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 2011  novembre 13 Domenica calendario

«L’ELISEO PENSA ALLE SUE BANCHE» - E

se i due leader li mettessimo a testa in giù? Se guardassimo Angela Merkel e soprattutto Nicolas Sarkozy non come i paladini dell’euro, e quindi occhiuti guardiani dell’Italia, ma come due capi di governo vicini al panico che cercano di salvare (comprensibilmente) i loro Paesi? È un modo di guardare la crisi del debito altrettanto legittimo di quello ortodosso. Ma porta a constatazioni diverse. «L’Italia non è solo la terza economia dell’eurozona — dice in questa intervista Maurice Fraser, professore di politiche europee alla London School of Economics —. È anche uno dei sei Paesi fondatori della Ue, e questo non è un fatto che possa essere sottostimato: significa che è un Paese fondamentale, se venisse marginalizzato sarebbe un colpo esistenziale alla Ue».
Che ci siamo messi nei guai è evidente. E che, quando la crisi rischia di diventare una catastrofe, la «normalità» venga sospesa non è sorprendente. «In gran parte — spiega Fraser — l’Europa si è legittimata attraverso la democrazia, ha prevalso la input legitimacy, la spinta dai cittadini. Nell’emergenza attuale, però, il concetto va rivisitato, prevale una output legitimacy, cioè gli elettori acconsentono a dare maggiore rilevanza, rispetto alla democrazia e al voto, ai risultati, alla qualità delle decisioni, alla competenza, a istituzioni credibili. Quando entrano in gioco il dover campare e supportare la famiglia, diventa moralmente giustificato il governo dei tecnici. Per un certo periodo».
Lo stesso vale per la cancelliera Merkel e il presidente Sarkozy: «Quando la classe politica e qualche istituzione sono screditate, la gente è disposta ad accettare dictat esterni». In Gran Bretagna, nota il professore, sarebbe impensabile che i leader di Germania e Francia arrivassero a Londra e dettassero a David Cameron qualsivoglia regola. «Ma è dal 1957 che un Paese come l’Italia ha alte aspettative rispetto alla Ue, che cerca di importare da lì gli standard virtuosi di altri Paesi», sostiene Fraser.
Detto questo, sottolineati i limiti storici e le responsabilità politiche nazionali, è bene rovesciare il punto di vista, guardare alla situazione da Berlino e da Parigi. «Certo, un default dell’Italia provocherebbe contagio, probabilmente prima alla Francia ma poi anche alla Germania — dice Fraser —. È un caso nel quale occorre mettere in campo tutta la volontà politica: se non ce la si fa a salvare l’Italia, chiunque può cadere». Detto in termini diversi, l’Italia rischia di essere il Paese che affossa l’euro, ma può anche essere quello che lo salva (se ancora è possibile), forse l’unico, in questa circostanza, nella situazione di poterlo fare: uscendo dalla crisi con le proprie forze. Per quanto difficile, è questo che Merkel e Sarkozy chiedono, pronti, almeno in teoria, ad aprire un ombrello finanziario, nella forma di aiuti, per darci il tempo di farlo. Quel che solleva scetticismo è che nel frattempo starebbero preparando un Piano B.
«È naturale — commenta Fraser —. Qualche piano che preveda lo scenario peggiore dev’esserci». Sui mercati se ne parla apertamente: se si accorgessero che l’Italia non ce la fa — questa è la teoria — Berlino e Parigi lancerebbero un’unione fiscale tra essi, assieme a qualche altro Paese solido (Austria, Olanda, Finlandia e pochi altri) in modo da alzare una muraglia almeno attorno a un nucleo di membri forti dell’euro. «Un’idea che solleva enormi punti interrogativi, direi sovversiva — sostiene il professore —. Sei o sette membri di una nuova eurozona: dove vanno gli altri venti? Si creerebbe una profonda divisione tra un nocciolo duro e chi ne sta fuori. E si creerebbero enormi problemi di governance». Infatti, questa ipotesi — che nei giorni scorsi è stata confermata all’agenzia Reuters da fonti autorevoli di Berlino, nei termini di discussioni in corso con Parigi — non è all’ordine del giorno, ma è vista come l’ultima ratio. Racconta però che, mentre guardano con preoccupazione Roma, Frau Merkel e Monsieur Sarkozy sono pronti a girare la testa e a scendere dalla barca comune, se necessario.
Così è, se si guardano le cose a testa in giù.
Danilo Taino