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 2011  novembre 11 Venerdì calendario

“Io, un Fantozzi con l’estintore” - Nonostante tutto l’odio con cui il vostro mondo è plasmato il mio amore continuerà a vivere»

“Io, un Fantozzi con l’estintore” - Nonostante tutto l’odio con cui il vostro mondo è plasmato il mio amore continuerà a vivere». Il tatuaggio, in corsivo all’altezza della costola sinistra, è quello che ha contribuito a fargli fare i «tre scalini», detto della Roma di un tempo dedicato ai convittori di Regina Coeli. «E’ una frase mia - dice sistemandosi la tuta blu - E’ un po’ il mio pensiero». Fabrizio Filippi, «er Pelliccia» per gli amici bassanesi, di notti nella casa circondariale di Trastevere se n’è fatte 23. «La fortuna», ironizza in maniera lugubre riferendosi alla smorfia, quasi a esorcizzare un incubo che lo accompagnerà per molte notti ancora, anche fuori dal carcere. Appare diverso da quella foto che lo ha inchiodato mentre lanciava un estintore durante gli scontri del 15 ottobre, epilogo funesto della manifestazione degli Indignati a Roma. Gli occhi azzurri non sono più spiritati come quelli che risaltano nello scatto che ha fatto il giro del mondo. Sono gonfi - e non poco - delle lacrime versate per aver capito «di aver fatto una cazzata», di aver fatto soffrire famiglia e amici, e di essersi ritrovato in una cella di pochi metri quadrati con due persone che con lui non avevano mai avuto a che fare. Sino al 17 ottobre. Da allora sono passati 23 giorni, lunghissimi, trascorsi a leggere libri: «L’interpretazione dei sogni» di Sigmund Freud, «Così parlò Zarathustra» di Friedrich Nietzsche, «La sottile linea d’ombra» e persino il codice penale, il suo faro giudiziario. «Volevo capire cosa avevo fatto», dice spiegando di aver contato molto sulla psicologia, la materia che studia presso un’Università privata di Roma. Mentre leggeva una delle ultime pagine di Freud è arrivato l’avviso: «Filippi preparati, te ne vai». Ci ha messo un po’ Fabrizio per dar fede alle parole del secondino. Gli sguardi compiaciuti e invidiosi allo stesso tempo dei compagni di cella sono l’ultimo ricordo di Regina Coeli. «Ce li ho ancora impressi, nonostante la gioia per essere uscito mi è dispiaciuto pensare al fatto loro rimanessero lì, quando sei in carcere si stringe un legame di solidarietà con i compagni». L’abbraccio con i familiari e il lungo sonno della prima notte a casa sono i ricordi più belli del suo recente passato. A circa 24 ore dalla scarcerazione er Pelliccia appare molto provato. Lo sguardo verso il basso, accarezza i suoi cani, Lola, incrocio tra un Labrador e un maremmano di 14 anni, e Iside una bastardina «dal nome della dea greca», ci dice. Nonostante le invadenze di curiosi non si nega a due chiacchiere attraverso la cancellata del numero 7 di Via Grazia Deledda. «Ho fiducia nella giustizia e il fatto che sono qui in qualche modo lo dimostra», ma allo stesso tempo spiega di «non voler pagare per le colpe commesse da altri». Ripercorre quel pomeriggio fatale quando il suo amico lo ha svegliato per farsi accompagnare a Roma per pagare un bollettino universitario. Ribadisce che lì in mezzo si è trovato per caso e che si è fatto trascinare dagli eventi. Lui quegli eventi li ha pagati col carcere. Una fatalità o «meglio una cazzata perché lì mentre tiravo l’estintore non c’era nessuno, non lo avrei mai fatto». Nel frattempo l’amico si è laureato, in medicina, e la tesi discussa solo alcuni giorni fa l’ha dedicata a Filippo. «Mi sono sentito come in un film di Fantozzi, era tutto finito tutti erano scappati ed io ero rimasto lì solo con quel maledetto estintore, fregato da una fotografia e dalla mia stupidaggine», spiega er Pelliccia. «La situazione del carcere è infernale, anche chi è detenuto ha diritto a una dignità altrimenti il principio della espiazione e del reinserimento si sgretola», dice Fabrizio. La sua non è una polemica connotata da condizionamenti politici: «L’informazione è sacra ma non quando comunica troppo diventa una distorsione». Una frase iscritta in alcuni manuali della sua materia, la psicologia: «Mi piace studiare ed è quello che tornerò a fare, da subito nonostante del processo».