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 2011  novembre 11 Venerdì calendario

L’Italia salvata dai terroni? Solo nel mondo dei sogni - Pino Aprile, autore del fortunatissimo Terro­ni , diventato «un vessil­lo della nuova fierezza meridionale», licenzia ora un li­bro che s’intitola Giù al Sud (Piemme, pagg

L’Italia salvata dai terroni? Solo nel mondo dei sogni - Pino Aprile, autore del fortunatissimo Terro­ni , diventato «un vessil­lo della nuova fierezza meridionale», licenzia ora un li­bro che s’intitola Giù al Sud (Piemme, pagg. 472, euro 19,50). Il sottotitolo recita Perché i terroni salveranno l’Italia . Sull’ondadi re­vans­cismo emotivo creata dal suc­cesso di Terroni , Aprile ha parteci­pato, appunto, giù al sud, a innu­merevoli convegni, presentazio­ni, dibattiti. Quel vagabondare, e quei contatti con luoghi e con uo­mini, gli hanno fornito ampia ma­teria per un secondo saggio sulla questione meridionale. Nelle prime pagine Aprile sem­bra voler­si dedicare a positive real­tà meridionali che sono state e so­no ignorate o sminuite. «C’è un sud che sta perdendo la subalter­nità... C’è una generazione di me­ri­dionali che non vuole più andar­sene e, conoscendo il mondo, vuol saperne di più sul suo Sud e vi­verci: e, per viverci bene, miglio­rarlo, migliorando la propria con­dizione; e pensa di poter fare mol­to con poco e che quel poco a Sud valga più del molto altrove». Un incipit incoraggian­te. Dopo il quale, a mio parere, anche Giù al Sud ripren­de, sulla scia di Terroni , le carat­teristiche d’un pamphlet scritto benissimo, ricco di informazioni pre­ziose, ma aderente a una tesi preconcetta secon­do la q­uale un sud opulento e pro­greditissimo è stato stuprato dalla ferocia dei rozzi piemontesi. Stu­prato a tal punto che ancor oggi, centocinquant’anni dopo, la ver­gogna dura. Leggendo dobbiamo convin­cerci, ad esempio, che la criminali­tà organizzata non inquini parti­colarmente il meridione, ma furo­reggi tra i polentoni. Milano- pun­ta l’indice Pino Aprile - è la quarta città italiana per sequestri di beni mafiosi, la capitale del traffico di cocaina, la principale base opera­tiva per ’ndrangheta e mafia. Non ne dubito. Osservo però che gli ar­­restati e incriminati, a Milano, per­ché coinvolti nell’azione delle co­sche mafiose o­camorriste difficil­mente hanno per cognome Bram­billa o Galbusera. Leggendo dob­biamo convincerci che le nostre impressioni e convinzioni sugli scandali siciliani erano frutto di malanimo, che gli studi - Luca Ri­colfi- secondo cui il settentrione è drenato dal sud sono basati su da­ti falsi, che l’isola non succhia ri­sorse dello Stato ma anzi gliene elargisce a dismisura: insomma virtuosa non è la Lombardia, è la Sicilia. Sarà. Continuo tuttavia a non capire perché la regione Sici­lia debba avere un numero di di­p­endenti che è sei volte quello del­la Lombardia, e in forza di quali in­sensate leggine regionali un fun­zionario sia andato in pensione con 30mila e passa euro al mese. Aprile- che non può vedere Maria­stella Gelmini, ministro dell’Istru­zione - liquida come diffamatoria la persuasione diffusa che al Sud i voti scolastici siano più alti che al nord, così da agevolare i ragazzi nei concorsi. Davvero è solo una calunnia? La smentita arri­va proprio dalla biogra­fia della Gelmini la quale, dovendo so­stenere l’esame per l’abilitazione alla professione forense, ha evita­to le severe com­missioni giudican­ti del nord e s’è rifu­giata in un accogliente diplomificio meridionale. Il nord si guardi dal far prediche al sud, si intima, perché ha avuto la Parmalat e il Banco Ambrosiano. Mi guardo bene dal negare che al nord vi siano corruzione, scanda­li, mala amministrazione. Ma il sud che fa prediche al nord, adde­bitandogli perfino lo sconcio del­la monnezza, è un paradosso. Aprile liquida come razzista e fa­scista la Lega, che personalmente ho in forte antipatia. Ma quell’ac­cusa sbrigativa fa torto a un movi­mento che con tutte le sue grosso­lanità e le sue pulsioni xenofobe ha avuto un’importante dimen­sione politica. Diciamo del bossi­smo tutto il male possibile, ma ri­conoscendo che alcuni sindaci del Carroccio sono stati e sono otti­mi. Ne avessero di così bravi nei di­­sastrati comuni del sud. Forse sono troppo puntiglioso nel sostenere alcuni miei punti di vista che giù al Sud saranno bolla­ti come biecamente padani. Ma avrei preferito che Pino Aprile, uo­mo fine e intelligente, non mettes­se sul banco degli imputati il nord - personificato dal governo del­l’epoca- per il terremoto di Messi­na del 1908. L’immane disastro eb­be (in grande), le conseguenze che ogni calamità naturale ha in Italia. Disorganizzazione, confu­sione, corruzione, scandali, bruta­lità, sciacallaggio. È possibilissi­mo che innocenti familiari delle vittime, aggirantisi tra le macerie, siano stati fucilati come sciacalli. «Sembrava quasi - scrive Pino Aprile - che il governo italiano avesse colto l’occasione del disa­stro per punire Messina, piuttosto che aiutarla. E a ben guardare il so­sp­etto potrebbe non essere infon­dato, perché la rocca messinese, con quella di Civitella del Tronto, fu l’ultima a cedere all’assedio del­le truppe piemontesi. La città ave­va dimostrato, in maniera platea­le, la sua disistima al nuovo gover­no, alle elezioni del 1866». Vale a dire che quando i militari o funzionari inviati a Messina si comportarono in maniera deplo­revole lo fecero perché quasi mez­zo secolo prima le truppe sabau­de avevano espugnato la città. Che memoria.