Notizie tratte da: Giorgio Ruffolo # Testa e croce. Una breve storia della moneta # Einaudi 2011., 11 novembre 2011
Notizie tratte da: Giorgio Ruffolo, Testa e croce. Una breve storia della moneta, Einaudi 2011.Possibilità che la moneta sparisca, sostituita da «un sistema di registrazioni automatiche, con una totale e generale visibilità della ricchezza e della sua circolazione, e con la conseguente scomparsa delle mediazioni parassitarie, base del potere della plutocrazia» (148)«La moneta è un’invenzione
Notizie tratte da: Giorgio Ruffolo, Testa e croce. Una breve storia della moneta, Einaudi 2011.
Possibilità che la moneta sparisca, sostituita da «un sistema di registrazioni automatiche, con una totale e generale visibilità della ricchezza e della sua circolazione, e con la conseguente scomparsa delle mediazioni parassitarie, base del potere della plutocrazia» (148)
«La moneta è un’invenzione. Uno strumento, non un fine. Una norma, non una merce» (147)
Contro la crescita continua in 144
Redistribuzione del reddito in 145
«Lo sviluppo di un terzo sistema dell’economia accanto a quello dello Stato e del Mercato: un sistema cooperativo e democratico di economia associativa rivolto al perseguimento del benessere sociale e dello sviluppo culturale. È soprattutto nell’ambito di questa riflessione che acquisterebbe nuovo respiro un’economia del dono, o meglio, della reciprocità: che non avrebbe più bisogno della moneta ma di un sistema di contabilità informatica trasparente e immediatamente accessibile a tutti. In tal modo si compirebbe quel processo di smaterializzazione che, partito dal corpo solido della moneta, trascenderebbe nel suo spirito» (146)
La tassa di decumulo: «in pratica un tasso d’interesse negativo, che renda praticamente impossibile l’accumulazione della moneta non spesa: un modo pratico di togliere alla moneta la qualità fittizia di merce, la natura illusione di ricchezza […] I prezzi del credito e della moneta dovrebbero essere fissati dall’autorità politica. Il mercato finanziario scomparirebbe. Fine del capitalismo».
Tagliare l’identificazione tra credito e moneta (140).
John Law in 141
«Nel 2008 il prodotto lordo mondiale era calcolato in 61.200 miliardi di dollari. Il valore totale del titoli azionari era di poco inferiore, 57.500 miliardi di dollari. Quello dei titoli obbligazionari di oltre 82.000 miliardi, il 35% in più (World Federation of exchange). Dal 1990 al 2008 il reddito della famiglia media americana, al netto dell’inflazione, è rimasto sostanzialmente invariato (un aumento del 7% in 18 anni). La ricchezza finanziaria complessiva delle famiglie invece è cresciuta di tre volte tanto grazie al doppio boom mobiliare e immobiliare. L’esplosione dei valori di mercato, coniugata a un tasso d’interesse relativamente contenuto, ha sostenuto i consumi e favorito un massiccio ricorso all’indebitamento»
«Differenza sostanziale tra lo scambio di merci reali e quello dei loro titoli rappresentativi (scambio finanziario). Lo scambio di merci autentico è regolato dai prezzi che ne misurano la scarsità e ne realizzano l’equilibrio. Se la domanda di caffè supera l’offerta, il prezzo del caffè sale e la domanda si riduce (e/o l’offerta aumenta). Invece: se le azioni rappresentative delle imprese produttrici di caffè aumentano di valore la loro domanda aumenta. La ragione è semplice: i titoli azionari riflettono non la scarsità oggettiva delle merci ma le valutazioni soggettive del mercato. Se le valutazioni sono positive i titoli aumentano indipendentemente dalle condizioni esistenti, nella speranza di aumenti interiori e spesso innescano circuiti imitativi e cumulativi: le cosiddette bolle, che possono svilupparsi prodigiosamente. Prima o poi l’equilibrio si ristabilisce, ma tra il prima e il poi si sono prodotte ricchezze fittizie per loro natura ma del tutto reali nella distribuzione del reddito, con le relative diseguaglianze. Non è cambiata la produzione, ma è cambiata la distribuzione» (135).
