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 2011  novembre 11 Venerdì calendario

Il terrore dei giornali giustizialisti: patire il dopo Silvio - Berlusconi non è ancora caduto, ma i quotidiani di sinistra già pensano con terrore alla difficile gestione del dopo-Cav

Il terrore dei giornali giustizialisti: patire il dopo Silvio - Berlusconi non è ancora caduto, ma i quotidiani di sinistra già pensano con terrore alla difficile gestione del dopo-Cav.Quell’epoca futura in cui non potran­no più riempire lenzuolate ogni giorno con le malefatte del leader del centrode­stra. A dormire preoccupati sono in parti­colare i giornalisti di due testate, le più ag­gressivamente antiberlusconiane: Repub­blica e il Fatto Quotidiano , che da quando la crisi politica è precipitata danno eviden­ti segnali di nervosismo. La querelle vera e propria però è scoppia­ta mercoledì, quando Eugenio Scalfari, fondatore e di fatto «superdirettore» di Re­pubblica è stato ospitato da Otto e Mezzo , la trasmissione condotta da Lilli Gruber su La7. Lo sguardo sussiegoso del barbuto giornalista si è colorato di una nuance di obbrobrio e indignazione quando la ros­sa giornalista gli ha chiesto se temesse che con l’uscita di scena di Berlusconi la sua creatura possa perdere copie. «Guardi ­ha risposto seccato Scalfari - noi usciamo mediamente a 60 pagine, oltre alle edizio­ni locali. Di queste al berlusconismo e al­l’antiberlusconismo ne dedichiamo un massimo di otto». Più o meno come gli al­tri grandi giornali, ha precisato Scalfari, che poi ha negato ogni possibile crisi di astinenza da Berlusconi, considerato che «il nostro è un grande giornale. Per di più ha una condizione più che egregia e una proprietà più che egregia». Semmai sono altri fogli antiberlusconiani in servizio per­manente effettivo a doversi agitare: «Per­ché- ha chiesto maligno Scalfari alla Gru­ber- non rivolge la stessa domanda ai col­leghi e agli amici del Fatto Quotidiano ? ». Accidenti,qui c’è aria di derby .Il giorna­le del duo Padellaro-Travaglio non l’ha presa bene e ieri, sopra la testata, ha rilan­c­iato nei confronti dei colleghi di largo Fo­chetti: «Scalfari prevede che, caduto B, Re­pubblica non perderà lettori, ma il Fatto sì. Noi siamo pronti a criticare anche la si­nistra: e lui?». Ma il problema in via Vala­dier esiste eccome. Il Fatto ha nell’antiber­lusconismo il certificato di nascita e la ve­ra e propria ragione sociale e quindi ri­schia di pagare pegno più di Repubblica al­la caduta del Cav. Non è un caso che da quando Berlusconi ha annunciato le sue dimissioni al Fatto fingono di non creder­ci e parla apertamente di probabili «colpi di coda» dell’attuale maggioranza, spac­ciando per timore quella che è una loro speranza. Che, cioè, Berlusconi non tolga dai piedi tanto facilmente se stesso e il co­re business del Fatto .