Paolo Baldini, Corriere della Sera 11/11/2011, 11 novembre 2011
MISOGINIA ONLINE: AFFRONTARLA O CENSURARLA?
Lo dico subito: io ho un blog. Per la precisione, curo un football blog collettivo, si chiama Giornalisti nel pallone e viaggia su Corriere.it. Cose da maschi, è ovvio. Parliamo tra di noi: calci di rigore, diagonali, arbitri e polemiche. Cose da signori. Dove le signore, se vogliono, entrano ed escono da comode porte girevoli. Però difendo i dialoghi delle donne sul web, le loro conversazioni, le loro idee online. Mi divertono libri, film e siti al femminile: se sono ben fatti, favoriscono lettura e partecipazione, aiutano a capire e quindi a vivere meglio.
Difendo le donne da che cosa? Dall’incivile misoginia della Rete. Dall’assalto dei troll anti-minoranze, dagli abusi sessisti dei visitatori corsari delle comunità virtuali che interagiscono attraverso messaggi provocatori, irritanti, fuori tema. O semplicemente senza senso. Robaccia da buttare, commenti trash. Gente che s’inventa una vocazione da martire gridando alla censura.
L’obiettivo è avvelenare i pozzi della comunicazione, disturbarne e alterarne l’equilibrio. Sfinire l’utente. Far saltare nervi e capacità di moderazione dei canali. Creare squarci nella volatile democrazia online. Il nome troll, non per nulla, viene dalle fastidiose creature nordiche del Signore degli anelli di Tolkien. Il «mucchio selvaggio» intossica e scappa, mette in discussione principi e valori dei siti con insulti maliziosi e provocazioni da cestino.
Il fenomeno è mondiale. Riguarda migliaia di web community. Gli sciacalli che intossicano la Rete con le loro scorribande preferiscono le minoranze, prendono di mira i più deboli. Secondo uno studio di Judith Donath si tratta di «un gioco di false identità». In pratica, il pervicace troll cerca varchi nel sistema e si fa passare «per un legittimo utente che condivide gli stessi interessi degli altri». Gli esperti sostengono che «i membri del gruppo, se riconoscono un troll o altri impostori, cercano sia di distinguere i messaggi reali da quelli degli impostori sia di fare in modo che l’impostore abbandoni il gruppo». Alla fine «tutto dipende da quanto sono bravi (utenti e troll) ad individuare le rispettive identità». Il troll desiste, forse, quando non si diverte più, «quando il prezzo imposto dal gruppo è troppo alto».
Tutti, allora, siamo possibili acchiappa-troll. Ma il vero dilemma dei moderatori è il seguente: cestinare, quindi censurare, o tentare un dialogo forse impossibile? Le scrittrici Linda Grant e Suzanne Moore sul Guardian ne hanno tweettato molto. Linda Grant, rilevando il fenomeno e parlando degli attacchi alla rivoluzione femminile e al (presunto) dominio delle donne, diceva più o meno: «Ci accusano di aver raggiunto questi traguardi, ma stamattina al risveglio mi sono guardata intorno e non ero affatto sicura che le cose stessero proprio così». L’appello è globale. Il dibattito in Rete galoppa, da theatlantic.com a newsfeed.time.com alla 27esima Ora, il blog al femminile del Corriere. La resistenza anti-troll è iniziata.
Paolo Baldini