«La moneta è unità di conto, mezzo di scambio, riserva di valore […] Particolare importanza riveste la presenza o meno della terza di queste funzioni, quella di riserva di valori. Quando è presente la moneta non è soltanto un indice della ricchezza, ma è ricchezza essa stessa. È una merce che può esserwe accumulata» (132-133)
Costo economico della crisi mondiale secondo il Fmi: 4100 miliardi. Secondo altri: più di diecimila. (128)
«Il volume dei sussidi e dei prestiti corrisposti dai governi occidentali sotto forma di solo capitale al sistema bancario ammonta a oltre 950 miliardi di dollari cui si aggiungono garanzie a vario titolo per almeno un quadruplo (vedi Mediobanca R&S, “Interventi pubblici a favore delle banche e degli istituti finanziari in Europa e negli Stati Uniti” novembre 2010)». Poiché, a differenza di quanto fatto negli anni Trenta da Roosevel, oggi si è risposto alla crisi soccorrendo le banche e rifornendo di liquidità il sistema «l’attivo della Fed, la Banca centrale americana, è balzato da 900 a 2300 miliardi di dollari tra il 2008 e il 2010. Inoltre il governo di Obama, sotto la pressione della destra repubblicana, ha prolungato di due anni gli sgravi fiscali a favore de contribuenti più ricchi, per 140 miliardi di dollari. La massa formidabile di nuova moneta immessa sul mercato ha impedito che essa precipitasse, ma non ha neppure sfiorato il meccanismo generativo della crisi: l’esplosione dell’indebitamento e della liquidità» (128-129).
«La libera circolazione dei capitali […] ha portato all’estremo una distribuzione del risparmio perversa dal punto di vista dell’intensità dei bisogni, tra paesi poveri che registrano eccessi di risparmio e paesi ricchi che registrano eccessi di consumo. Anziché essere investito nel miglioramento delle condizioni di vita delle masse povere il risparmio mondiale è impegnato è impegnato nel finanziamento dei consumi dei paesi ricchi» (130)
«La prospettiva più probabile» sembra quella di «una condizione di caos sistemico che comporta, nell’ipotesi migliore, una condizione di ansia cronica punteggiata da crisi più o meno gravi; in quella peggiore la precipitazione verso crisi economiche e conflitti politici devastanti. Non è che non sia già accaduto» (130)
«In America almeno sei milioni di nuovi proprietari hanno subito lo sfratto a causa di mutui divenuti insostenibili dopo il crollo dei valori immobiliari» (127)
«Tra il 2000 e il 2008, cioè negli anni immediatamente precedenti la crisi, l’indebitamento totale mondiale è aumentato di circa 40 trilioni di dollari (vedi “Debt and develeraging the global credit bubble and its economic consequences”, gennaio 2010). Il rapporto tra debito mondiale e prodotto mondiale dal 200 per cento del 1995 al 250 per cento nel 2000 al 300 per cento nel 2008. È questa inflazione finanziaria la causa della recente e devastante crisi, e la dimostrazione più evidente che le onde della finanza non possono accavallarsi indefinitamente. Viene il momento in cui si infrangono sugli scogli della sfiducia, che interrompe di colpo l’euforia, mutandola in panico. Avviene allora, come dice Galbraith, che gli sciocchi siano divisi dal loro denaro, ma anche che gli incolpevoli siano divisi dal loro lavoro». (126)
Movimenti di capitali nello spazio, movimento di capitali nel tempo fino ad annullare la distinzione tra credito e moneta (123)
«A loro volta le banche si liberavano dai severi vincoli della leva finanziaria (il rapporto tra mezzi propri e crediti erogati) e dalle norme relative alla separazione dei diversi tipi di credito: aquelli rivolti alla gestione e quelli destinati agli investimenti. Diventavano banche generali impegnate, oltre che nel finanziamento delle attività produttive, nbel creedito al consumo e negli investimenti immobiliari» (123-124).
