Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 11 Venerdì calendario

I veleni contro di me hanno indebolito la Protezione civile - Caro Feltri, La ringrazio per il suo articolo di lunedì che titola «Stiamo anne­gando, ridateci Bertolaso», non per il riferimento a me- da un an­no cerco di essere dimenticato ­ma per il sottotitolo che recita: «I veleni politici hanno distrutto la Protezione Civile»

I veleni contro di me hanno indebolito la Protezione civile - Caro Feltri, La ringrazio per il suo articolo di lunedì che titola «Stiamo anne­gando, ridateci Bertolaso», non per il riferimento a me- da un an­no cerco di essere dimenticato ­ma per il sottotitolo che recita: «I veleni politici hanno distrutto la Protezione Civile».C’è la verità de­gli ultimi anni in questa frase. Con un’integrazione: i veleni politici hanno distrutto l’autorevolezza e la credibilità della Protezione Civi­le, che non si voleva fosse un’istit­u­zione che non guardava in faccia a nessuno ed era davvero al servizio dei cittadini. Franco Gabrielli, che ora ha il ruolo di Capo del Dipartimento, sta facendo con estremo rigore e grande tenacia esattamente tutto ciò che deve fare. Ma diciamo le cose come stanno e Lei, che è per­sona abituata a non fare sconti a nessuno, può aprire gli occhi a quegli italiani che condividono le Sue preoccupazioni spiegando che il Prefetto è il Capo di un Dipar­timento commissariato dal Mini­stero dell’Economia, che deve da­re il suo placet preventivo a ogni provvedimento di protezione civi­le. Gabrielli non può assumere im­pegni di spesa o decidere l’invio di uomini e mezzi, senza l’ok di un’amministrazione che si è arro­gata, per squallidi calcoli politici, improprie funzioni di controllo preventivo. Se non puoi decidere secondo le esigenze immediate in­site in qualsiasi vera emergenza, non puoi che rispettare le leggi or­dinarie alla lettera! Ma il titolo V della Costituzione, nella versione approvata pochi anni fa, stabili­sce ch­e in materia di protezione ci­vile Stato e Regioni hanno compe­tenza concorrente. Cioè, lo Stato fissa le linee, mentre le leggi le fan­no le Regioni. Questo vuol dire che ogni Regione è libera di deci­dere se e quanto essere efficiente e pronta a far fronte ai rischi pre­senti sul suo territorio. E che il Di­partimento, se non si tratta di una emergenza nazionale, assicura aiuto e sostegno e niente più, fer­mo restando che l’iniziativa e le decisioni sono in capo ad ogni re­gione. Questo, caro Direttore, spiega gli scaricabarile e l’incapacità di assumersi responsabilità. Questo spiega perché chi ci metteva la fac­cia andando ben oltre i propri compiti è stato massacrato! La Protezione Civile oggi paga non solo i veleni che sono stati usa­ti contro di me e contro la struttu­ra che ho avuto il grande privile­gio di dirigere, ma anche un asset­to che per insipienza politica tri­st­emente biparti­san la vuole ridot­ta a pura macchi­na del soccorso, per non avere tra i piedi un’istituzione for­te, credibile e autorevole che ricordi ai politici le loro omissioni e le loro responsabilità. Nei giorni scorsi i giornali han­no scritto di tutto sulle ultime tra­gedie. Il più delle volte discorsi tri­ti e ritriti sulla nostra insipienza collettiva nell’uso e nell’abuso del territorio, come se la condanna, del resto facile, bastasse. Quanto ai politici, molti credo­no che la politica sia arte, comuni­cazione, consenso e poco altro. Il prezzo di questo errore lo paghia­mo tutti. Inoltre, i veleni della po­litica hanno fatto sì che quando si profila un ri­schio atmosferico non si creda più agli allarmi e ai consigli della Protezione Civi­le. La cui credibili­tà­è l’unica e vera ri­sorsa che in anni di sfinimento avevamo conquistato. Senza mai cedere, caro Direttore, a quelle ipotizzate tentazioni indotte dal­la debolezza della carne per le qua­li, fortunatamente, non sentivo il richiamo né avevo il tempo! Ciò che rimane è la fatica enor­me e il lavoro ingrato di chi, come Gabrielli e tutti coloro che sono impegnati nella Protezione Civi­le, continua a svolgere la sua fun­zione delicata e difficile, sono le difficoltà dei sindaci che, come ho detto da anni, dovrebbero pensa­re in momenti di difficoltà come questi, a cose concrete e non alle sagre della salsiccia o ai festival del cinema. E che sentono intor­no a sé lo scatenarsi della caccia al colpevole ad ogni costo e le chiac­chiere dei tanti che ci affliggono con i loro personali improvvisati pareri senza che nessuno senta il bisogno di verificarne fondatezza e basi scientifiche. Grazie per l’attenzione.