Filippo Facci, Libero 13/11/2011, 13 novembre 2011
DALLA FINANZA ALLA FINANZA
C’è di buono che ora possiamo interrompere lo stucchevole mantra su quanto sia equilibrato e impeccabile e lungimirante mister Giorgio Napolitano, capo dello Stato che da anni beneficia della disperata e italica necessità di mantenere perlomeno un basamento sacrale, un totem, un profilo istituzionale di intoccabilità: abbattuto il quale, dopo, non rimarrebbe più niente. Ecco, appunto: siccome non è rimasto più niente (i governi li fa Francoforte) siamo finalmente autorizzati a ricordare che quel pavido comunista, in definitiva, è la seconda volta che svende le istituzioni democratiche alla finanza. La prima fu nel febbraio 1993, quando era presidente della Camera e reagì con imperdonabile indolenza dopo un tenente colonnello della Guardia di Finanza, su ordine del Pool di Milano, aveva bussato a Montecitorio per acquisire alcuni bilanci di norma reperibili su una qualsiasi Gazzetta ufficiale, per buona pace dell’inviolabilità del Parlamento. Oggi, invece, preso dal panico ora come allora, si affanna a nominare un neo-senatore a vita dall’oggi al domani (viva la casta) e in nome dell’emergenza lascia che 47 milioni di elettori vengano dopo la Bce, la Ue, il Fmi, Merkozy, Sarkomel, Goldman Sachs e altra finanza. L’abbiamo difeso quando in Piazza Farnese gli davano del mafioso piduista, ma eravamo maggioranza. Oggi la maggioranza è altrove, e lui pure. Tutto qui.
Filippo Facci