sole24.it, 15 novembre 2011
Cultura-Domenica > Arte Cecily Brown: «Io copio la vita» Pia CapelliCronologia articolo13 novembre 2011 In questo articoloArgomenti: Mostre | Cecily Brown | Jeffrey Deitch | Francis Bacon | Larry Gagosian | Roma Storia dell’articolo Chiudi Questo articolo è stato pubblicato il 13 novembre 2011 alle ore 08:15
Cultura-Domenica > Arte Cecily Brown: «Io copio la vita» Pia CapelliCronologia articolo13 novembre 2011 In questo articoloArgomenti: Mostre | Cecily Brown | Jeffrey Deitch | Francis Bacon | Larry Gagosian | Roma Storia dell’articolo Chiudi Questo articolo è stato pubblicato il 13 novembre 2011 alle ore 08:15. Accedi a My Le scene di sesso che compaiono nei quadri della pittrice inglese Cecily Brown, erotica non solo nei temi ma nella consistenza stessa dei suoi dipinti, hanno contribuito a lanciare una carriera che si è poi consolidata nei grandi musei del mondo. Oggi Cecily Brown è ancora un’artista provocatoria, ma è anche molto di più, e la sua mostra personale che inaugura da Gagosian a Roma venerdì prossimo lo proverà al pubblico italiano. Nata a Londra nel 1969, figlia di una scrittice da Booker Prize e di un celebre critico d’arte (paternità appresa però a carriera artistica già iniziata), che la portava per mostre insieme a Francis Bacon, nel 1994 la Brown si è trasferita a New York per prendere una distanza concettuale e geografica dalla scena della Young British Art, che alla sostanza della pittura badava poco, e per avvicinarsi invece alle atmosfere del l’Espressionismo Astratto americano, che rimane il suo referente più vicino. Il successo per Cecily è arrivato presto: il tempo di abituarsi a fare la cameriera part-time per pagarsi i colori, e il talent-scout Jeffrey Deitch le ha offerto la prima personale. Due anni dopo è entrata nella scuderia di Larry Gagosian. Aveva 30 anni. «È stato incoraggiante», spiega «poter lasciare il mio "day job" e permettermi uno studio. Spazio e tempo sono la cosa più importante per un artista. Ma quando sei giovane e ricevi attenzione si alza anche la posta in gioco. Devi esserne all’altezza». Cecily lo è stata, e oggi è nelle collezioni del Guggenheim, del Whitney, della Tate. Il suo mercato primario è nelle mani dei galleristi più potenti del mondo (con prezzi che vanno dai 65mila dollari delle tele molto piccole ai 600mila di quelle grandi, al milione e oltre dei trittici) mentre quello secondario la vede raggiungere in asta cifre ancor più stratosferiche: sebbene porti avanti fino a 20 dipinti per volta (lavora con una sola assistente, niente bottega-factory), la sua produzione è limitata e questo crea lunghe liste d’attesa. Il sesso continua a comparire nelle sue tele, corpi più o meno definiti avvinti in abbracci profondi, impegnati a darsi piacere posizionando chi guarda nel ruolo del vouyeur, cieli che riflettono il rosa della carne, paesaggi turbolenti e frenetici con tavolozze accese o cacofoniche. Ma protagonista della pittura di Cecily Brown pare essere sempre, al di là del soggetto, la pittura stessa. Il gesto rapido e potente delle sue pennellate, a volte cariche a volte più leggere, la materia irrequieta del dipinto, il ritmo imprevedibile di forme che impediscono all’occhio di sostare su un punto solo della composizione, tutto questo trasmette il senso di un’intelligenza pittorica che lavora sul processo stesso della creazione. Nella generazione dell’immagine è fondamentale la posizione unica della Brown: «Io non comprendo la distinzione fra astratto e figurativo. Sono portata verso la figura, verso il paesaggio, ma per me ha poco senso oggi "copiare la vita". I miei dipinti vivono in una terra di mezzo, dove domina l’ambiguità, dove è impossibile definire qualcosa in modo conclusivo». A Roma espone scenari fitti di colore esploso, in cui si intravedono corpi attorcigliati: «Due anni e mezzo di lavoro, tra cui un trittico su cui ho lavorato per oltre un anno - credo sia il mio dipinto più grande; alcune tele che sono partite dal Tormento di Sant’Antonio di Michelangelo... piene di immagini spezzate; una grande scena di battaglia; il paradiso e l’inferno; il carnevale e la quaresima... e tutti i miei soggetti preferiti». © RIPRODUZIONE RISERVATA Cecily Brown. Dal 18 novembre al 23 dicembre, Roma, Gagosian Gallery. Via F. Crispi 16, tel. 0642086498, www.gagosian.com