Isabella Bufacchi, Il Sole 24 Ore 11/11/2011, 11 novembre 2011
IN ASTA I TASSI DEI BOT SCHIZZANO AL 6%
L’asta dei BoT annuali è andata bene. «Molto bene», è il commento trapelato ieri sera da fonti vicine al ministero dell’Economia: bene anche se questi Buoni sono stati venduti al rendimento lordo del 6,087%, un salto abnorme pari a +2,51% rispetto all’emissione di ottobre e un livello che non si vedeva dall’ottobre 1997. Per i risparmiatori, il rendimento al netto di commissioni e ritenuta è risultato del 4,96 per cento.
L’esito dell’asta più temuta dai mercati dall’inizio della crisi è stato valutato positivamente da investitori e traders, tenuto conto del contesto nel quale si è tenuta: la domanda è risultata robusta (più del previsto), il tasso è sceso oltre un punto percentuale sotto la temuta soglia del 7% – come in pochi ottimisti avevano pronosticato – il prezzo ha retto l’impatto del secondario negli scambi post-asta, un segnale di resistenza che ha sorpreso i più scettici.
Questo collocamento ha costretto il mercato su scala mondiale a tenere il fiato sospeso ieri mattina, perché il Tesoro si è dovuto andare a finanziare per 5 miliardi di euro poche ore dopo una delle giornate più drammatiche nella storia dei titoli di Stato italiani, quando mercoledì i rendimenti dei BTp su tutte le scadenze erano schizzati sopra il 7 per cento e il quinquennale a un soffio dall’8 per cento. La domanda per i BoT annuali è salita fino a 9,947 miliardi, mettendo a segno un rapporto di copertura di 1,99 volte, niente male in un momento in cui gli acquirenti sul secondario scarseggiano. Le richieste sono pervenute prevalentemente da italiani, istituzionali, con pochi retail, ma c’è stata anche una certa partecipazione di stranieri attratti infine dall’alto rendimento. Ha poi aiutato il fatto che scadono questo mese 6,05 miliardi di BoT a 12 mesi contro i 5 in offerta. Il tasso di aggiudicazione al 6,087% a caldo ha fatto una certa impressione, preoccupando persino i più navigati. Ma quando rapportato al contesto, quel "poco più del 6%" è sembrato contenuto da chi aveva temuto lo sforamento della barriera del 7. Quel BoT trattato nel pre-asta aveva chiuso mercoledì sera al 7,65% e ieri mattina, a poche ore dall’emissione, viaggiava tra il 7,30% e il 7,20%, dunque ben sopra il 7 per cento. Fissare un rendimento in asta sopra il 7 era lo scenario peggiore, ma è stato evitato con un’asta «vera», non pilotata e artificiale come quella dei T-bill greci, con l’impegno degli specialist e domanda reale. Questo è stato confermato dall’andamento del prezzo del BoT a collocamento avvenuto, che ha rassicurato il mercato perché «non sono stati rilevati movimenti strani». «Un segnale positivo è arrivato soprattutto dalla fase successiva all’asta con il mercato che, dopo una breve fase di assestamento, ha continuato a muoversi al rialzo», ha osservato Chiara Manenti, strategist di IntesaSanPaolo.
Gli addetti ai lavori hanno notato che la forchetta di trenta centesimi tra il rendimento massimo e minimo in asta, tra 6,25% e 5,95%, è stata «abbastanza ampia» ma anche questo elemento di debolezza è stato ridimensionato tenendo conto delle circostanze eccezionali.
Fatta un’asta, però, ne arriva subito un’altra: scadono 37 miliardi di euro di BoT entro fine anno, con un roll-over molto impegnativo. Il mercato intanto già ieri ha iniziato a fare i conti con l’offerta dei BTp a cinque anni calendarizzata per lunedì prossimo. Nessuna apprensione, tuttavia. «L’asta di lunedì in proporzione non era considerata problematica già prima di aver visto il risultato dei BoT», ha commentato Luca Cazzulani, strategist di Unicredit, ricordando che quella dei BTp «sarà un’asta piccola, con una forchetta ampia tra 1,5 e 3 miliardi di euro». Dopo il buon risultato dei BoT, il collocamento dei BTp «dovrebbe essere ancora più agevole». Anche se la scadenza quinquennale è tra tutte quella più colpita, con prezzi crollati al punto da portare il rendimento a un passo dall’8 per cento.
Guardando ancora avanti, il mercato si attende per fine novembre in asta un nuovo BTp triennale, con una nuova cedola: se il Tesoro lo avesse emesso ieri, il coupon sarebbe stato un imbarazzante 6,5 per cento. Ma non è escluso che, come il mercato si augura, l’Italia dalla prossima settimana sia guidata da un Governo tecnico con personalità di elevato standing internazionale: quella cedola al 6,5% avrebbe buone possibilità di non vedere la luce.