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 2011  novembre 16 Mercoledì calendario

IMMIGRATI, GIUSTIZIA E NEUTRINI TRE ANNI DI MINISTRI PASTICCIONI ARCHIVIATI DALL´ARRIVO DEI PROF

Delle due l´una: o il mito dei tecnici o la disgrazia dei chiacchieroni. Perché della tecnocrazia si può dire tutto il male possibile e anche di più. Sospensione della democrazia, fallimento della politica, mano libera a quelle che già vent´anni orsono l´Avvocato Agnelli definiva «le forze della de-sovranizzazione».
Ma quello che certo non si può dire è che il governo uscente abbia mostrato e dimostrato anche solo una volta quella che ieri sera il presidente Napolitano, parlando di altro, ha indicato come «una base minima di serietà». E se la formula, riferita al Berlusconi quater, può suonare un po´ astratta, beh, scendendo di livello e senza alcuna fatica si può dimostrare che tale governo, nei suoi tre anni e mezzo di vita, non si è risparmiato nulla, ma davvero nulla per passare alla storia come il più incapace, distratto, ridicolo e cialtrone che mai si ricordi.
E´ questo che gioca specialmente a favore del professor Monti e delle competenze: il ricordo fresco delle incompetenze. Le manovre dell´estate scorsa, per dire. Nessuno è mai riuscito a capire quante ne hanno scritte, riscritte, corrette e ricorrette, una commedia pazzesca cui l´incauta ministro Meloni si è permessa di accennare sul palco del Premio Amalfi, quando chiamata a fare l´imitazione del suo collega Tremonti non si è tirata indietro: «Giovgia, questi soldi non te li posso pvopvio dave... «.
Una drammatica finzione borgesiana su base previdenziale, il ministro dell´Economia ribadiva «la barra è dritta», Sacconi ci piazzava i contributi del servizio militare, Romani vagava attorno ai numeri, Calderoli in giardino si faceva fare la foto con la "V" di vittoria, Berlusconi annunciava di avere lo champagne in frigorifero per il raggiunto accordo; però poi si scopriva un buco grosso così e ripartiva la giostra e così Berlusconi la fermava: «Ho salvato l´Italia», ma sul serio.
Ah, Berlusconi, poeta di alacre inventiva, imperatore della più azzardata e sciagurata estemporaneità! Nel settembre del 2009 volò a Tunisi per l´inaugurazione di una tv, e lì in studio dopo aver fatto il lumacone con l´annunciatrice, lanciò il seguente appello al pubblico del Maghreb: «Venite in Italia! Troverete casa, lavoro e scuole! Questa è la politica del governo - e intanto si metteva le mani sul cuore: - Avec totale ouverture du coeur». Quest´ultima si vide al momento dei grandi sbarchi a Lampedusa (marzo 2011), ma a quel punto in un solo comizio il Cavaliere promise all´isola: il premio Nobel, la zona franca, il casinò, i campi da golf, il rimboschimento, un´area «a burocrazia zero», degli spot turistici «già commissionati» a Rai e Mediaset e un non meglio «Piano Colore» per far diventare Lampedusa «come Portofino».
Il punto è che l´attitudine pasticciona si è perfettamente integrata con il regime degli annunci stentorei, dei protagonismi smaniosi, dei capricci, dei dispetti e delle follie di persone, oltretutto non sempre lucide o salde di nervi, a cui non si farebbe amministrare alcunché. E subito tale sfiducia si apre a immagini drammatiche: le montagne d´immondizia che ritornano a impestare Napoli, il centro storico dell´Aquila abbandonato e presidiato, i terribili crolli di Pompei, ma anche la finta premiazione della bulgara Dragomira Bonev al festival del Cinema di Venezia: «Action for woman» era fantasticamente intitolato il riconoscimento. E poi Bondi se la prese a male e offeso non andava più al ministero.
E allora dici: che arrivino pure, questi benedetti tecnici. Sottinteso: purché la smettano i pericolosi anti-tecnici, i nocivi dilettanti che vanamente si agitano al governo combinandone di tutti i colori. La Gelmini con i suoi neutrini in viaggio nel tunnel del Gran Sasso; la Carfagna con la sua indispensabile normativa contro la prostituzione arenatasi nelle more dell´Utilizzatore Finale; e Calderoli che nella furia disboscatrice aveva cancellato la normativa che istituisce la Corte dei Conti, per cui dopo il decreto «taglia-leggi» se ne dovette votare un altro «salva-leggi».
E peccato per la riforma della Giustizia «epocale» e per Nitto Palma che appena nominato ministro, questa estate, vide sfumare un viaggio in Polinesia e quindi: «Io non sto né all´Economia né all´Interno, non capisco perché sia tanto indispensabile che rimanga qui». Il suo predecessore Alfano, d´altra parte, riuscì nell´impossibile compito di conciliare una legge per il Processo Breve (alla Camera) e una per il Processo Lungo (al Senato). E Ignazio La Russa, con le sue Maserati, che si porta i giornalisti in Afghanistan ad ammirarlo in elicottero che tira i volantini, «come d´Annunzio!».
Nessun altro governo, a memoria di osservatore, ha più di questo aperto la strada ai tecnici. Il governo delle ronde, che pare siano solo tre. Il governo del Piano del Sud, che in Parlamento basta menzionarlo perché tutti scoppino a ridere. Il governo dei fondi Fas, che pochissimi sanno cosa sono, ma saperlo o non saperlo è del tutto inutile perché come il Ponte di Messina rientrano nell´immaginazione e nella contemplazione del Grande Nulla.