Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 13 Domenica calendario

MILANO TIRA LE SOMME: -52% TRA SUBPRIME E CRISI DEL DEBITO

Meno tasse per tutti. Via l’Ici e pure l’Irap, basta con il bollo auto e detassiamo anche le tredicesime. E poi bonus per tutti quelli che ne hanno bisogno, da chi deve pagare un affitto a chi ha un bebè. L’ultima stagione di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi si apre di fatto nella serata del 14 aprile 2008, quando i primi risultati delle elezioni si rivelano migliori delle più rosee aspettative, grazie anche alle strabilianti promesse elettorali. Ma, a dispetto della dilagante euforia, la Borsa chiude all’indomani in ribasso dello 0,2%, mentre lo Stoxx sale di oltre lo 0,4%; e lo spread sul Bund dei nostri Btp cresce di 3 centesimi. Con il senno di poi, si direbbe che quelle piccole reazioni negative dei mercati siano state il segno premonitore di quel che s’è visto nei successivi tre anni e mezzo.

Nell’ultima stagione di Berlusconi, Piazza Affari è crollata del 52%, contro il -21% dello Stoxx, e il differenziale di rendimento dei Btp è volato da 46 centesimi ai 573 di mercoledì. È vero: è successo di tutto in questi 3 anni e mezzo e nell’aprile del 2008 ancora non si aveva sentore che la crisi del credito avrebbe portato alla peggiore recessione dal 1929. Tanto meno si poteva immaginare che guai ancor più grossi per l’Europa sarebbero arrivati due anni più tardi dalla Grecia, poi dall’Irlanda e dal Portogallo.

Fino all’ottobre 2009, la Borsa italiana pare tenere il passo con le altre: perde un po’ più della media, nonostante le nostre banche siano meno intossicate dai titoli spazzatura che ingombrano i portafogli dei grandi istituti internazionali. Ma si sa: l’Italia non è propriamente un vaso di ferro. Poi, Piazza Affari comincia a perdere terreno e a giugno di quest’anno è già sotto di 24 punti percentuali rispetto allo Stoxx: colpa della crisi dei debiti sovrani, che intanto ha fatto salire il nostro spread all’1,6%, e colpa di un’economia che non riesce a riprendersi e che ci vede quasi ultimi in Europa.

Ma l’inizio del tracollo arriva dopo la metà di giugno, dopo la batosta elettorale del Pdl alle elezioni amministrative e dopo il referendum. Il 17 giugno lo spread è all’1,86%, alto ma ancora gestibile. Qualche giorno dopo inizia a salire a razzo, come già s’era visto per Grecia e Irlanda, e secondo gli analisti di Barclays ha superato la soglia del non ritorno. Cos’era successo nella seconda metà di giugno? Certo, Berlusconi, perdendo consensi nel Paese, aveva perso anche credibilità agli occhi dei mercati. Ma la situazione sarebbe stata gestibile e Giulio Tremonti pareva essere consapevole della gravità della situazione.

Probabilmente furono gli attacchi al ministro del Tesoro da alcuni esponenti della maggioranza, tra cui qualche sottosegretario e lo stesso Berlusconi, a minare la credibilità del Governo. Si accusava Tremonti d’essere stato troppo severo nella sua manovra e, pertanto, di far perdere voti al Pdl, proprio mentre Bruxelles, Francoforte e i mercati pretendevano misure ancor più incisive. Le dilazioni successive e il discredito internazionale in cui è caduto il presidente del Consiglio hanno fatto il resto. Paradossalmente Berlusconi non ha giovato nemmeno a sè stesso. Mediaset, che fino a un anno fa aveva retto benissimo il confronto con i titoli editoriali europei, ha perso in tre anni e mezzo il 62% (-16% l’indice settoriale Stoxx) e Mondadori è crollata del 73%. Meglio sono andate le cose a Mediolanum che, pur in calo del 26%, ha fatto molto meglio dei finanziari europei.