Alessandro Carlini, Libero 13/11/2011, 13 novembre 2011
QUEI SINDACI RAGAZZINI CHE FANNO IMPAZZIRE GLI USA
Sono loro i veri “rottamatori”, così giovani da far apparire come vecchio e superato anche Matteo Renzi e il suo movimento del Big Bang. Si tratta di due baby politici che negli Stati Uniti hanno conquistato il posto di sindaco a 18 e 22 anni, attirando l’attenzione dei media di tutto il mondo.
Il primo si chiama Jeremy Minnier, non è abbastanza grande da poter ordinare una lattina di birra al bar, dato che negli Usa ci servono 21 anni, ma si è da poco seduto sulla poltrona più importante di Aredale, un minuscolo comune di soli 74 abitanti nella contea di Butler, Iowa. «Secondo molte persone i diciottenni sono troppo giovani, non sono in grado di governare, non sono interessati alla politica. Ma non è vero, ci sono molti ragazzi, molti giovani adulti che sono interessati a queste cose. E rappresentano il futuro», ha dichiarato il neo primo cittadino, che ha appreso la notizia della vittoria mentre si trovava a scuola.
Il “rottamatore” ha sconfitto il 76enne sindaco uscente Virgilio Omero – il nome non è uno scherzo – e soprattutto non ha speso un centesimo per la sua campagna elettorale. Anche perché in quel villaggio è veramente possibile fare politica porta a porta. Le famiglie si conoscono molto bene, anche se per Jeremy non è stato facile conquistare quei 24 fatidici voti che gli hanno permesso di vincere. «Alcune persone avevano detto che non ero adatto per questo lavoro», ha spiegato il ragazzo, aggiungendo che è molto felice dell’elezione, ma non punta a diventare un grande uomo politico. Anche perché deve ancora diplomarsi e dovrà dividersi fra la scuola e il suo ruolo istituzionale. Ha però già le idee chiare sul programma da attuare: vuole, in una zona agricola come quella, impegnarsi per la bonifica dei terreni e i diritti dei contadini. «Non ho intenzione di spostarmi dal luogo dove sono nato, ma userò questi quattro anni per migliorare la mia città», ha detto Jeremy, sottolineando che la sua famiglia ha una tradizione in politica: il padre è stato sindaco, e il cognato ventinovenne è appena stato eletto primo cittadino in un altro villaggio.
Spostandosi verso il Massachusetts, si incontra il democratico Alex Morse, che a soli 22 anni ha conquistato il municipio di Holyoke, una città di 40 mila abitanti. Lì i problemi non sono certo quelli di un villaggio dell’Iowa ed Alex ha dovuto intraprendere una vera e propria campagna elettorale. Morse è stato eletto con 5mila voti in più rispetto al suo sfidante, la signora Elaine Pluta, il sindaco uscente di Holyoke. Ha fatto campagna mentre ancora andava alla Brown University di Providence, Rhode Island. «Ho deciso circa un anno e mezzo fa, mi sono guardato dentro e ho capito di essere la persona adatta per questo posto». Ha potuto battere l’attempata Pluta puntando soprattutto sulla comunità ispanica, il fatto di parlare spagnolo gli ha dato di sicuro molti punti in più rispetto all’avversaria. Oltre a investire su internet e le nuove tecnologie, ha usato i metodi della vecchia politica. «Ho avuto molte conversazioni con le famiglie nei loro salotti, nelle loro cucine e sui loro ingressi», ha detto Alex, che non è stato penalizzato dai suoi gusti sessuali in una piccola città. È infatti gay ma come lui stesso ha spiegato: «Non c’era alcun segreto, i votanti sapevano della mia omosessualità». Questo gli ha permesso di contare anche sul sostegno della comunità gay di Holyoke.
Alex ha alle spalle qualche esperienza politica, maturata mentre studiava all’università. Ha lavorato per tre anni con l’ex sindaco di Providence, l’italoamericano David Nicola Cicilline, che è stato il primo sindaco di una capitale di uno Stato americano apertamente gay e ora è deputato democratico al Congresso.
Alessandro Carlini