Il sistema degli intermediari ha dato vita a un sistema bancario ombra, «al riparo dalle regole che il sistema bancario in chiaro deve osservare e che è stimato oggi grande come il sistema bancario vero e proprio». (123)
Il cameriere ricorda a Totò l’impegno assunto di pagarlo “domani”. «Te lo confermo – dice Totò – ti pagherò domani». «Ma domani è oggi!» dice il cameriere. «Ragazzo, non scherziamo: oggi è oggi e domani è domani» (124-125)
Finanza permanente. Perenne rinnovo dei debiti in scadenza, «generando un moto perpetuo di debiti nuovi che saldano i debiti scaduti. L’economista Marc Bloch ha ravvisato in questa successione di onde che si accavallano un motore potente del dinamismo capitalistico ma anche una causa determinante di instabilità. Il capitalismo, ha affermato, è diventato il solo sistema economico in cui i debiti non si pagano mai, ma sono sistematicamente procrastinati».
Titoli cartolarizzati e titoli derivati. «I primi sono titoli rappresentativi dei crediti emessi dalle banche e circolanti sul mercato. Ciò fa scomparire il rapporto diretto tra creditore e debitore e le relative responsabilità civili e morali, trasformandolo in liquidità: i crediti si vendono e si comprano, moltiplicandosi. Si attenua, fino ad annullarsi, la distinzione tra la moneta e il credito, facilmente monetizzabile. I derivati sono titoli o contratti che rappresentano una scommessa sul valore futuro di altri titoli o beni sottostanti. Originati dall’esigenza di coprirsi dai rischi di un investimento scommettendo su un esito opposto a quello atteso, essi si sono sviluppati come semplici scommesse a fini puramente speculativi raggiungendo proporzioni sbalorditive: secondo la Banca dei regolamenti internazionali a fine 2010 il valore “nozionale” dei derivati era di 670 trilioni di dollari pari a circa 11 volte il prodotto mondiale (BIS “Derivates market activity in the second half of 2010, e “Quarterly Review”, 2011) […] Il processo di derivazione consiste propriamente nella produzione di moneta a mezzo di moneta: un gioco che all’assenza di scopo economico reale unisce la concretezza di cospicui arricchimenti» (125-126 nota).
«Il valore delle transazioni finanziarie è pari ad oltre 80 volte il Pil mondiale contro le 15 del 1990 (vedi Stephan Shulmeister “Statement at the public hearing on innovative financing in the European Parlament” gennaio 2011). (126 nota)
Paul Volcker, presidente della Fed, che strinse il credito per fronteggiare l’aumento del prezzo del petrolio (conseguenza la compressione dei salari). (121)
Anno 1980 Reagan e Thatcher rimuovono ogni ostacolo alla libera circolazione dei capitali. Smith e Ricardo: i capitali non sono esportabili, si portano dietro radici che non possono essere trapiantate senza suscitare problemi traumatici. Durkheim: niente del mercato è contratto, tutto è regola Mercato mondiale autoregola = mercato mondiale sregolato (121)
Bretton Woods, uscire dal protezionismo, restaurare un sistema di liberi scambi. Il dollaro è in ogni istante convertibile in oro (118)
1971. L’ambasciatore britannico chiede la conversione in oro di tre miliardi di dollari. De Gaulle idem. Nixon annuncia che questa covertibilità non è più possibile. Discorso in tv e preoccupazione perché precede la serie popolarissima di Bonanza (119).
