Paolo Mastrolilli, La Stampa 14/11/2011, 14 novembre 2011
Prego Dio che l’Italia riesca a mettere ordine nei suoi conti, torni alla prosperità, salvi l’euro, e diventi un esempio per tutto il mondo occidentale»
Prego Dio che l’Italia riesca a mettere ordine nei suoi conti, torni alla prosperità, salvi l’euro, e diventi un esempio per tutto il mondo occidentale». Quando un economista parla così, verrebbe istintivo mettersi le mani nei capelli. Però il professor Arthur Laffer, già guru di Ronald Reagan, fa sul serio: «Prego perché avete un compito molto difficile, ma mi auguro che riusciate a svolgerlo, nell’interesse di tutti». Cominciamo dal principio: cosa dovrebbe fare l’Italia per rimettere ordine nei suoi conti? «Dovete tagliare le spese, riducendo l’enorme debito e portando il bilancio in pareggio. Ma dovete farlo senza aumentare le tasse e rilanciando la crescita, perché fino a quando la vostra economia continuerà ad espandersi a ritmi inferiori all’uno per cento, non risolverete mai i vostri problemi in maniera definitiva». Dove dovremmo cominciare a tagliare? «Nei settori dove dovrebbe tagliare tutto l’Occidente: assistenza sociale, pensioni, e poi sanità. Non voglio essere crudele nei confronti delle categorie che sarebbero toccate da questi provvedimenti, ma le politiche condotte finora creano povertà invece di eliminarla, e distruggono i bilanci degli stati. Le spese pubbliche in questi settori sono tasse, che tolgono soldi a chi lavora e chi investe, per darli a chi non può, o in troppi casi non vuole essere produttivo. Tutto ciò non è più sostenibile». Ma come possiamo ridurre il debito senza aumentare le tasse? «Non vi potete permettere di alzare le tasse perché avete già un’economia anemica, che praticamente non cresce. Alzare le tasse ora vorrebbe dire soffocarla in maniera definitiva. Mi dispiace, ma l’unica strada da percorre è quella dei tagli». E cosa bisogna fare per favorire la crescita? «La riduzione delle spese statali, se viene interpretata come alleggerimento del peso fiscale imposto a imprese e cittadini, è una strategia per favorire la crescita. Voi dovete tornare a rendere attraente per le aziende di investire in Italia, e per i lavoratori di prestare bene la loro opera. C’è una sola maniera per raggiungere questo scopo: ridurre l’enorme differenza tra i salari pagati dalle imprese e i soldi effettivamente ricevuti dai dipendenti. E’ la differenza provocata dalle tasse, che poi vengono utilizzate per spese non utili a stimolare l’economia». Non serve altro per favorire la crescita? «Ci sono tanti altri piccoli provvedimenti specifici di liberalizzazione che si possono prendere, ma questo è il principale. E va accompagnato ad una maggiore elasticità del mercato del lavoro, diminuendo il potere di ricatto dei sindacati». Lei pensa che Mario Monti sia l’uomo giusto per riformare l’Italia? «Io pensavo che l’uomo giusto fosse Berlusconi: aveva tutto il consenso politico e il background personale per cambiare il paese. Poteva passare alla storia come il leader che aveva salvato e trasformato l’Italia, lanciandola verso il futuro. Non ha avuto il coraggio o la forza di farlo, e per me è stato una grande delusione. Monti ha il vantaggio di non essere un politico, ma avrà la libertà e il potere di prendere i provvedimenti necessari?». L’euro ha ancora un futuro? «Deve averlo, e io spero che la trasformazione dell’Italia diventi una lezione per tutti. Anche qui, però, bisogna essere onesti fino in fondo: chi gestirebbe non dico un’impresa, ma una famiglia, con i criteri adottati finora a Roma e Atene? Non è vero che l’euro non può accettare il default dei paesi membri: bisogna stabilire chiaramente che chi riesce a comportarsi come deve va avanti, e gli altri falliscano pure. L’economia è così».