Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 11 Venerdì calendario

IL FALLIMENTO DI ALEMANNO SI CHIAMA TRASPORTO PUBBLICO

Abbiamo solo due linee di metropolitana e sono così trascurate: adesso le finiremo noi”. A parlare era l’allora candidato sindaco di Roma per il centrodestra Gianni Alemanno. Era il 25 marzo 2008 quando, in piena campagna elettorale, proponeva ricette per il trasporto pubblico della capitale. Sono passati tre anni e mezzo, le cose non sono andate come immaginava. Le linee metro A e B garantiscono ai loro utenti un catalogo quotidiano di disservizi. Mercoledì l’ultima mattinata di passione. Per qualche minuto i convogli della A non si sono fermati in banchina, facendo materializzare lo spettro di uno sciopero bianco. La linea C è in costruzione da anni, ma è stata cancellata dal dossier per la candidatura alle Olimpiadi del 2020. La D esiste solo sulla carta. Solo le cinque fermate del prolungamento B1 entreranno in funzione nei prossimi mesi. Tutte opere, in ogni caso, pianificate durante le giunte di centrosinistra.
Sono giornate roventi per il trasporto pubblico a Roma, confermano che le politiche per la mobilità restano un nodo irrisolto della “rivoluzione conservatrice” annunciata da Alemanno. La città va spesso in tilt, con il traffico paralizzato per ore, che si tratti degli effetti di un acquazzone, dell’inaugurazione di un megastore o delle ripercussioni di qualche corteo. Con il centrodestra alla guida del Campidoglio le società che si occupavano di trasporto pubblico sono state accorpate in un’unica Agenzia. “Un operazione che ci consentirà di ridurre i costi del 30 per cento” affermò trionfante il sindaco. Peccato che a far lievitare le spese ci abbia pensato qualcun’altro.
NELL’AUTUNNO 2010 lo scandalo parentopoli porta l’Atac, la municipalizzata dei trasporti, nell’occhio del ciclone. Le cronache denunciano che, durante la gestione dell’amministratore delegato Adalberto Bertucci, sono state assunte centinaia di persone a chiamata diretta. Tra di loro parenti e segretarie di assessori, dirigenti di partito e sindacalisti. C’è pure un’ex cubista . Alcuni degli assunti di parentopoli godevano anche del privilegio di un orario di lavoro fiduciario: potevano timbrare il cartellino una volta sola al giorno. Poco tempo fa l’azienda è tornata sui suoi passi revocando il benefit: ora tutti devono possedere il badge. “Gli assunti illegalmente andranno via” tuonò Alemanno nel tentativo di difendersi. A pagare fu soprattutto l’ex asssessore alla Mobilità, Sergio Marchi, la cui fidanzata era tra gli assunti, e che è stato tra le vittime del rimpasto di giunta di inizio anno. Per lui solo qualche mese in quarantena, da agosto lavora al Consiglio regionale del Lazio come capo segreteria di Isabella Rauti: la moglie del sindaco.
A ottobre dello scorso anno cambia anche il managment di Atac, via Bertucci dentro Maurizio Basile, esperto in risanamenti azienali. Dura solo sei mesi, se ne va sbattendo la porta. Cambiano gli amministratori delegati, ma per Atac non c’è tregua. I conti non sono in ordine, il bilancio dello scorso anno segna un passivo di 120 milioni di euro. Per correre ai ripari il primo passo è l’ipotesi di aumentare il costo del biglietto. Poi si passa alla contrattazione aziendale. In una lettera inviata nelle scorse settimane ai sindacati, il nuovo amministratore delegato Carlo Tosti annunciava l’abolizione della contrattazione di secondo livello, per alcuni lavoratori, a partire dal 1 dicembre.
IL PERSONALE scende sul piede di guerra, non vuole pagare il prezzo di parentopoli. Il provvedimento viene ritirato, nelle prossime settimane si aprirà un tavolo di trattativa. Anche gli autisti non si impegnano molto per tenere alto il nome dell’azienda. Dopo quelli colti a mandare sms mentre guidano, ieri uno di loro è stato filmato mentre scendeva dal bus per prendere uno spuntino in pizzeria. Nel frattempo un passeggero lo attendeva a bordo. In fondo, per chi non vuole prendere l’autobus o la metro c’è sempre il taxi, da mercoledì nuove regole per la categoria. All’Assemblea capitolina sono servite solo 20 sedute per arrivare all’introduzione dello scontrino obbligatorio e dell’abbigliamento consono: niente più bermuda e sandali.