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 2011  novembre 11 Venerdì calendario

L’ultima tappa di Pantani L’amico pusher assolto dalla Cassazione - «Assolto perché il fatto non costituisce reato»

L’ultima tappa di Pantani L’amico pusher assolto dalla Cassazione - «Assolto perché il fatto non costituisce reato». La Cassa­zione dà ragione a Fabio Carlino, il talentscout di modelle accusato di aver provocato la morte di Mar­co Pantani vendendogli cocaina purissima. In primo e secondo gra­do, il trentenne era stato condan­nato a quattro anni e mezzo, 19mi­la euro di multa e al risarcimento di 300mila a favore della famiglia Pantani. «È la fine di un incubo» confessa lui tramite i suoi avvoca­ti. «Considero però una vergogna civile il fatto che, dopo e nonostan­te il verdetto della Cassazione che ha accertato la mia totale estranei­tà anche in relazione allo spaccio, i media continuino a parlare di me come di un “pusher”. Per la morte del «Pirata», dun­que, solo due condannati, gli spac­ciatori napoletani Fabio Mirados­sa e Ciro Veneruso, che avevano scelto la via del patteggiamento, ri­mediando rispettivamente quat­tro anni e 10 mesi e tre e 10 mesi. Marco fu ucciso da un mix di droga e farmaci chiuso nella stan­za di un residence la notte di San Valentino del 2004. S si era già sen­tito male un mese e mezzo prima, quando un barman peruviano, Al­fonso Queva, gli cedette una dose di cocaina e per quel reato fu con­dannato a un anno e 11 mesi. Con Miradossa e Veneruso, Car­lino e­ra accusato di spaccio di dro­ga in concorso e morte come con­seguenza di altro reato, ma merco­ledì nella s­ua requisitoria il sostitu­to procuratore generale della Cas-sazione Oscar Cedrangolo aveva criticato i verdetti precedenti: «Ho la sensazione che la spettaco­larizzazione dei media, sulla mor­te di Pantani, abbia spinto i giudi­ci a una attribuzione di responsa­bilità eccessiva nei confronti degli indagati». Per questo aveva chie­sto l’annullamento della parte più pesante della condanna per Carli­no, chiedendo la conferma solo per il reato di spaccio, mentre la se­sta sezione penale della Cassazio­ne le ha cancellate entrambe. «Mancano prove a carico dell’im­putato - spiegava nell’arringa - , non aveva comunicato ai due complici il domicilio di Pantani, né sapeva che il campione di cicli­smo fosse stato salvato per un pe­lo da un’altra overdose». La difesa di Fabio Carlino è mol­­to soddisfatta, premiata dalla scel­ta di evitare il patteggiamento, proseguendo la battaglia legale. «La Cassazione è totalmente sle­gata dalla emotività da cui sono spesso assaliti i giudici di merito -spiega l’avvocato Alessandro Gamberini- , ha emesso un verdet­to più equilibrato che conclude questa vicenda triste. Non si può più parlare di Carlino come di uno spacciatore». Una sentenza che però fa infuriare la madre di Mar­co, Tonina Belletti, che aveva sem­pre considerato il figlio vittima diuna cospirazione. «È una vergo­gna, non c’è giustizia, anzi, è stata fatta ancora una volta dell’ ingiu­stizia, quanto accaduto è incredi­bile. In Italia si possono rovinare le persone e poi farla franca. Erava­mo certi di vincere, ma io non mi abbatto. C’è stato un primo grado del processo- ha aggiunto la signo­ra Tonina - in cui si è iniziato a comprendere chi poteva essere il colpevole, poi tutto è stato confer­mato in Appello, mentre la Cassa­zione ha finito per dire il contra­rio ». Durissimo anche Paolo Pan­tani, il padre del ciclista. «Prima hanno distrutto Marco, ed ora vo­gliono distruggere anche noi. È evidente che sotto questa trage­dia c’è qualcosa di poco chiaro. Tutti sanno come sono andati i fat­ti, tutti sanno di chi è la responsabi­lità della morte di nostro figlio, ma non riusciamo ad ottenere giusti­zia. Comunque io tengo duro, c’è Marco ad aiutarci, è lui a darci la forza, da lassù».