Da questo momento in poi il sistema è abbandonato alla discrezionalità delle politiche monetarie americane. Non si può fare a meno del dollaro nei conti internazionali. Vari tentativi di accordi falliscono (Plaza 1985, Louvre 1987). Sul punto gli americani sono «svogliati». Interrogato da un giornalista che gli chiede se abbia presente il problema George H.W. Bush risponde: «Ci penso qualche volta. Ma non sempre». (120)
«Lo sviluppo americano del dopoguerra è folgorante. Tra il 1913 e il 1929 il prodotto nazionale è più che raddoppiato, da 39 a 104 miliardi di dollari; e l’eccedenza della bilancia commerciale ha comportato il versamento agli Stati Uniti di metà delle riserve auree del mondo» Piano Marshall in funzione anti Urss. «Il piano Marshall fu un atto di grande intelligenza politica che interpretava l’enorme superiorità americana come egemonia e non come dominio. […] Un sistema basato sulla posizione centrale degli Stati Uniti come prestatore di ultima istanza e sulla funzione del dollaro come moneta mondiale di riserva. Questo sistema assegnava agli americani una netta posizione di supoeriorità, ma anche di respopnsabilità, che essi dimostrarono di saper gestire assumendone, col piano Marshall, i costi» (116-117).
Bretton Woods, l’americano White che si scontrava duramente con Keynes durante il giorno per andarci al cinema la sera. White poi accusato dai maccartisti di aver costituito una cellula comunista al Dipartimento del Tesoro Usa (117)
Secolo a prevalenza americana: «non si tratta di un nuovo ciclo storico, ma di una nuova civiltà».
«Il capitalismo, come i Rothschild avevano capito, non è figlio esclusivo del mercato, ma dell’intesa tra il Mercato e lo Stato» (114)
Rothschild (111 e seguenti)
«Il mestiere di banchiere consiste nello spostare la moneta da dove sta a dove è necessaria» (Victor Rothschild).
Amschel Mayer Rothschild, figlio di un rigattiere ebreo di Francoforte, abitava in una strada dell’affollatissimo quartiere ebraico dela città, lo Judensau, in una casa con bottega al piano terra, con sulla porta l’insegna che il poadre s’era inventata, un tantino spiorporzionbata alla modestia del locale: unm’aquila bianca con le ali spiegate in campo rosso. Scudo rosso, roth schild». (111)
«A Francoforte, all’inizio del Quattrocento, gli Ebrei erano stati rinchiusi in un “borghetto”, parola italiana di cui rimane il termine “ghetto”, di un miglio d lunghezza e di poche decine di passi di larghezza, nella cui angustia si accalacava una cinquantina di famiglie. Agli Ebrei era vietato di dormire fuori di quel formicaio. Era permesso frequentare la piazza del mercato solo in certe ore, senza mai toccare frutta e verduta. Era proibito anche commerciare in armi, vino e grano. Era obbligatorio indossare un berretto giallo per gli uomini e un velo scoperto per le donne. Era vietato entrare nei parchi, nelle locande, nei caffè. Potevano entrare nella vecchia cattedrale, ma solo procedendo all’indietro. Se qualcuno per qualunque ragione o senza ragione gridava: “Ebreo, fa il tuo dovere”, dovevano togliersi il berretto e farsi da parte» (112).
Colpo di genio del vecchio Rothschild «di spedire i suoi figli nei quattro grandi centri commerciali d’Europa, Londra, Parigi, Vienna e Napoli a fondare le filiali di una multinazionale»
I Rotshchild difendono la famiglia «da ogni miscerla disgregante». «I pretendenti scelti dalle ragazze sono esaminati dall’intero corpo dei parenti e comunque, anche se approvati, tenuti lontani dagli affari. I concorrenti dei Rothschild sanno da avere di fronte non un concorrente ma una coalizione» (123).
«Il nuovo sistema dei bond, delle obbligazioni, consente ai Rothschild di rastrellare i grandi risparmi della piccola gente e di finanziare gli investimenti di lungio periodo delle grtandi aziende capitalistiche» (113)
Alleanza col dissoluto Principe ereditario e poi Grande Elettore del Sacro Romano Impero, Guglielmo d’Assia (113).
