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 2011  novembre 15 Martedì calendario

ROMA - Due bottiglie d´acqua minerale, ma una è chiusa perché manca il cavatappi. Un cesto di roselline bianche sul tavolo, pensiero discreto per le ospiti femminili

ROMA - Due bottiglie d´acqua minerale, ma una è chiusa perché manca il cavatappi. Un cesto di roselline bianche sul tavolo, pensiero discreto per le ospiti femminili. Biscotti avvolti in una carta che celebra i 150 anni dell´Unità d´Italia. «Erano così duri che ho pensato: l´involucro si riferisce alla data di produzione», racconta uno dei consultati abituato ai cotillon di Palazzo Grazioli. È lo stile Monti. Che fa breccia negli argomenti trendy di Twitter. La parola chiave Montistyle spopola. E non è solo un modo di dire. Cambia tutto nel passaggio di consegne da Berlusconi a Monti. Dalla commedia all´italiana alla sobrietà professorale. Si capiva che era un tipo serio, ma alcuni fanno fatica a riprendersi dall´effetto-consultazioni, dalla rivoluzione. Pochi fronzoli. Non significa pochi sorrisi. Quando il segretario del Psi Riccardo Nencini gli porge un volume di Boccaccio, il Professore spalanca gli occhi. Il Decamerone sarebbe imbarazzante dopo gli anni delle feste di Arcore. «Ma no - precisa Nencini -. È Boccaccio geografo. Le serve davvero un portolano per centrare l´approdo». Monti si rilassa e ride: «Allora va bene». Entrano Francesco Pionati e Pippo Gianni, irpino il primo, siracusano il secondo. «Si ricordi il Sud nella scelta dei ministri». Monti risponde al volo: «E aspettavo voi per sentirmelo dire». Due leader lo chiamano professor Tremonti. «Avete sbagliato persona», scherza. Monti ha sense of humour e anche un po´ di autoironia. Il problema è che il tono non cambia mai. Può dire, con la stessa espressione, «l´Italia sta fallendo» e una battuta di spirito. Sappiamo, purtroppo, che la prima frase si avvicina alla realtà. Ascolta a lungo, fa molte domande. Due funzionari prendono appunti e si danno il cambio. Anche lui ogni tanto scrive. Ci si dà rigorosamente del lei. Le distanze sono rispettate. Senza supponenza, raccontano. Il tu è consentito solo con Emma Bonino, collega nella commissione Ue per cinque anni, con Romano Prodi, forse con Franco Frattini, probabilmente con Giorgio Napolitano. Una cerchia ristretta. L´altro giorno scherzava con la leader radicale sui Pigs, i paesi indebitati dell´Europa, e i Cani, l´acronimo degli stati americani con un buco di bilancio (California, Arkansas, New York, Illinois). «Tra cani e porci, siamo ridotti male. Una pericolosa fattoria degli animali». Battuta amara. Tanti anni fa, alla festa per il mezzo secolo della Bonino, ballò un valzer. Come? «In maniera sobria», risponde lei. Insomma, un pezzo di legno. «Solana invece cantò Cielito lindo». Anima latina. Italiano di stile anglosassone, Monti. Che ama la regolarità e le abitudini. Il loden verde d´inverno, lo sappiamo. Il pullover girocollo per le sere d´estate nel buen retiro in Engadina, Svizzera. Le passeggiate nei boschi con il cane. Il professore non è uno sportivo, a differenza dell´agonista Prodi. Appassionato di bici, solo da spettatore. Inchiodato al 5 in pagella alla voce educazione fisica, ricordano gli annali del suo liceo. Come scriveva Novello nella didascalia di una celebre vignetta: «Il primo della classe è deboluccio in ginnastica». Vecchia storia, che attraversa le generazioni. Da quando è sbarcato a Roma, con in tasca l´incarico di premier, gira con una vecchia berlina del Quirinale, una Lancia. Auto italiana, mentre i ministri uscenti sfrecciano con macchine straniere nuove di zecca. La messa la domenica, sotto braccio alla moglie. Non risponde alle domande per strada, ma è disponibile in conferenza stampa. A Roma alloggia all´Hotel Forum, le consultazioni le sta facendo in un salottino di Palazzo Giustiniani, dove pure ha uno studio prestigioso come senatore a vita. Sono due luoghi che danno il senso di provvisorietà. Non è detto sia un male e non si può escludere che coincida con stabilità e un futuro nelle istituzioni. Solo Ciampi, prima di Monti, fece le consultazioni a Palazzo Giustiniani e sappiamo dov´è arrivato. Milano invece è casa: la Bocconi, che presiede dal 1994 e dove si è laureato, l´appartamento elegante in zona Magenta, la parrocchia di San Pietro in Sala frequentata la domenica mattina. Ora don Sante prega per lui. L´abito grigio è la sua divisa. Ieri la cravatta blu chiaro sulla camicia bianca gli dava un tocco di colore. Troverà anche a Roma qualche ristorante di fiducia, come fece a Bruxelles. Nella capitale belga frequentava i locali di Iixelles, il quartiere residenziale dove abitava. Come un italiano medio, frena di botto se gli attraversa la strada un gatto nero. «Non mi piacciono, soprattutto quando vengono da sinistra». Una bizzarria poco britannica. Comunque si ferma e scarica la jella sulla macchina successiva. Visto il momento e vista la residenza romana di fronte ai Fori imperiali, occhio ai mici del Colosseo, professore.