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 2011  novembre 10 Giovedì calendario

I figli dei tiranni indignados contro papà - I figli crescono e si ribellano. Succede, anche quando il padre fa il dittatore

I figli dei tiranni indignados contro papà - I figli crescono e si ribellano. Succede, anche quando il padre fa il dittatore. È successo a Castro, stessa sorte ora anche al fratello Raul. Figlie ribelli e testarde, Ma­riela come Alina. Nel 1993 Fidel ha visto la sua Alina partire, ma­scherata da turista per scappare come un rifugiato qualunque. Una figlia tosta, Alina Fernandez Revuelta. Unica discendente del lider maximo, trasgressiva e indi­sciplinata fin da quando era bam­bina. A Miami si è rifatta una vita lontana dal suo passato, conduce un programma radio e racconta: «Sono fuggita nel 1993 in Spagna travestita da turista perché mio pa­dre mi considerava una nemica politica e mi teneva sotto control­lo. Mi negò il permesso per uscire dal Paese. Ero una marziana redu­c­e da un pianeta lontano e dimen­ticato ». Alina sputa veleno e assi­cura: «Io sarò sempre una ribelle e non tornerò mai per riabbraccia­re Fidel, nemmeno per il suo fune­rale ». Figlie che odiano i padri e si vendicano raccontandoli nelle in­­terviste e nei film, (Castro’s dau­ghter: an exile’s Memoir of Cuba), prodotto dal Premio Oscar Bobby Moresco di Million Dollar Baby. «A tre anni gli show di Topolino fu­rono rimpiazzati dalle esecuzioni ordinate da mio padre». Oggi il regime fa uno sforzo per cambiare. La nipote Mariela è in testa a questo cambiamento. È lei che guida una nuova rivoluzione. Lo fa a partire dai gay, come simbo­lo del nuovo corso cubano in fatto di sessualità. Infatti se suo zio Fi­del e suo padre Raul avevano co­struito lager per la rieducazione degli omosessuali, lei lotta contro il maschilismo dei cubani per af­fermare i loro diritti e sfila in testa ai cortei gay. Eppure oggi Mariela vuole procedere con i piedi di piombo. Sa che rompere ora con il regime non funzionerebbe. Ora che si stanno facendo sforzi per cambiare. Cerca la linea morbida, quella interna. L’altro ieri ha de­butto su Twitter, forma democrati­ca per eccellenza di comunicazio­ne. Tanto che lì ha trovato subito una voce contraria e nemica. Yoa­ni Sanchez, blogger cubana anti­governativa l’ha subito attaccata, lei ha reagito, ne è nato un batti­becco on-line. Yoani contro Ma­riela che colpita ha tentato di di­fendere il nuovo corso. Cioè ribel­le sì, ma per il momento meglio non esagerare con gli strappi. Ma non solo a Cuba escono sto­rie di figli ribelli. Quando il nipote pop di Kim Jong-il è riuscito ad avere accesso a internet il padre, Kim Jong-nam deve essere cadu­to dalla sedia per lo choc. Sul profi­lo Facebook il sedicenne Kim Han Sol si è presentato con capelli bion­di ossigenati e vestiti alla moda e ha scritto: «Al comunismo preferi­sco la democrazia». Ma non solo, ha poi elencato interessi e film pre­feriti (al primo posto Love Actual­ly , commedia romantica con Em­ma Thompson e Hugh Grant). Gu­sti­decisamente troppo occidenta­li per il figlio maggiore del numero uno del regime di Pyongyang che ha subito tentato di correre ai ripa­ri bloccando il suo account. Figli cresciuti nell’oro e nell’opulenza che da grandi tradiscono il padre e i suoi ideali. Anche tra i figli di Bin Laden c’è stata una pecora bianca. Omar è cresciuto nel lusso e nello sfarzo e quando il severo ge­nitore ha tentato di spedirlo in un campo di addestramento di Al Qa­eda, la sua natura di figlio ribelle è venuta alla luce. È fuggito negli Stati Uniti da dove ha sempre lavo­rato per la pace. Un colpo al cuore per Bin Laden. Lo stesso colpo in­ferto da Svetlana Allilueva, figlia prediletta di Stalin. Proprio lei, fuggita negli usa nel 67, ha denun­ciato i crimini del comunismo. Un dolore risparmiato a Stalin, morto 14 anni prima.