«Un giorno del 1851 a Londra. La Regina Vittoria sta per entrare nel grande palazzo che ospita l’Esposizione Universale al braccio del suo sposo. Ed ecco che uno sciame di colombe irrompe nella vasta sala. È allarne. La regale coppia rischia di essere colpita da eiezioni sovversive. Si decide prontamente di liberare due falchi. Non c’è strazio. La loro apparizione è sufficiente a disperdere lo sciame» (100).
Il sistema commercialer inglese sostituisce quello olandese intanto perché i vari punti della rete commerciale inglese diventano, da semplici basi militari, centri di popolamento. Seguono traffico di schiavi neri verso le piantagioni americane e protezionismo del mercato interno. Supremazia conclamata dopo mla vittoria nelle guerre amnglo-olandesi (1781-1784). Londra come piazza finanziaria sostituisce Amsterdam, la manifattura viene sostituita dal sistema di fabbrica. Passaggio poi al libero scambio. La supremazia inglese conviene: «Agli inizi del secolo XIX gli Stati occidentali possedevano il 35 per cento della superficie terrestre, nel 1878 il 67, nel 1914 l’85 per cento. Il capitalismo finanziario nasce da un eccesso di concorrenza delle attività commerciali, che provoca una discesa dei prezzi dei beni e un ritiro dei capitali dagli investimenti sul commercio.
«Ai banchieri genovesi di Piacenza come ai Rothschild a Manchester bastava per insedfiarsi, dice Braudel, un tavolo e un foglio di carta» (106).
Secondo Veblen, gli episodi di depressione economica di metà Ottocento vanno interpretati «come malattie nervose di uomini d’affari sopraffatti dall’eccesso di possibilità». (106-107)
«Alla Banca d’Inghilterra, in origine privata, fondata da un mercante con un credito allo stato di un milion e duecentomila sterline fu concesso il privilegio di emettere banconote» Un’obbligazione legata all’oro: ogni banconota era immediatamente convertibile in oro (Gold Standard). Anno 1716
«La moneta è legata al’oro da parità di cambio fisse. I disavanzi che si manifestano nel commercio con gli altri paesi, sono regolati, a quelle parità, in oro. Il paese dal quale l’oro defluisce deve ridurre proporzionalmente la quantità di moneta. Ne deriva automaticamente un abbassamento dei prezzi e dei salari che deprime l’attività produttiva, e quindi le importazioni, mentre, grazie alla contrazione dei costi, stimola l’esportazione. Si torna così al riequilibrio della bilancia» (107).
Schönberg durante la Prima guerra mondiale: «Ma dov’era prima tutto questo odio?»
1931. Fine del predominio britannico (109)
Bolla dei tulipani in 98
La bolla dei tulipani in Olanda (anni Trenta del 1600), dovuta a un’esplosione psicotica della domanda di questo nuovo fiore. «I prezzi raddoppiano e triplicano nel giro di una settimana, e il commercio dei bulbi, travolto dalla speculazione, diventa commercio di cambiali sulle quali si iscrivono somme sempre più elevate, un “commercio del vento”. I compratori, che sanno di comprare, sulla fiducia, bulbi inesistenti, non ce la fanno a raccogliere la moneta necessaria a prenotare i “futures” e impegnano beni reali. Per un siungolo Vicerè – i bulbi sono denominati con nomi di governatori, generali e ammiragli – un agricoltore paga 2500 gulden sotto forma di quattro misure (last) di frumento e quattro di segale, quattro buoi grassi, otto maiali, una dozzina di pecore, due otri di vino, quattro barili di burro, mille libbre di formaggio, alcuni indumenti e una coppa d’argento, Un Semper Augustus da 193 assi fu acquistato per 4600 gulden più un cocchio con pariglia che ne valeva da sola circa 2000. “Appezzamenti di terreno, case, vasi d’oro e d’argento e mobilia pregiata, tutto diventavas scambiabile nel turbiner sempre più febbrile delle trattative” (Schama)» (98). Crollo il 4 febbraio 1636.
