Varie, 14 novembre 2011
Tags : George Martin R
MARTIN George R. R. (Raymond Richard) Bayonne (Stati Uniti) 20 settembre 1948. Scrittore • «[...] Da quando, nel 1996 in Italia, è uscito il primo capitolo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, George R
MARTIN George R. R. (Raymond Richard) Bayonne (Stati Uniti) 20 settembre 1948. Scrittore • «[...] Da quando, nel 1996 in Italia, è uscito il primo capitolo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, George R. R. Martin ha sempre scalato le classifiche di vendita [...] oltre 15 milioni di copie della saga venduti in tutto il mondo e tradotti in venti lingue [...] Il termine “fantasy” tuttavia non rende merito all’opera di George R. R. Martin, né spiega perché è possibile appassionarsi all’ennesima variazione del “viaggio dell’eroe” di Joseph Campbell declinata nella lotta per il potere tra famiglie aristocratiche di un immaginario paese medievale. Il fatto è che le Cronache hanno ben poco del fantasy e moltissimo della grande tradizione del romanzo strorico anglosassone, con in più il sapiente tocco di chi ama Dickens e Faulkner e punta prima di tutto a costruire personaggi credibili, pur se in un mondo di fantasia. La magia nelle opere di Martin è più riconducibile alla tradizione del realismo magico ispanoamericano che al fantasy puro, sebbene il rimando più immediato e comune sia a J. R. R. Tolkien. [...] “[...] Tolkien ha avuto un’influenza importante sulla letteratura e su di me, ma pur se lo ammiro non ho mai tentato di imitarlo. Tolkien era un accademico, ha vissuto nel 1900 ed è stato profondamente influenzato dalla Prima Guerra Mondiale. Io vengo dalla classe operaia del New Jersey, sono un baby boomer, ho vissuto la guerra del Vietnam come contestatore. L’unica cosa che abbiamo in comune è scrivere storie, nelle quali portiamo però esperienze molto diverse [...] Sono un oppositore delle guerre ingiuste, come nel caso del Vietnam, ma non mi sarei opposto alla seconda Guerra Mondiale, che era completamente diversa. Vorrei si potesse vivere in pace, ma la guerra è un argomento importante. La storia è scritta nel sangue, da scrittore mi interessa analizzare ed esplorare le guerre, guardarle da vicino. Provare a capirle è cercare di capire l’uomo”. Ha spesso citato una frase di Faulkner, sostenendo che “il cuore umano in conflitto con se stesso è l’unico argomento sul quale vale la pena scrivere” [...] “Partendo dalla frase di Faulkner si può poi affrontare qualunque genere letterario ed è tenendola presente che limito al minimo l’elemento magico. Troppa magia può rovinare tutto, perché nella vita reale non risolviamo i problemi ricorrendo a un incantesimo o seguendo un mago. I nostri trionfi e le nostre tragedie dipendono dalle decisioni che prendiamo e dai conflitti con altri esseri umani e con noi stessi. La magia fa parte del fantasy, ma se non ci sono personaggi credibili, non ci può essere una buona storia”. Ha dichiarato di aver letto molti fantasy scadenti [...] “Ci sono due cose che mi infastidiscono davvero nei fantasy e che evito. La prima è una descrizione molto superficiale della società medievale, la seconda l’eccessiva semplificazione del bene e del male. L’85 per cento dei fantasy si svolge nel Medio Evo, con descrizioni banali che tradiscono la totale ignoranza delle reali dinamiche di questa società. Nella maggior parte dei casi re, principesse e cavalieri dei fantasy vivono nel Medio Evo ma pensano come americani contemporanei. Ho espresso la mia ammirazione per Tolkien, ma alcune delle cose che ha fatto nelle mani di imitatori minori sono diventate cliché. L’esempio più eclatante è il personaggio del ‘signore del male’ un cattivo assoluto, circondato da altri malvagi brutti e deprecabili, espressioni di un determinismo foriero di semplificazioni razziste. Il mondo è molto più complicato di così, non è soltanto in bianco e nero, per cui cerco di usare tutte le sfumature del grigio e dare ai lettori l’intero resoconto dei conflitti tra esseri umani”. Le Cronache sono nate come una trilogia, sono usciti già cinque volumi e ha detto che ne restano almeno altri due per completare l’opera. [...] “[...] Scrivo una pagina alla volta, una scena alla volta, come se attraversassi l’Europa a piedi, pensando a fare il prossimo passo e non alla strada che mi resta davanti, ma con un po’ di rammarico perché ormai tutti pensano io sia soltanto l’autore di questa saga e il lavoro fatto in altri campi e su altre storie è sconosciuto» (Cristina Nadotti, “la Repubblica” 13/11/2011).