Lettere a Sergio Romano, Corriere della Sera 11/11/2011, 11 novembre 2011
IL NEONAZISMO RUSSO UN PARADOSSO APPARENTE
La stampa russa, ultimamente, sta dando risalto al fenomeno neonazista interno ai confini della Federazione. Questo perché, a quanto pare, ultimamente se ne registra una particolare reviviscenza. Sarebbe interessante, però, capire come il Paese che ha pagato il più alto tributo di sangue nella guerra contro i Nazisti debba, a distanza di oltre settant’anni, ancora confrontarsi con realtà del genere. A prima vista è quantomeno sorprendente.
Giulio Prosperi
giulio.prosperi@email.it
Caro Prosperi, il fenomeno non è recente ed era già visibile nell’ultima fase dell’Unione Sovietica. Il suo volto meno inquietante era Rodina (patria), una rivista fondata nel 1989, ma nipote di una testata nazionalistica fondata nel 1873 ai tempi della Russia imperiale. Dietro la nuova Rodina, tuttavia, vi era già da tempo il mondo molto più preoccupante e semiclandestino di Pamjat (memoria), una organizzazione di militanti nazionalisti, anti-semiti e xenofobi che godeva di una certa simpatia anche in certi apparati dello Stato sovietico. Si diceva allora che fosse stata addirittura incoraggiata e finanziata dal Kgb, interessato a controllare una organizzazione che affondava le sue radici in una parte della società e poteva servire, all’occorrenza, per qualche provocazione.
Dopo il colpo di Stato dell’agosto 1991, Pamjat uscì dall’ombra e divenne maggiormente visibile. Seppi che aveva la sua sede in un quartiere di Mosca, riuscii ad avere il suo numero di telefono e chiesi un appuntamento presentandomi come un giornalista italiano (ero stato inviato in Russia da La Stampa). Fui ricevuto da tre persone sui quarant’anni in un salotto arredato con qualche vecchio mobile e tappezzato alle pareti dai ritratti degli ultimi Romanov. Cercai di capire i loro programmi, ma furono piuttosto reticenti. Mi parlarono dell’anima russa, delle sue tradizioni nazionali e religiose, dell’importanza di onorare e conservare il passato. Forse non avevano ancora capito quale sarebbe stata la linea della Russia di Boris Eltsin nei loro confronti e preferivano essere prudenti. Ma erano certamente nazionali e populisti con un forte pregiudizio anti-ebraico.
Più tardi sono apparsi nuovi movimenti, più esplicitamente nazionalisti e xenofobi. Il loro antisemitismo appartiene alla storia di tutti i movimenti nazionalisti della Russia imperiale, ma le bestie nere delle organizzazioni più recenti sono soprattutto i caucasici (ceceni, ingusceti, daghestani, azeri) e gli immigrati provenienti dall’Asia Centrale e dall’Africa. I riferimenti al nazismo possono sembrare sorprendenti, ma sono dovuti a due fattori. In primo luogo lo Stato nazista resta ai loro occhi un affascinante deposito di liturgie razziali e razziste, un ricco repertorio in cui è più facile reperire argomenti, immagini e simboli. In secondo luogo la Germania è sempre stata il Paese da cui la Russia ha tratto il meglio e il peggio della sua storia. La sua famiglia imperiale aveva una percentuale straboccante di sangue tedesco, i suoi socialisti e comunisti avevano studiato Hegel e Marx, i suoi industriali avevano lavorato con macchine e modelli tedeschi, e i suoi militari, infine, si erano addestrati con l’esercito tedesco per parecchi anni fra la prima e la seconda guerra mondiale.
Sergio Romano