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 2011  novembre 11 Venerdì calendario

Carlo Azeglio Ciampi l´ha definita "la Bibbia laica"; Giorgio Napolitano, il giorno del giuramento, affermò che «l´unità costituzionale» si è fatta «sostrato dell´unità nazionale»

Carlo Azeglio Ciampi l´ha definita "la Bibbia laica"; Giorgio Napolitano, il giorno del giuramento, affermò che «l´unità costituzionale» si è fatta «sostrato dell´unità nazionale». Gli anni passano e sempre più, in Parlamento e fuori, si accentua il dibattito – pur necessario, ma afflitto da striscianti velleità lottizzatorie – sulla necessità di aggiornare la nostra Carta cambiando con saggezza specifiche norme. Arriva dunque opportuno il convegno multidisciplinare sui concetti e le parole del lessico costituzionale italiano dal 1848 al 1948 organizzato oggi a Firenze dall´Accademia della Crusca e aperto dalla presidente Nicoletta Maraschio. Partecipano costituzionalisti, storici, linguisti. L´ultima relazione della giornata è di Erasmo Leso, storico della lingua italiana all´Università di Verona, studioso del linguaggio giacobino e del linguaggio fascista. Si occupa del rapporto fra lingua della Costituzione e lingua di tutti iniziando dalle analisi pionieristiche di Tullio De Mauro (autore della più volte accresciuta e ristampata Storia linguistica dell´Italia unita, Laterza) approdate poi nel saggio introduttivo al testo della Costituzione edito nel 2006 da Utet-Fondazione Bellonci. Infatti, a sessant´anni dal voto del 2 giugno 1946 e dalla nascita del Premio Strega, la Fondazione decise di assegnare alla Carta un Premio Strega speciale: autore collettivo i 556 parlamentari eletti dal popolo. Professor Leso, dal 1° gennaio 1948, e per tutto l´anno – dopo l´approvazione il 22 dicembre 1947 a larghissima maggioranza – il testo doveva essere depositato in ogni Comune per consentire ai cittadini di prenderne visione e cognizione. Ma quanta gente, allora, avrà potuto leggerlo e capirlo? «De Mauro ricorda che nel 1951 solo il 40 per cento della popolazione aveva la licenza elementare o titoli superiori. Ma per la sua estrema leggibilità, sia pure con l´aiuto di lettori più esperti, oggi – precisa De Mauro, indicandone la consistenza numerica – il testo è di lettura facile per tutta la popolazione in possesso di licenza elementare, quasi il 90 percento. Si tratta di 9369 parole: i lemmi singoli sono 1357, i periodi 420, e ogni periodo ha in media 19,6 parole». Un ventenne, studente universitario, le chiede due parole chiave di ieri e due di oggi della nostra Carta: lei quali indicherebbe? «"Libertà", e se ne capisce l´intenzione visto che l´Italia usciva dal ventennio fascista; e "lavoro", una scelta al cospetto di un Paese distrutto che doveva essere ricostruito. Oggi invece, "solidarietà" e ancora "lavoro"». Tendenza alla semplificazione, sobrietà espressiva, quasi nulla di enfasi aulica sono caratteristiche ormai accertate del nostro lessico costituzionale. Vuole suggerirmi qualche esempio? «Articolo 52, prima riga: "la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino". L´aggettivo "sacro", certamente impegnativo a causa del complesso significato e nell´uso alto del termine appare soltanto qui, e non altrove. Anzi, un frammento in cui si parlava di "sacri principi di autonomia e dignità della persona umana" è stato lasciato cadere». Insomma, la regola è stata l´antiretorica, quasi un understatement rispetto alla rutilante oratoria fascista. «Sì, altra norma adottata dai costituenti è quella di far passare un messaggio senza nominarlo esplicitamente, senza riassumerlo in parole d´ordine, in slogan. "Eguaglianza", che pure è una parola fondamentale nello spirito dell´intera Costituzione appare solo tre volte; "eguale" appena quattro volte, e "uguale" mai». E le parole più frequenti? «In prima linea "legge", 138 volte, più 41 al plurale; e – ovviamente – "Repubblica" con 95 occorrenze. A distanza si collocano "diritto", 55 volte plurale compreso, "Costituzione" 36, "cittadino" 29 plurale compreso, "lavoro" 18, "libertà" 13 e via scrutinando...». Con il senno di poi, avrebbe diminuito o aumentato la frequenza non solo di queste, oppure ne avrebbe introdotto qualche altra mai citata? «Avrei inserito la parola "laicità", assente, e aumentato "solidarietà", presente una sola volta».