Antonella Baccaro, Corriere della Sera 11/11/2011, 11 novembre 2011
DISOCCUPATI E SCORAGGIATI A QUOTA 5 MILIONI —
Disoccupati, inattivi, sottoccupati. Un esercito di quasi 5 milioni e mezzo di persone è rimasto senza un lavoro nel 2010 in Italia. Il dato proviene dall’Istat e da Eurostat, ed è ancora più sorprendente se meglio specificato: i disoccupati (chi, pur avendo cercato un lavoro, non l’ha trovato) sono stati due milioni e 102 mila; i disponibili a lavorare, che però non hanno cercato lavoro, sono stati due milioni e 764 mila; quelli che hanno cercato lavoro ma per qualche motivo non sono stati pronti a svolgerlo, sono stati 126 mila; i sottoccupati, ossia chi lavorando part time, avrebbe voluto essere impiegato per più ore, sono stati 434 mila.
L’aggregato più cospicuo, dunque, è il secondo: quello di chi si è arreso e, pur desiderando lavorare, ha desistito dal cercarsi qualcosa da fare. Un segno chiaro di scoraggiamento tutto italiano, se è vero, certifica Eurostat, che questa categoria statisticamente pari all’11,1% delle forze lavoro è il triplo della media europea (3,5%). Si tratta del livello più elevato dal 2004: si è passati infatti dall’8,9% di sette anni fa all’11,1% del 2010. Più in particolare, si trovano in Italia un terzo dei circa 8,2 milioni degli individui che nei Paesi dell’Unione europea dichiarano di non cercare lavoro ma di essere disponibili a lavorare, a fronte di poco più del 9% dei disoccupati italiani sul totale dei disoccupati Ue.
«Si tratta — spiega l’Istat — di una peculiarità dell’Italia, dovuta soprattutto ai fenomeni di "scoraggiamento", compresi i comportamenti attendisti degli esiti di passate azioni di ricerca del lavoro». Peraltro, percentuali molto contenute emergono per numerosi Paesi tra i quali Francia (1,1%), Germania (1,3%) e Regno Unito (2,7%).
In questo contesto, il divario di genere è una costante dell’intero periodo sotto osservazione. Nella media dello scorso anno, le donne che appartengono a questo gruppo di inattivi corrispondono al 16,6% delle forze di lavoro femminili, a fronte del 7,2% degli uomini. A tale fenomeno si associa la crescita dei 15-24enni, che sono passati dal 21,6% del 2004 al 30,9% del 2010.
Quanto alla loro localizzazione, gli individui che non cercano ma vorrebbero comunque lavorare equivalgono nel Mezzogiorno a circa un quarto delle forze di lavoro, un risultato di oltre sei volte superiore a quello del Nord. Con riguardo ai giovani e al Mezzogiorno, i fenomeni di crescente disagio manifestati da questo gruppo di inattivi si accompagnano a quelli particolarmente ampi dei relativi tassi di disoccupazione.
Fenomeno più recente, dovuto alla crisi, è invece il rafforzamento della presenza degli uomini in questa categoria. Nel complesso, il 42% (circa 1,2 milioni di unità) degli individui classificati tra gli inattivi che non cercano lavoro ma sono disponibili è convinto di non potere trovare un impiego perché troppo giovane o troppo vecchio, di non avere le professionalità richieste o più semplicemente perché ritiene non esistano occasioni di impiego nel mercato del lavoro locale.
Antonella Baccaro