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 2011  novembre 13 Domenica calendario

SVOLTA ALLA LEGA ARABA. LA SIRIA IN QUARANTENA

Un annuncio che ha sorpreso molti. Una rara presa di posizione della Lega Araba criticata da sempre per essere sede di burocrazia inutile e profonde rivalità, «club di dittatori» anziché forum del coordinamento politico e economico per cui fu fondata nel 1945. Con 18 voti su 22, la Jami’a Al Arabiya ha approvato ieri al Cairo la sospensione della Siria da mercoledì prossimo, a causa del protrarsi della durissima repressione della rivolta che dura da marzo. Una decisione «sofferta», ha ammesso Sheikh Hamad Al Thani, ministro degli Esteri del Qatar a cui spetta la presidenza di turno e che molto ha premuto per arrivare a quel voto. «Ci hanno criticato per aver atteso a lungo, ma dovevamo avere la maggioranza per muoverci». E la maggioranza c’è stata. A favore Paesi tradizionalmente rivali di Damasco e dell’alleato iraniano, a partire dall’Arabia Saudita, ma pure Stati finora cauti nello schierarsi contro chi reprime rivolte che loro stessi stanno affrontando come l’Algeria, su cui avrebbe pesato la pressione di Parigi. Astenuto l’Iraq, contrari lo Yemen (in piena guerra civile) e il Libano (dove l’influenza di Damasco resta potente). Non ha votato la Siria, il cui rappresentante ha definito la mossa «illegale e pilotata da Usa e Europa». A Damasco la «piazza» filo-Assad ha reagito in serata saccheggiando l’ambasciata saudita e assaltando quella del Qatar, a Latakia attaccati i consolati di Francia e Turchia.
Il voto di ieri, nei dettagli, vieta al regime di Bashar Al Assad di partecipare a ogni iniziativa della Lega finché non sarà rispettato il patto del 2 novembre con la stessa organizzazione: fine delle violenze, ritiro delle forze di sicurezza dalle città, rilascio dei prigionieri, libertà d’espressione, presenza di osservatori stranieri, apertura di un dialogo nazionale. Promesse mai mantenute e finché non lo saranno gli ambasciatori dei Paesi della Lega lasceranno Damasco (ogni capitale deciderà in merito), saranno varate sanzioni «economiche e politiche» da precisare. Importante: la Lega continuerà i contatti con tutta l’opposizione siriana, invitata a un summit al Cairo già martedì, e se la violenza non si fermerà l’organismo, parola del segretario generale Nabil Al Araby, «contatterà le organizzazioni internazionali, comprese le Nazioni Unite». Un impegno cruciale, dopo che in ottobre le sanzioni dell’Onu erano state bloccate da Pechino e Mosca, che ora potrebbero rivedere la loro posizione. Gli ultimi mesi offrono un precedente: la risoluzione Onu che diede il via all’intervento Nato in Libia fu anticipata in febbraio proprio dalla sospensione della Jamahiriya dalla Lega Araba. Da mesi gli analisti e i politici sottolineano come i casi dei due Paesi siano diversi, in Siria un intervento militare internazionale è di fatto da escludere. Ma è indubbio che lo schierarsi della Lega Araba contro Assad, nonostante il suo presentarsi come «campione del nazionalismo arabo», sia una svolta cruciale: compiuta in sintonia con l’Occidente è la necessaria premessa a un vero coinvolgimento della comunità internazionale.
Da Washington a Bruxelles, passando per le maggiori capitali europee, ieri le reazioni sono state di totale adesione alla decisione presa al Cairo. «Applaudo questa tappa importante», ha dichiarato Barak Obama, mentre Catherine Ashton, capo della diplomazia europea, esprimeva il «pieno sostegno della Ue», che domani a Bruxelles riunirà il Consiglio Esteri per approvare nuove sanzioni anti-Damasco. Dalla Farnesina, e dalle diplomazie di Parigi, Berlino sono inoltre arrivati espliciti appelli all’Onu perché il suo Consiglio di Sicurezza segua l’esempio della Lega Araba, che almeno questa volta non ha deluso.
Cecilia Zecchinelli