La Castiglia, così secca che «piove a rovescio» (Ortega).
Francisco Pizarro con 180 soldati e 37 cavalli invade l’impero Inca.
«Lo scopo ossessivo dei conquistadores er al’oro che dava iol nome a quelle terre: Eldorado. Gli spoagnoli torturano e uccisero, in Messico e in Perù, decine di migliaia di indigeni per mettere le mani sui loro tesori. Che non erano una pura illusione. Cortéz strappò all’imperatore Montezuma, dopo averlo torturato, 700 lastre d’oro a Cuzco e fece fondere a Bogotà le porte d’oro scolpite nel tempio. La fortuna premiò gli spagnoli anche dopo il saccheggio. A 4000 metri sul livello del mare, a Potosì (oggi in Bolivia) in una località desolata dove li aveva condotti una pastorella che portava al pascolo alcuni lama, si ergeva un colle alto 400 metri, tutto d’argento. In pochin anni Potosì divenne una città di 150 mila abitanti. E pochi anni dopo, a duecento chilometri a nord dell’attuale Ciottà del Messico, un distacvcamento di ausiliari indigeni guidati da Juan de Tolosa scoprì la grande miniera d’argento di Zacatecas, L’argenti, tuttavia, non era facile da estrarre. Occorreva frantumarlo e poi fonderlo. Anche qui intervenne la fortuna. Proprio in quegli anni un tecnico minerario italiano, Vannoccio Biringuccio, inventò un processo di estrazione molto più efficiente basato sull’uso del mercurio. La Spagna disponvecva di minierev di mercurioi, non però in misura sufficiente a trattare i minerali di Zavateca e di Potosì. Ma la buona sorte non era finita. Un indio rivelò agli spagnoli le miniere di Huencavelica d cui gli indios ricavavano una tintura per dipingersi il coirpo di rosso durante le feste, il “cinnabar”, lasciandon intatti grandi giacimenti di mercurio, giustamente temuti per le loro esalazioni. Una preoccupazione estranea agli Spagnoli che adibirono all’estrazione del prezioso minerale gli stessi indios» (79).
Sul destino dell’argento spagnolo 80 e seguenti
«Il male è venuto dall’abbondanza di oro, argento e monete che è sempre stato il veleno distruttore delle città e delle repubbliche. Si pensa che il denaro è quello che ne assicura la sussistenza e non è così. Le terre lavorate di generazione in generazione, le greggi, la pesca, ecco quel che garantisce la sussistenza delle città e delle repubbliche. Ciascuna dovrebbe coltivare la sua porzione di terra e quelli che vivono oggi della rendita del denaro sono gente inutile e oziosa che mangia quello che gli altri seminano e producono» (Pedro de Valencia, 1608).
I tunisini che parlavano genovese inbcontrati da Vasco de Gama a Calicut il 20 maggio 1498 in 84.
Carlo V eletto imperatore grazie al sostegno finanziario del Fugger (73, 86).
Francisco de Quevedo e «don Dinero, poderoso Caballero»:
Nace en India honrado,
Donde el mundo le acompaña;
Viene a morir en España
Y es en Genova enterrado
Gli olandesi fatti ricchi dai profughi musulmani, ebrei, ugonotti che accoglieva generosamente.
La Banca di Amsterdam che nel Seicento garantisce stabilità, cioè il rimborso dei crediti senza perdita di valore.
«la reputazone della Borsa di indecoros bazar era tale che “i grandi signori del capitale, che pure percepivano solidi dividendi dal commercio azionario, rifiutavano di metterci piede, delegando acquisti e vendite quotidiane a professionisti” (Schama)».
