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 2011  novembre 11 Venerdì calendario

LA RUSSIA ENTRA NELLA WTO

Era l’ultima grande economia rimasta fuori dalla porta della Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio: cosa che non aveva mancato di irritare Vladimir Putin. Ma ieri, dopo 18 anni di trattative, il direttore generale della Wto Pascal Lamy ha regalato al capo negoziatore russo una t-shirt nera con la scritta "Benvenuti nella Wto...finalmente!", e ne ha consegnata un’altra all’islandese Stefan Johannesson, il responsabile dei negoziati che ha esclamato: «Missione compiuta». Il gruppo di lavoro dell’organizzazione di Ginevra aveva appena approvato le modalità di adesione: a metà dicembre, al vertice dei ministri del Commercio dei 153 Paesi membri, la Russia verrà invitata formalmente nella Wto.

Con l’eccezione dell’Algeria nessun Paese, neppure la Cina, ha impiegato tanto ad arrivare: nel corso degli anni, le trattative sono state ostacolate dalla diffidenza reciproca, dalla lontananza tra il sistema economico ereditato dall’Urss e quelli dei Paesi in cui veniva chiamato a integrarsi, dall’incapacità di Mosca di rinunciare alle proprie prerogative (come la "tassa" imposta sul sorvolo della Siberia) e a difendere un’industria troppo debole per affrontare una normale concorrenza. Il punto forte dell’export e del prodotto interno lordo russo, gas e petrolio, non è un settore coperto dalle regole Wto. Ora, secondo l’esperto russo di geopolitica Fjodor Lukjanov, i compromessi strappati ai negoziatori di Ginevra sono in gran parte il meglio che i russi avrebbero potuto strappare: il bilancio tra costi e benefici, secondo Lukjanov, è positivo per Mosca.

In realtà, su questo fronte, le ricadute positive dovranno essere programmate per il medio e lungo termine: abbassando le barriere commerciali e aprendosi a una competizione più agguerrita le aziende russe saranno costrette a modernizzarsi e a diversificare, ma nell’immediato prevalgono le preoccupazioni. Per le imprese straniere invece la Russia nella Wto diventa un Paese che si impegna a integrarsi, ad aprirsi e soprattutto a rispettare le regole che governano gli scambi internazionali. Una cornice legale più rassicurante, affidabilità e trasparenza per attirare più investimenti. «Il certificato di qualità Wto - ha detto ieri Pascal Lamy - è estremamente importante per gli investitori internazionali, e la Russia se lo merita». Un successo rivendicato anche dall’amministrazione Obama: «Questa è una pietra miliare importante per il rapporto tra gli Stati Uniti e la Federazione russa», ha aggiunto il negoziatore americano Christopher Wilson.

I termini dell’adesione - regole e impegni che Mosca si assume - prevedono la riduzione delle tariffe applicate all’import (il tetto massimo del 10 scenderà al 7,8%), la graduale abolizione dei sussidi, la difesa della proprietà intellettuale. Il sistema bancario russo si aprirà agli stranieri rendendo loro possibile un controllo del 50% del capitale; da qui a nove anni le compagnie di assicurazioni potranno aprire uffici in Russia. A loro volta, gli imprenditori russi potranno invocare maggiore protezione all’estero, negoziare tariffe più favorevoli.

A riprova di quanto la politica abbia pesato sulle trattative, l’ultimo ostacolo sulla strada dei russi è stata la Georgia. Mosca e Tbilisi hanno rotto le relazioni diplomatiche nell’agosto 2008, dopo la guerra sulla secessione di Abkhazia e Ossezia del Sud. La mediazione della Svizzera - e le pressioni di Unione europea e Stati Uniti - hanno reso possibile un’intesa sul controllo delle merci che attraverseranno le regioni contese. Ora, dopo l’invito formale da Ginevra, la Duma russa dovrà ratificare l’adesione: è data per scontata per il marzo dell’anno prossimo, quando Putin riprenderà la strada del Cremlino.