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 2011  novembre 15 Martedì calendario

La maxi-manovra da 25-30 miliardi che il nuovo governo dovrà varare entro fine anno potrebbe essere poggiata su solidi mattoni

La maxi-manovra da 25-30 miliardi che il nuovo governo dovrà varare entro fine anno potrebbe essere poggiata su solidi mattoni. Il coniglio da estrarre dal cilindro, per ridurre lo stock del debito e favorire la crescita, è la sottoscrizione obbligatoria di quote di un fondo immobiliare pubblico per chi possiede redditi medio alti. Una carta da giocare in alternativa alla impopolare patrimoniale, che avrebbe lo svantaggio di deprimere ancor di più i consumi prelevando dai redditi di chi già paga le tasse senza offrire nulla in cambio. L’idea è stata partorita dai tecnici di Palazzo Koch, che insieme a quelli di via XX Settembre giocheranno sicuramente un ruolo nella messa a punto della manovra che verrà. In attesa del nuovo Governo gli sherpa dell’Economia e di Bankitalia infatti si sono avvantaggiati e hanno cominciato a predisporre il carnet dal quale spetterà poi a Mario Monti attingere. Un menù vasto, che attinge anche dalle proposte a suo tempo elaborate dai partiti che costituiranno la nuova maggioranza e che, tra le altre misure, prevede di incamerare 3,5 miliardi con la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa, un imposta progressiva sui patrimoni immobiliari di valore superiore a 1,2 milioni di euro, il taglio delle pensioni di anzianità con l’estensione del sistema contributivo pro-rata per tutti, una razionalizzazione delle esenzioni dai ticket sanitari con relativa riduzione dell’amplia platea di chi oggi non paga. Ma il pezzo forte sarebbe quello di far acquistare obbligatoriamente a chi possiede redditi superiori a 80-100 mila euro quote di un Fondo immobiliare pubblico che dovrebbe gestire la dismissione di parte di quello sterminato patrimonio di Stato, Regioni, Comuni, Provincie, Asl, Università ed enti vari che vale almeno 420 miliardi di euro. In pratica anziché imporre un prelievo forzoso sotto forma di patrimoniale si obbligherebbero i più benestanti a sottoscrive quote del Fondo con la promessa di riconvertire le quote nuovamente in cash via via che gli immobili verranno collocati sul mercato o magari più semplicemente rivalutati. Del resto già la legge di stabilità appena approvata prevede di conferire a fondi immobiliari gli immobili dello Stato, escludendo quelli residenziali e degli Enti locali, anche se le amministrazioni troppo indebitate dovrebbero comunque far confluire i propri immobili nei fondi. Altri decreti dovrebbero poi creare la Sgr, l’intermediario finanziario chiamato alla gestione dei beni e al loro trasferimento nel fondo. Operazione che diventerebbe ora «pronto cassa» con la sottoscrizione obbligatoria che, se ben gestita, potrebbe anche rivelarsi un affare per i contribuenti chiamati a monetizzare da subito una cessione del patrimonio immobiliare pubblico, fino ad oggi annunciata da molte finanziarie ma rimasta poi di fatto sempre sulla carta. Obiettivo minimo dell’operazione, secondo i tecnici, sarebbe quello di ricavare 25 miliardi nel prossimo quinquennio: ossigeno allo stato puro da reinvestire in misure a favore della crescita. La stima non è azzardata perché poggia sulla mappatura degli immobili pubblici inutilizzati. Solo i Comuni sono titolari di case e palazzi per un valore di 227 miliardi, dei quali il 3-5% inutilizzato. Un capitale oggi improduttivo che oscilla tra i 20 e i 40 miliardi. Poi ci sono i 53 miliardi dell’edilizia residenziale pubblica, milioni di appartamenti che al 60% non hanno più le finalità sociali per i quali sono stati costruiti. In pratica sono nelle mani di chi una casa poteva acquistarsela a prezzi di mercato. Ma non è solo lo Stato a possedere un patrimonio immobiliare in larga misura inutilizzato. Anche i privati, secondo una recente indagine della Agenzia delle Entrate possiedono qualcosa come 30 milioni di vani vuoti. O magari dichiarati tali ma affittati in nero. Per questo sono alte anche le quotazioni della proposta targata Pd di introdurre un’imposta fortemente progressiva e di carattere ordinario sui grandi patrimoni immobiliari: uno 0,5% sui valori superiori a 1,2 milioni di euro e dello 0,8% sopra il milione e 700mila. Forse non passerà la patrimoniale pura e semplice ma di certo le alternative non saranno meno indolori.