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 2011  novembre 11 Venerdì calendario

L’UOMO CHE SPIEGO’ NEWTON ALLE DONNE

Quanto conta nell’affermazione di una persona la sua capacità di conquistare la simpatia degli altri? Molto, e ce ne dà un esempio Francesco Algarotti (1712-1764). Veneziano di ricca famiglia mercantile, di aspetto gradevole, girò per il mondo, particolarmente in Francia, Inghilterra, Russia, ovunque ospitato con piacere, anche per mesi. Il soggiorno più lungo, di una decina d’anni, fu in Germania, alla corte di Federico II di Prussia. Tra persone affamate di sapere, parlava competentemente di letteratura e di filosofia, di scienze naturali e di linguistica, di architettura e di pittura. Era ammirato da grandi dotti e scrittori, come Voltaire, che ne apprezzava anche il poliglottismo.
Ma la stessa produzione di Algarotti è cospicua, occupa 17 volumi dell’opera completa (che non è affatto completa). Anche a prescindere dall’attività, all’epoca molto apprezzata, di poeta, scrisse memorie, discorsi, lettere, saggi sull’architettura, la pittura, la storia, le lingue, il commercio, la politica, ecc. Le sue opere più note e fortunate sono il Newtonianismo per le dame del 1737 (poi ristampato come Dialoghi sopra l’ottica neutoniana, 1739) e i Viaggi di Russia, con grande apertura verso quel popolo e quella nascente cultura.
Alcune critiche di suoi contemporanei, come il Bettinelli, hanno pesato sulla valutazione dell’Algarotti, in contrasto con il successo internazionale, il numero di edizioni, le traduzioni immediate in varie lingue. Forse gli nocque anche il titolo un po’ fru-fru del Newtonianismo (volgarizzare le complicate teorie sulla luce di Newton? E dialogando con una donna? ohibò), libro comunque corretto e penetrante sul piano didascalico; o forse la varietà della sua tematica destava sospetti di dilettantismo. Eppure Algarotti aveva una seria preparazione scientifica: a Bologna ebbe maestri e amici i maggiori scienziati del tempo, e i suoi primi lavori sono memorie di astronomia; il matematico e astronomo Maupertuis lo avrebbe voluto nella sua spedizione per lo studio della depressione dei poli. Non per nulla fu membro della Royal Society di Londra e della Berliner Akademie. D’altra parte, era un portabandiera dell’Illuminismo con le sue passioni scientifiche ed enciclopediche. Insomma, Algarotti merita il massimo rilievo nella storia della cultura.
Negli ultimi anni, è proprio in Germania che si è sviluppata una vera voga di Algarotti, studiato in nuove prospettive; Hans Schumacher sta preparando (presso Wehrhahn di Hannover) la traduzione tedesca delle sue principali opere. Ne parliamo con Brunhilde Wehinger al Centro italo-tedesco di Villa Vigoni, un piccolo Eden sopra Menaggio (Como) donato al governo tedesco da Ignazio Vigoni, ultimo erede di un industriale tessile di Francoforte, Enrico Mylius, fattosi milanese e amico di milanesi illustri. Il Centro, sede di frequenti convegni italo-tedeschi, ha ospitato nell’estate scorsa l’incontro fra il presidente Napolitano e il suo omologo tedesco, Wulff. La Wehinger, docente all’Università di Potsdam oltre che organizzatrice dei primi due convegni su Algarotti (uno a Potsdam, 2006, e quello, appena concluso, a Villa Vigoni), ci spiega la strategia delle ricerche attuali in Germania, parallele al lavoro consistente e mai interrotto degli studiosi italiani. Si tratta di valorizzare l’aspetto cosmopolita di tutta l’attività di Algarotti, partendo dall’amicizia con Federico II, il re filosofo, e coi membri della sua corte: un modo di spaziare dal più vicino al più lontano, dall’autorità (illuminata) alla libertà. Algarotti fu davvero una delle colonne del cenacolo che Federico creò a Potsdam, con centro ideale nel palazzo dal nome sintomaticamente francese di Sanssouci, e ispirò i programmi architettonici e urbanistici del re, così come le sue manifestazioni musicali. Non è un caso se Federico, pur oculato nelle spese, lo compensò col titolo di conte e di cavaliere dell’Ordine del Merito, con ricche prebende.
Il Convegno su Algarotti, coordinato con grazia e autorità dalla Wehinger, ha portato gli ascoltatori nel pieno dei lavori in corso su Algarotti, sulla scia del precedente convegno di Potsdam. Lavori che riguardano sia l’attività organizzativa di Algarotti, sia la stesura, la diffusione e l’influsso delle sue opere. Solo per dare qualche esempio, si sono illustrati la sua funzione di ispiratore del rinnovo urbanistico di Potsdam e il suo impegno a favore di un gusto architettonico classicheggiante ma tendenzialmente razionale (Wehinger), così come si è descritta la sua attività di raccoglitore ed esperto d’arte: fece acquistare dal Museo di Dresda, per volontà di Augusto III di Sassonia, pitture italiane, e sostenne una concezione museale innovatrice, col raggruppamento dei quadri secondo le scuole pittoriche (Mazza Boccazzi e Miatto). Lo sfondo «filosofico» della sua attività è stato approfondito da Schumacher, mentre Frigo lo ha collegato alla querelle tra Antichi e Moderni (formula allora di moda), nella quale Algarotti si schierò per i secondi. Moltissimo resta da fare sul testo delle opere, in particolare sul prezioso ma sterminato epistolario, su cui Seifert lavora anche con mezzi informatici. Per i Viaggi di Russia (ma l’autore, precisa Franceschetti, preferiva Viaggio, al singolare), Spaggiari ha messo in prospettiva gli abbondanti materiali autografi preparatori dell’opera, preziosi per ripercorrerne la genesi. E poiché Algarotti s’è ispirato, scrivendo il Newtonianismo per le dame, agli Entretiens di Fontenelle sulla Pluralité des mondes (1686), la Fischer ha studiato quella derivazione, illustrandone le complesse motivazioni. È poi fondamentale (Ruozzi) rendersi conto della scelta tra generi e tipi letterari tra i quali Algarotti si muove agilmente, in rapporto con le sue tematiche e i suoi ideali. Non poteva mancare, nel convegno, l’interesse per la ricezione delle sue opere: hanno dato il loro apporto Frigo (antologie e manuali) e Camerino, il quale ha illustrato l’importanza data ad Algarotti da Leopardi, che ne accetta molti temi, salvo poi, naturalmente, svilupparli in modo autonomo. Il caso più curioso di ricezione è parso agli ascoltatori quello della Villa Valguarnera di Bagheria, tra i cui affreschi Vittoria Alliata, proprietaria della villa, ha saputo individuare massime e illustrazioni precocemente ispirate (seconda metà del Settecento) da testi di Algarotti.
Insomma, il lavoro ferve, e ci saranno certo novità quando, l’anno prossimo, si celebrerà, come sarebbe doveroso per l’Italia, e in particolare per Venezia, il terzo centenario della sua nascita. Sarà un modo per valorizzare adeguatamente un grande personaggio e un notevole scrittore.
Cesare Segre