. Niente crociate, dunque, ma molto realismo e un pizzico di umanità: il vetro resisterà. Innanzitutto, per quello che riguarda l’Italia, i «disciplinari» (cioè le regole) dei più importanti vini doc non prevedono deroghe. Perché nessuno di questi contenitori alternativi ha ancora garantito la conservazione del vino oltre un periodo definito. Un grande rosso, per capirci, dopo un anno là dentro non sarebbe più un grande rosso. Ma sono le evasioni, più o meno innocenti, per parafrasare Lucio Battisti, che non potranno mai essere di carta. Andare al ristorante per gustare piatti sensazionali, festeggiare una ricorrenza importante, invitare a cena una persona da conquistare necessitano di una bottiglia giusta, vera. Mettiamo che aspettate «qualcuno» con la luce rossa e una sensazione di leggera follia e poi estraete dal secchiello una bottiglia di champagne (meglio una bollicina italiana) ghiacciato in una bottiglia di carta. Non andrete lontano. Lunga vita al vetro, al tappo che fa «sgnap» e all’emozione che provoca. E l’avventura può iniziare, ormai. Roberto Perrone IL VINO? PREPARATEVI A TROVARLO IN BOTTIGLIE DI CARTA - È stata annunciata in Inghilterra l’imminente immissione sul mercato della prima bottiglia di vino interamente fatta di carta. Anche se agli enofili rischia di andar di traverso il primo sorso del loro vino preferito, l’azienda che ha realizzato questo prodotto innovativo ha già intavolato trattative con una importante catena di supermercati e assicura che la bottiglia di carta sarà sugli scaffali ai primi del nuovo anno. Davanti alle preoccupanti previsioni che nei prossimi sette anni l’Inghilterra non avrà più terreni a disposizione da adibire a discariche per i rifiuti, l’azienda della bottiglia di carta sostiene che i contenitori biodegradabili saranno una soluzione importantissima al problema, tanto per i consumatori che per i produttori. La bottiglia di carta pesa soltanto 55 grammi, rispetto ai 500 grammi di una bottiglia di vetro, e ciò significa che i costi di spedizione verranno considerevolmente ridotti. Inoltre, l’emissione di anidride carbonica per il nuovo contenitore arriva solo al 10 per cento di quella della classica bottiglia di vetro. La bottiglia di carta può essere inserita nel composter e si degrada nel giro di poche settimane. Greenbottle, l’azienda che propone la novità, produce già la prima bottiglia di latte in carta al mondo, in rodaggio presso i supermercati Asda, nel sud ovest dell’Inghilterra, apprezzata dalla clientela più sensibile alle tematiche ambientali. Annualmente in Inghilterra vengono utilizzati oltre 15 milioni di bottiglie di plastica, la stragrande maggioranza delle quali finisce nelle discariche, dove impiegano quasi cinque secoli per decomporsi. «Per quel che riguarda il latte, nei negozi dove sono disponibili, si vendono due-tre bottiglie di carta per ogni confezione di plastica» spiega Martin Myerscough, un imprenditore del Suffolk, inventore della bottiglia di carta. Myerscough ha messo in piedi la sua azienda quando ha appreso, dal gestore di una discarica, che le bottiglie di plastica rappresentano il peggiore grattacapo per quanto riguarda lo smaltimento. Tuttavia, ha voluto conservare la forma della bottiglia del vino nel tentativo di rassicurare il consumatore. «Avremmo potuto spingerci oltre, ma abbiamo inventato un nuovo concetto e non è nostra intenzione spaventare il pubblico. Se vogliamo convincere il consumatore a modificare le sue abitudini, occorre invogliarlo gradualmente». La bottiglia di carta contiene al suo interno un involucro di plastica — riciclabile — in modo da conservare al meglio la bevanda. I prodotti della Greenbottle vengono attualmente confezionati in Turchia, ma è prevista a breve l’apertura di una fabbrica in Cornovaglia. L’azienda si propone di vendere questa tecnologia innovativa ad altre imprese, per consentire loro di fabbricare questi contenitori accanto agli impianti di imbottigliamento e risparmiare così sulle spese di trasporto. I macchinari oggi impiegati sono in grado di confezionare 50 bottiglie di latte al minuto e sono protetti da brevetto. Ma se i consumatori si sono mostrati entusiasti per le bottiglie del latte in carta, avventurarsi nel mercato del vino potrebbe rivelarsi più rischioso. «La presentazione del vino è d’importanza cruciale, qui entriamo in un terreno profondamente arcano» afferma Adam Lechmere, editore della rivista Decanter, una delle più note del settore. «Ai consumatori non importa tanto se il loro vino rispetta l’ambiente oppure no, non è sullo stesso piano della carne e delle verdure. Non siamo ancora pronti a fare con il vino quello che faremmo per il pollo e la sua filiera». Jamie Doward © Guardian News and Media Limited, 2011 (Traduzione di Rita Baldassarre)