Ettore Livini, la Repubblica 14/11/2011, 14 novembre 2011
LO SPREAD - MILANO
L´addio a rate di Berlusconi? Vale un salasso da ottanta punti in più di spread, schizzato giovedì scorso al record di 575 punti. Mario Monti? Ci ha già garantito un bonus di 100 punti. «Io ho lasciato Palazzo Chigi a maggio 2008 che eravamo a 37», ricorda agli smemorati Romano Prodi. I voti, ormai, contano poco. I tempi cambiano, i mercati dettano legge e lo stato di salute dell´Italia (e dei suoi governi) si misura oggi con l´infallibile "spreaddometro", il numero magico che indica la differenza tra il rendimento dei Btp decennali tricolori e i loro gemelli tedeschi. Più è alto, più stiamo male. E venerdì scorso l´Italia aveva la febbre a quota 453. Per convincere gli investitori a comprare i nostri titoli decennali dobbiamo garantir loro un rendimento del 6,46%. Berlino riesce a piazzarli senza fatica a un tasso dell´1,93%.
Dal primo governo Berlusconi nel ’94 ad oggi, lo spread tricolore si è regalato una bella corsa sull´ottovolante. Oscillando dai + 675 punti del record di marzo ’95 fino al minimo di -4 di Natale 1998, in piena euroeuforia. Poi - dopo una bonaccia lunga quasi otto anni - le danze sono ripartite a fine 2007. Prima con la crisi politica italiana, poi con l´inizio dei guai della Grecia, fino alle fibrillazioni da infarto degli ultimi giorni.
L´ingresso nell´euro
Gli anni tra ’95 e ’99 sono quelli in cui il calo dello spread ha fatto da colonna sonora al miracoloso aggancio dell´Italia all´euro. Il governo Berlusconi lascia in eredità a inizio ´95 a Lamberto Dini un differenziale con i bund a quota 500. A marzo di quell´anno - causa incertezza politica - tocca + 675. Il vento gira quando nel ’96 sale a Palazzo Chigi Romano Prodi. I mercati fiutano stabilità, le riforme funzionano e la forbice inizia a stringersi. A giugno del ’96 siamo sotto quota 300. Dopo una fibrillazione ad agosto in coincidenza con i capricci di Fausto Bertinotti sulla finanziaria, a settembre buchiamo la soglia psicologica dei 200. L´8 luglio ’97 l´Ecofin dà l´ok al piano di convergenza e l´eurottimismo schiaccia lo spreaddometro sotto quota 100. Il crollo della Russia e dei paesi emergenti non basta a smorzare l´euforia. Nell´ottobre del ’98 i capitali in fuga dai mercati a rischio comprano (bei tempi!) un bene rifugio come il Btp. Il 23 dicembre di quell´anno accade l´impossibile: i bund rendono per un attimo 4 centesimi in più dei decennali tricolori.
La lunga bonaccia
Massimo D´Alema eredita Palazzo Chigi da Romano Prodi nel dicembre ’99 con lo spread in letargo che naviga in un canale stretto tra quota + 20 e + 50. Per il gigantesco debito pubblico italiano è l´era del Bengodi. I nostri titoli di stato rendono pochi centesimi più dei tedeschi. Si va alle urne, arriva Berlusconi, ma il risultato non cambia. I mercati percepiscono ormai il rischio Europa più di quello dei singoli paesi. Sono gli anni d´oro della Ue, quelli in cui qualche governo non ha approfittato di questa Cuccagna per abbattere i debiti. La linea dello spread tra Btp e bund sembra tirata con la livella. A inizio 2007, per dire, i mercati si spaventano perché si arriva a + 42, una cifra che non si toccava dal 2001.
L´elettroschock greco
Prodi, ipse dixit, lascia Palazzo Chigi a Berlusconi con lo spread a 37. L´incertezza elettorale lo spinge subito a 50. E per la prima volta dopo dieci anni i tassi italiani tornano ad allontanarsi da quelli della Germania. La forbice si allarga dopo il crac Lehman. I Btp non sono più un bene rifugio. A fine ottobre siamo a quota 128, record dal 1997. L´inizio del 2009 è un periodo di convalescenza. Lo spreaddometro ritorna sotto 100 e il peggio sembra alle spalle. Purtroppo non è così. A fine anno inizia a tremare la Grecia e persino il Dubai fatica a onorare i suoi impegni con i creditori. Dopo Atene trema Madrid. E qualcuno teme che prima o poi tocchi all´Italia. A giugno 2010 la febbre è salita a 178. Il 31 novembre il differenziale fora per la prima volta dall´ingresso nell´euro il muro dei 200 punti.
Il testacoda fai-da-te
Il resto è storia dei nostri giorni. A giugno 2011, con l´euro sotto attacco, lo spread segna ancora 223 punti. La Grecia è sull´orlo del crac, a Bruxelles si litiga. A metà luglio l´Italia brucia quota 300 e poco dopo, un po´ a sorpresa, scavalca la Spagna, da tempo in crisi. Il rendimento dei BtP sale oltre il 6%. I mercati vogliono riforme, il governo Berlusconi insegue con una doppia manovra, la prima spontanea, la seconda "spintanea", varata sotto la pressione della Ue. Non basta ai mercati. Che non si spaventano nemmeno davanti agli acquisti di titoli tricolori da parte della Bce. Il 6 agosto siamo a 412, domina la volatilità. A inizio settembre l´ottovolante scende a 350. Ma è breve gloria. Due settimane fa si ritorna a 450 e da lì in poi si va al galoppo fino ai 575 punti di giovedì scorso. Tra luglio e ottobre il caro-spread è costato all´Italia 4 miliardi di interessi sul debito in più. Oggi ripartono le danze. Meglio allacciare le cinture.