Attilio Barbieri, Libero 13/11/2011, 13 novembre 2011
CON PIÙ TASSE SUL FUMO LO STATO PERDE MILIARDI
Quando si tratta di aumentare il gettito fiscale benzina e sigarette sono fra i bersagli preferiti. Con una differenza sostanziale però sugli effetti: mentre nei carburanti non esiste di fatto un mercato parallelo, per il tabacco c’è ed è il maggior beneficiario, in tutti i sensi, delle strette fiscali che periodicamente si abbattono sulle “bionde”. Si tratta del contrabbando. L’argomento è quanto mai d’attualità visto che fra i provvedimenti mangia soldi che il governo d’emergenza (ammesso riesca a decollarne uno) potrebbe varare, dovrebbe esserci pure un maxi aumento sui tabacchi. Un’accisa aggiuntiva tale da portare il prezzo delle marche più diffuse – Marlboro, Camel e Philip Morris – addirittura attorno agli 8 euro. E dire che già veniamo da un periodo di aumenti. Solo nell’arco dell’ultimo anno, ad esempio, le Camel sono salite da 4,10 a 4,50 euro, le Lucky Strike Blu da 4,10 a 4,50, le Marlboro da 4,55 a 5 euro tondi.
Dati su gettito erariale successivo agli aumenti di accise e Iva non ce ne sono ancora (bisognerà attendere per lo meno i primi mesi del 2012). Numerosi studi condotti da istituzioni indipendenti hanno dimostrato però che a fronte di un aumento del carico fiscale sui tabacchi corrisponde un calo del gettito per l’erario. Con più tasse riparte il contrabbando e alla fine le vendite legali scendono.
Dal fumo lo Stato ricava circa 14 miliardi di euro l’anno di cui 10,2 dalle accise e quel che resta dall’Iva. Che fosse in arrivo una nuova stretta lo aveva lasciato capire anche il sottosegretario, ormai ex, all’Economia Alberto Giorgetti, intervenendo a metà ottobre a una tavola rotonda sulla nuova regolamentazione nel settore tabacco promossa da Cesare Cursi, presidente della Commissione Industria, Commercio e turismo del Senato, presieduta da Cesare Cursi. «Ci sarà un ulteriore aumento del prezzo delle sigarette», aveva detto Giorgetti, «con un intervento sull’accisa». Certo, col cambio della guardia a Palazzo Chigi e l’arrivo dei nuovi ministri, si riparte da zero, ma l’obiettivo è il medesimo: fare cassa per portare risorse aggiuntive per limare i tagli alla spesa e le nuove imposte sulle persone fisiche in arrivo.
Oggi dai tabacchi arriva il 3,3% delle entrate tributarie erariali. Tuttavia non è detto che aumentando le imposte, nella fattispecie l’accisa, le entrate per l’erario crescano. Anzi: è molto probabile che accada l’esatto contrario. Vale a dire che scendano. Come dimostra uno studio realizzato recentemente dalla Luiss di Roma. Le vendite legali di sigarette nel 2010 sono scese del 2,4% rispetto al 2009, anno in cui erano già calate del 3,1% rispetto al 2008. Complessivamente il mercato delle bionde si è ridotto dai 93 miliardi di sigarette vendute nel 2005 agli 87 miliardi del 2010. Una diminuzione del 6%. Se dovesse scattare un ulteriore, fortissimo aumento dell’accisa, superiore ad un euro, il consumo di sigarette sul mercato legale è destinato a scendere. Di quanto è difficile dire. Solo nel 2010 il commercio illecito di sigarette è salito al 3,4% dal precedente 3,1 del 2009. E ad ogni punto di diminuzione nel volume delle vendite legali l’Erario ci perderebbe 100 milioni di accise e 30 milioni di Iva. Lo calcola l’università Luiss di Roma.
Dunque un forte inasprimento del prelievo fiscale sul fumo è destinato a provocare un calo del gettito. Con l’effetto che poi questo mancato introito ci pioverebbe in capo sotto forma di ulteriori tasse.
Attilio Barbieri