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 2011  novembre 14 Lunedì calendario

Ministro Galan, lei non è nemmeno parlamentare. Come si sta da di soccupati? «Non me lo dica... Stamattina ho chiesto a mia moglie un soldo

Ministro Galan, lei non è nemmeno parlamentare. Come si sta da di soccupati? «Non me lo dica... Stamattina ho chiesto a mia moglie un soldo. Le ho detto, amore, è per il caffè, i giornali...». Gliel’ha dato? «Sì. Però mi ha detto che devo mettermi a fare qualcosa». Lei, così esuberante, come mai questa vocina? «Ma perché sono amareggiato, avvilito, indignato...». Indignato? «Con quelli che nella vita non hanno mai fatto niente di buono e ci trattano peggio dei delinquenti. Urlano, sputano, tirano monetine. Lo so che anche l’asino tira un calcio al leone ferito, ma non pensavo che gli asini fossero tanti. E dovrei fare un governo con quelli?». Non proprio con quelli. «All’incirca... E dopo aver sentito Franceschini alla Camera mi veniva voglia di rispondergli con un’allocuzione romana ormai così in voga anche fra noi al Nord, che ci lasciamo stuprare la lingua. E cioè: ma vaff...». Ministro... «Franceschini sappia che non ci hanno battuti, né in aula né le elezioni, e nemmeno i magistrati sono riusciti...». Era più remissivo nei giorni scorsi. A metà fra il neomontiano Frattini e i sostenitori del voto subito, alla Ferrara. «È che sono dibattuto. Io sentivo il montare delle critiche al governo. In Veneto tre persone su quattro stanno con me ma ultimamente erano meno di tre su quattro, ed erano più tiepide. Però una fine così, con Franceschini, i cori, gli sputi... no, non la meritavamo». E del governo Monti che cosa pensa? «Faccio una previsione. Mario Monti diventa premier, il giorno dopo Mario Draghi compra 30 miliardi (dico una cifra a caso) del debito, lo spread si dimezza e tutti a gridare: miracolo! miracolo!». I poteri forti? «Già. E io rimango a metà tra Frattini e Ferrara perché è colpa nostra, ché i poteri forti dovevamo spazzarli via, distruggerli, farli a pezzi». Ma chi? «I grandi banchieri. La finanza internazionale. Le multinazionali». Un po’ vago. «Un po’ vago? Ma noi dovevamo fare la rivoluzione liberale, cancellare i privilegi. E invece una volta non tocchiamo le coop perché l’Udc ha le coop bianche. Poi se ne va l’Udc e non tocchiamo gli amici di An. Poi se ne va Fini e arrivano Tremonti e la Lega». E lì che succede? «Abbiamo progressivamente ceduto alle corporazioni. Abbiamo smesso di parlare agli industriali per parlare con Confindustria. Abbiamo smesso di parlare ai commercianti per parlare all’Ascom. Abbiamo smesso di parlare alla gente per parlare alle corporazioni, alle nomenklature, ai poteri che poi ci hanno ammazzati». È colpa di Tremonti e Bossi? «In un anno e mezzo, il tempo in cui sono stato ministro, ho visto un progressivo spostamento di potere da Palazzo Chigi alla sede dell’Economia. Sono cose che da lontano non si colgono, ma a Roma sì... Ecco, io Tremonti non lo perdonerò mai! Mai!». È stato lui... «Io dico solo una cosa: ho visto da parte sua un’arroganza, una protervia. Ci ha trascinati nel baratro. Penso all’ultima seduta del Consiglio dei ministri, ci siamo detti che in fondo eravamo una bella squadra, che abbiamo fatto delle cose importanti... ma io dico che Tremonti non è dei nostri. Lui non ha mai fatto parte della nostra squadra». Dice che ha remato contro? «Per carità, non mi faccia dire altro...». Ministro... «Non dico altro. Davvero. Anche perché sono stati diciassette anni belli. Abbiamo davvero fatto cose positive: abbiamo fermato la Gioiosa macchina da guerra di Occhetto, abbiamo fondato un sistema bipolare che aveva tutte le caratteristiche per diventare un sistema bellissimo, civilissimo». Se aveste adeguato la Costituzione al bipolarismo, ora non ci sarebbe Monti. «È vero. E saremmo scampati anche all’osceno mondo dei partiti, che sono ancora lì a spartirsi posti nei consigli di amministrazione, nelle municipalizzate...». Si rende conto che non ha ancora pronunciato la parola «Berlusconi»? [tace, ndr] Ministro? «È difficile per me... Potrei elencare mille suoi difetti, riempire cento pagine con gli errori che ha commesso ma... sono con lui da 27 anni, gli devo tutto, non è neppure ipotizzabile che non gli sia riconoscente, fedele, leale fino a pagare il prezzo più alto. E poi, per quante sciocchezze abbia fatto, lui è ancora il migliore di tutti. Mi viene il magone...». Gli dica qualcosa. «L’altro giorno, al Consiglio dei ministri, avrei voluto farlo, ma mi veniva da piangere. E siccome mi vergognavo, sono stato zitto. Ma vedevo intorno a me tanti ministri che già pensavano al loro futuro. Vedevo tanta ipocrisia». Ministro, i nomi... «No, basta, sono stanco. E poi i nomi li sapete anche voi». Veramente no. «Comunque adesso ci dobbiamo inventare qualcosa». Lei che farà? «Diciamo tutti che torniamo a fare i contadini ma non è vero. Radunerò i trenta amici più cari per riprendere la mia guerra, quella per portare un po’ di liberalismo in questo Paese». Con Berlusconi? «Non ci resta che ripartire da lì. Poi, si vedrà».