Mattia Feltri, La Stampa 15/11/2011, 15 novembre 2011
Giulio Malgara, il ministro Galan l’aveva candidata alla presidenza della Biennale di Venezia. All’ultimo lei si è ritirato
Giulio Malgara, il ministro Galan l’aveva candidata alla presidenza della Biennale di Venezia. All’ultimo lei si è ritirato. Come ci si sente a essere la prima vittima della concordia? «Un po’ stranito. Il ministro era molto determinato ma dopo le dimissioni del premier la mia candidatura era inopportuna. Peccato». Le si sono scatenati tutti contro. «Le raccolte di firme e le proteste sono esagerate e l’esagerazione è la bugia delle persone per bene. È stata una tempesta perfetta, quando tutto ti è contro e tu sei impotente». Lei è amico di Berlusconi. Il motivo è questo? «Sì, è probabile...». Era già successo nel 2005, quando era candidato alla presidenza della Rai. «Quello fu un caso diverso ma certo, andò allo stesso modo». Lei è un sodale di Berlusconi. C’è la famosa foto con tutto quel codazzo di biancovestiti. «Ma è una sciocchezza. Nella foto non ci sono, è una leggenda. Non sono mai stato alle Bermuda, non ho mai indossato calzoncini bianchi». Però si fece prestare i soldi per comprare la Levissima. «Confermo. Ho chiesto un prestito a Berlusconi perché i prestiti si chiedono agli amici ricchi. Chiederli ai nemici poveri non è un’idea brillante». Come vi siete conosciuti? «Fine anni 70. Da pubblicitario soffrivo le pene dell’inferno: c’era solo Carosello e arrivarci comportava... diciamo... molte complicazioni, ecco, tra virgolette molte complicazioni. Ci ero già arrivato con Olio Cuore. Ricordate Nino Castelnuovo che salta la staccionata? Ma era un inferno. Su quel mercato piombò Berlusconi». Era l’unico che la capiva? «No: io ero l’unico che capiva lui. Lo aiutai anche a prendersi Dallas». Racconti. «I diritti li aveva la Rai, ma Amintore Fanfani era perplesso, lo considerava uno spettacolo inadatto alle famiglie. Allora io insieme con altri sponsor garantimmo a Berlusconi la pubblicità per Dallas, e lui svoltò». Ecco: Olio Cuore, poi Fido, Gatorade e Levissima, non proprio un curriculum culturale. «Credete che i grandi musei internazionali siano diretti da pittori? Hanno governance costituite da esperti di marketing, banche, imprenditori». Però il Moma e il Beaubourg hanno protestato contro la sua candidatura. «Anche tanti altri musei, tanti registi, artisti vari. Ma mi hanno detto che molti firmavano le petizioni perché gli avevano chiesto di firmare. Tutto lì». E nessuno di centrodestra che l’abbia difesa. «Ma sì, volevano circoscrivere la polemica. Non c’è altro». Che cosa avrebbe fatto da presidente della Biennale? «Sono stato il presidente degli investitori pubblicitari, il presidente e il fondatore dell’Auditel e il presidente della mia società alimentare, ho conoscenze, competenze, capacità manageriali, so gestire le squadre, avrei portato sponsor, un’attenzione per l’aspetto economico. E amo Venezia». Forse quello è un mondo che vuole altro. «Che cosa voglia quel mondo non l’ho capito. Dico che il Louvre ha 8 milioni di visitatori l’anno. La Biennale ne ha 400 mila. E nonostante a Venezia ci siano venti milioni di turisti l’anno. Bisogna trovare il modo di portare quei turisti dentro la Biennale». Come? «Ah, non lo so. Se avessi potuto metterci le mani mi sarei fatto un’idea. Ma il problema è evidente. Di certo avrei costituito una rete di competenze, avrei molto delegato ai vari direttori. Però il sindaco Giorgio Orsoni ha detto che io ero inadeguato. Un’accusa pesante e immotivata». Ok, sta dicendo che il mondo della cultura è vecchio e conservatore e in questo caso ha il sindaco Orsoni come avanguardia di un sistema che si autoconserva. «Non l’ho detto e non l’ho pensato. Dico solo che l’accusa di Orsoni è stata grave, gratuita e improvvisa». Esclude di rientrare col governo di Mario Monti? «Conosco Monti da molti anni ma lo escludo perché sono già stato designato dal centrodestra». Conosce Monti? «Ci vediamo ogni anno al workshop Ambrosetti. Alle prime edizioni, negli anni Settanta, eravamo una quarantina e lui ed io già c’eravamo». Sarà un buon premier? «È serio, competente e ha le conoscenze giuste e sane per svolgere bene il suo compito». Meglio di Berlusconi? «Ogni tempo ha il suo leader, e questo è il tempo di Monti».