Francesco Manacorda La Stampa 14/11/2011, 14 novembre 2011
FRASI E IDEE DI MARIO MONTI
Artigli - «In Italia c’è una selva di privilegi corporativi, siamo tutti con gli artigli tesi a difendere i nostri privilegi. Questo dà a tutti la sensazione di non essere penalizzati rispetto agli altri, ma manda a fondo la barca Italia».
(26 settembre 2011)
Bond europei - Il professore è convinto che gli Eurobond frenerebbero la speculazione. La Germania non ci sta, ha paura di emettere titoli assieme a noi o alla Grecia. Ma «una strategia più efficace consisterebbe nel sorprendere i mercati optando per una politica risolutamente comune invece di mascherare le divisioni a colpi di denaro pubblico».
(21 luglio 2011)
Corporazioni - Che ci frenano. «In molti casi, basta pensare alle libere professioni, il potere delle corporazioni ha impedito che le riforme andassero in porto o addirittura venissero intraprese».
(2 gennaio 2011)
Diagnosi - «Nella diagnosi sull’economia italiana e nelle terapie, ciò che l’Europa e i mercati hanno imposto non comprende nulla che non fosse già stato proposto da tempo dal dibattito politico, dalle parti sociali, dalla Banca d’Italia, da molti economisti».
(7 agosto 2011)
Equità - «Mi sorprende quanto si stenti a riconoscere che immettere più concorrenza nei mercati tende ad accrescere l’equità, non a ridurla. Tende a dare più spazio al merito, a ridurre le rendite che derivano da privilegi di casta».
(19 novembre 2006)
Fucili - «Critiche alla Ue sono lecite. Sono invece meno pronto a permettere di parlare di fucili».
(9 aprile 2008)
Globalizzazione - «Le grandi trasformazioni che la società e l’economia italiana stanno vivendo, fra globalizzazione e reazioni protezionistiche, impongono oggi una riflessione attenta e aperta alle dinamiche internazionali... L’alternativa temo sarebbe un’onda crescente di populismo, ormai visibile in Europa e in Italia».
(31 gennaio 2007)
Helmut Kohl - Paragonato ad Angela Merkel. «Credo (che la Merkel, ndr) sia una sincera europeista che però non ha vissuto una guerra come il sincero europeista Kohl. E in definitiva Kohl ha perduto le elezioni per aver sostenuto l’euro. Comunque dall’epoca di Kohl in tutti i sistemi politici è aumentata la visione di breve periodo».
(23 dicembre 2010)
Ingredienti per il rilancio - «Meno barriere all’entrata, meno privilegi e rendite per gli inclusi, più possibilità di ingresso per gli esclusi e per i giovani, più spazio al merito e alla concorrenza: questi gli ingredienti di un’economia più competitiva, di una maggiore crescita, di una società più aperta, più inclusiva, più equa».
(1˚ maggio 2011)
Lavoro - Soprattutto per i giovani. «Un esempio di riforma strutturale utile per non penalizzare i giovani nel mercato del lavoro è quella proposta dal senatore Pietro Ichino. Essa mira a superare la divisione tra lavoratori anziani di fatto stabili e i giovani che invece, quando riescono ad avere un’occupazione, sono in prevalenza precari. E rispetta anche l’esigenza delle imprese di avere la necessaria flessibilità».
(8 febbraio 2009)
Moneta unica - «L’euro non è in crisi. In questi 12 anni, e ancora attualmente, l’euro non manifesta nessuno dei due sintomi di debolezza di una moneta. È stabile in termini di beni e servizi (bassa inflazione) ed è stabile (qualcuno direbbe, anzi, troppo forte) in termini di cambio con il dollaro. Gli attacchi speculativi ci sono, spesso violenti. Ma non sono attacchi contro l’euro».
(30 ottobre 2011)
Nuovi lavori - «Nella ristrutturazione dell’offerta l’Italia è tra i Paesi europei meno avanzati. Perché non tiene il passo di altri nella formazione di capitale umano e nella ricerca. E perché ha un blocco culturale che la rende esitante nel darsi mercati più efficienti e ammortizzatori sociali più moderni».
(19 novembre 2006)
Occorre, quello che - «La crescita occorre. Da dove può venire senza espandere i disavanzi pubblici? Solo da un guadagno di produttività e competitività dell’economia europea derivante dal realizzare seriamente il mercato unico».
(23 dicembre 2010)
Politici - Per il professore che sta per diventare premier: «Sarebbero disposti a dire di sì a tutti pur di vincere. Altro che patto fra le generazioni: se non ci fosse l’Unione Europea a far rispettare i vincoli fra deficit e Pil a pagare il conto sarebbero le generazioni future».
(9 aprile 2008) Quando la risposta non vale più Professore, sarebbe disponibile a guidare un governo di tecnici? «È sperabile non accada mai. Spero che il sistema politico sia in grado di produrre governi politici con una maggioranza e un’opposizione».
(9 aprile 2008)
Rappresentazione - «Serve una rappresentazione credibile e con speranza del futuro, se c’è una distribuzione equa dei sacrifici il paese può riprendere a crescere».
S(21 novembre 2011) ilvio Berlusconi - Per quanto riguarda il suo predecessore, il professore ha dichiarato: «Devo riconoscere che, spesso richiesto all’estero di giudizi sul presidente Berlusconi e sul suo governo, non ho mai assecondato le colorite espressioni usate dai miei interlocutori nel formulare la domanda e ho sempre sottolineato che, se c’è un “problema Berlusconi”, deve essere un problema di noi italiani, che l’abbiamo democraticamente eletto tre volte».
T(16 ottobre 2011) asse - Sono troppe sul lavoro e poche sui capitali. «Occorre ridare al bilancio la capacità di essere strumento chiave, anche se non unico, per ridurre le disuguaglianze. Ma ciò richiede che la comunità internazionale riconosca ciò che finora ha negato: se non vi è alcun coordinamento tra le rispettive fiscalità, gli Stati si trovano in piena concorrenza tra loro; le basi fiscali più mobili (come capitali e imprese) vanno là dove le porta il fisco più conveniente; quote crescenti del gettito fiscale gravano sul lavoro; gli Stati hanno sempre meno risorse per assistere coloro che soffrono dalla globalizzazione».
(22 marzo 2009)
Unione europea - «L’Unione europea e l’Eurozona si trovano in una fase critica, dovranno riconsiderare in profondità le proprie strategie».
(7 agosto 2011)
Vincoli esterni - Lettere da Bruxelles, missioni del Fmi ed altre varie ed eventuali. «Come europeista, e dato che riconosco l’utile funzione svolta dai mercati (purché sottoposti a una rigorosa disciplina da poteri pubblici imparziali), vedo tutti i vantaggi di certi “vincoli esterni”, soprattutto per un Paese che, quando si governa da sé, è poco incline a guardare all’interesse dei giovani e delle future generazioni».
(7 agosto 2011)
Zapatero e la Spagna che non siamo. «La Spagna è più avanti nel processo di ripartenza politica ed economica volto a padroneggiare la crisi. L’ Italia è più indietro... perché non c’è stato neppure il minimo riconoscimento di responsabilità da parte del governo».
(16 ottobre 2011)