Marco Alfieri, La Stampa 15/11/2011, 15 novembre 2011
E adesso, con la Lega all’opposizione, che ne sarà dell’agognato federalismo? Il governo Berlusconi è crollato a pochi passi dalla chiusura del cantiere normativo
E adesso, con la Lega all’opposizione, che ne sarà dell’agognato federalismo? Il governo Berlusconi è crollato a pochi passi dalla chiusura del cantiere normativo. È la seconda volta che manca il traguardo dopo la bocciatura referendaria della devolution, nel giugno 2006. La legge delega sul federalismo fiscale, approvata nel maggio 2009, ha partorito nell’ultimo biennio 8 decreti legislativi che ridisegnano i compiti e la fiscalità di Regioni, Province, Comuni fissando il passaggio dalla spesa storica ai costi standard e introducendo un doppio sistema di perequazione per i territori deboli. Ma da qui alla loro applicazione c’è di mezzo il mare. Il federalismo demaniale (primo decreto) rischia di venire sepolto dai progetti di dismissione di immobili pubblici per abbattere il debito. Il secondo decreto su Roma capitale resta vincolato ad un prossimo accordo tra comune e regione Lazio sulle competenze. I fabbisogni standard (terzo) che dovranno individuare il costo corretto delle funzioni (polizia municipale, asili, ambiente), sono ancora da costruire. Il fisco comunale (quarto) è pieno di difetti riconosciuti dalla stessa ex maggioranza tanto che in cantiere c’è un decreto correttivo che anticiperà al 2013 l’introduzione dell’Imu (imposta municipale unica) e sostituirà la Tarsu con un nuovo tributo (Res) sui rifiuti e i servizi indivisibili. Il decreto ha già avuto un primo via libera in Cdm ma deve andare in Parlamento e ritornare sul tavolo di un governo diverso da quello a trazione leghista. Non bastasse, sul provvedimento s’innesta la probabile reintroduzione dell’Ici prima casa promessa in sede Ue da Giulio Tremonti, per un gettito di 3,5 miliardi di euro. Significa che la dotazione del fondo perequativo congegnato scenderebbe da 6 a 2,5 miliardi e non basterebbe più a coprire le diseguaglianze territoriali. In sostanza per tornare al modello Ici bisognerebbe riaprire tutto il cantiere sul fisco municipale, andando alle calende greche. Ancora da definire invece i costi standard sul federalismo di regioni e comuni (quinto decreto) e gli interventi per il sud (sesto). Mentre sono operativi il settimo e ottavo decreto: armonizzazione dei bilanci pubblici e le sanzioni per gli amministratori che scassano i conti. Così sulla pelle dei cittadini pesa solo il rincaro dei balzelli locali. Dalla scorsa primavera, infatti, comuni e province neo esattori per conto di un governo che scarica l’onere delle tasse in periferia, hanno già aumentato per 12 milioni di italiani dello 0,2% l’addizionale Irpef (fino ad un massimo dello 0,8%) e del 3,5% l’Rc auto. I benefici promessi, invece, vengono post datati ad un futuro incerto. Franco Bassanini, papà del decentramento all’italiana, ieri a Venezia lo ha ammesso candidamente. «Nel futuro immediato c’è sicuramente il rischio di una scelta centralistica. A una discreta legge delega ha fatto seguito una serie di misure di attuazione francamente molto al di sotto delle aspettative. Sono stati fatti passi indietro e in questo momento non c’è alcuna garanzia che siano seguiti i meccanismi individuati». C’è da chiedersi «se questo avvenga come conseguenza della crisi. Se avvenga nonostante la Lega o perché la Lega ha chiuso un occhio su molte cose...». Probabilmente, l’ultima ipotesi. Il senso del federalismo fiscale consiste nella trasformazione delle risorse trasferite dallo Stato agli enti locali in una compartecipazione ai tributi e in autonomia impositiva. Peccato che i tagli dell’ultimo biennio a valere sul 2011-2014, pari al 40% delle risorse 2010, prosciughino il «tesoretto» dei trasferimenti fiscalizzabili, tradendo l’essenza del federalismo: lasciare sul territorio una parte delle risorse prodotte, superando il monopolio della finanza derivata. Secondo i calcoli dell’Anci, dal 2001 ad oggi la spesa dello Stato è addirittura aumentata di 300 miliardi mentre se ne sono spostati 100 dai territori verso Roma. E dov’era il Carroccio? Su questa ri-centralizzazione adesso si abbatte la speculazione e la fine del forzaleghismo di governo. «Nei prossimi mesi ci saranno altre priorità di finanza pubblica», ammettono i tecnici del Tesoro. «Senza il pressing leghista ci si limiterà ad una sistemazione/manutenzione del cantiere autonomista».