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 2011  novembre 11 Venerdì calendario

Tremonti dà l’addio al superministero ed è già pronto a tornare a lavorare - Un libro sulla crisi economica e fi­nanziaria

Tremonti dà l’addio al superministero ed è già pronto a tornare a lavorare - Un libro sulla crisi economica e fi­nanziaria. Un maggiore impegno al­l’Aspen Institute Italia, di cui è presiden­te. Un graduale ritorno alla libera profes­sione nel suo studio di avvocati e tributari­sti. E nell’immediato, una dose da cavallo di aspirina per curare un poderoso raffred­dore. Sempre che, come i più si aspettano, prevalga l’ipotesi di un governo guidato da Mario Monti. Giulio Tremonti si prepara a lasciare Via XX Settembre, sede umbertina del mi­nistero dell’Economia, immenso labirin­to di stanze e corridoi, da cui ha guidato fra iniziali riconoscimenti e successive in­vidie e polemiche la politica economica italiana ai tempi della crisi. Un’esperien­za forse unica, sicuramente logorante. Si potrebbe definirla come uno «spread stress». Così, non appare troppo casuale che gli ultimi giorni da ministro siano ca­ratterizzati da febbre alta e malesseri vari. Naturalmente c’è stato qualcuno che ha visto nell’assenza dal vertice di maggioranza dell’altro ie­ri sera l’ennesimo tentativo tremontiano di smarcarsi. Imbacuccato, e con una scor­­ta di fazzoletti, il ministro si è presentato a palazzo Grazio­li per il vertice del Pdl, convo­cato per decidere la posizio­ne ufficiale del partito dopo le dimissioni di Berlusconi, evitando così che il gossip montasse oltre misura. Tremonti continuerà a fare politica nel suo partito, che è e resta il Pdl, e continue­rà ad avere rapporti stretti con Umberto Bossi e la Lega. Ma sarà necessario un peri­odo, magari breve, di decantazione. Ha la­vorato sino a queste ultime ore, scrivendo il testo del maxi-emendamento al decreto sviluppo che il Parlamento si è impegnato ad approvare entro domani. Ancora mer­coledì sera, era alla commis­sione Bilancio del Senato nel tentativo (non sempre riuscito viste le uscite singo­lari del senatore dipietrista Lannutti) di illustrarne i con­tenuti. Toni cauti, nessun colpo di mano,anzi l’assicu­razione che le modifiche al­l­’articolo 18 sui licenziamen­ti verrà fatta d’intesa con imprese e sinda­cati. Infine l’incontro con gli inviati del­l’Ue e della Bce, che hanno il compito di ve­­rificare la realizzazione degli impegni ita­liani nei confronti dell’Europa. Considerando che questo governo ha cominciato nel 2008, l’anno del fallimen­to della Lehman Brothers, e finisce nel 2011, anno dell’esplosione dei debiti so­vrani, Tremonti è già fortunato a uscirne soltanto con forti starnuti e qualche linea di febbre.Accusato di aver fatto poco o nul­la per stimolare la crescita dell’economia, ha accettato lo scomodo ruolo di paraful­m­ine delle frustrazioni politiche e confin­dustriali senza aver mai pensato neppure per un momento alle dimissioni. La crisi, le sue cause, e quel che ci attende nel futu­ro saranno l’argomento del suo prossimo libro, al quale ha già incominciato a lavora­re. Poi ci sono l’attività di deputato,le con­ferenze dell’Aspen Italia, e in prospettiva un possibile ritorno ( part time , visto che l’impegno politico resta) all’attività pro­fessionale. Nelle stanze che contano nel palazzone di Via XX Settembre ci si rende conto che «è finita un’era». I Tremonti boys si prepa­rano a traslocare altrove. Vittorio Grilli, il direttore generale del Tesoro che il mini­stro ha tentato con pervicacia di portare al governatorato di Bankitalia, si dimetterà presto per approdare in una banca d’affa­ri internazionale tipo Goldman Sachs. Il pettegolezzo di palazzo dà per probabile l’arrivo,al suo posto,di Lorenzo Bini Sma­ghi, che proprio ieri ha annunciato le di­missioni dalla Bce, a partire dal primo gen­naio 2012.