I genovesi, inventori dell’interesse composto.
«In contrasto con la visione di cumuli giacenti sull’acciottolato della maggior parte delle città europee del Seicento, le città olandesi brillavano come dopo ore di instancabile scopare, spazzolare, raschiare, lustrare, asciugare, strofinare e lavare: una vera e propria sindrome fobico-ossessiva quale si riscontra in pazienti affetti da disturbi psichici; una sindrome estesa all’intera popolazione» (95)
Descrizione di Amsterdam nel 1638 in 96
“Confusion de confusiones”: titolo di un trattatello del 1688 che spiega ai profani le misteriose follie della borsa di Amsterdam, creata nel 1609.
«A Luigi XII che gli chiedeva che cosa occorresse per conquistare Milano, Gian Giacomo Trivulzio rispose: “Denaro, Maestà; e poi denaro; e poi ancora denaro» (65)
«Per gli americani di quel tempo il costo dell’invasione europea fu devastante. Esso si misura con un genocidio, un’immigrazione di schiavi ed un saccheggio. Sulle terre americane nelle quali gli europei si impiantarono – 2.500.000 chilometri quadrati, il 6 per cento dell’intera estensione dell’America settentrionale – viveva, all’inizio del secolo XVI, una popolazione di 50-70 milioni di abitanti. Alla fine di quel secolo, a pochi anni dunque dalla “scoperta”, la popolazione americana si era ridotta a 4-5 milioni. Il costo della scoperta si misura dunque, per gli americani di allora, in 45-65 milioni di uomini e di donne, massacrati dai conquistatori o distrutti dai loro germi. Quanto all’afflusso degli schiavi: in poco più di un secolo, fino al 1600, si calcola in 75 mila per l’America spagnola e 50 mila per il Brasile. Quanto al saccheggio: tra il 1500 e il 1650 circa 180 tonnellate d’oro e 16.500 tonnellate d’argento affluirono in Europa dalle miniere americane: un aumento pari al 5% della quantità d’oro e al 50% della quantità d’argento disponibili». Conseguenza in Europa: inflazione. Scambi internazionali aumentati di otto volte (65-66)
Lettera di cambio in 66
Nel 1293 il commercio via mare di Genova ammontava al triplo del reddito complessivo del regno di Francia (Lopez)
«Carlo V divenne imperatore grazie al milione di fiorini d’oro sborsati dai Fugger in contanti nelle tasche dei Grandi Elettori. Filippo II fece bancarotta travolgendo i Fugger, sostituiti prontamente dai Genovesi, che erano riusciti abilmente a scaricare sui loro soci i costi della bancarotta» (71)
«…ci sono alcuni mercanti, specialmente tedeschi e genovesi, che portano denaro a signori e Principi con i quali fanno grandi operazioni a interesse… E i denari che prestano a questa maniera, dato che sono in grande quantità, accade che non sempre li abbia il mercante che li dà, nel qual caso li prende a prestito da altri mercanti per darli ai Principi perché, con il credito di cui godono i mercanti, essi pagano un interesse molto minore di quello che poi possono chiedere ai nobili. Di modo che… l’interesse che strappano ai Principi è molto più alto di quello che sogliono pagar agli altri mercanti e in questo modo grazie a interessi veramente principeschi molti mercanti sono diventati ricchi e di quello che prestano con quella procedura si rivalgono stabilendo scandenze e rate per ottenere la restituzione e liquidandosi automaticamente, entro un certo tempo, sulle rendite e sui tributi che spettano a detti Principi» (Tomas de Mercado, fine del Cinquecento).
Il capitalismo come economia anti-mercato «che al sistema paritario dello scambio sostituisce un’economia fondata sui rapporti di forza, sul “diritto del più forte”». Trasformazione avvenuta nel corso del XVI secolo, in cui si compie «la metamorfosi dell’Europa “nell’attrezzo mostruoso della storia del mondo” (Braudel)»
Longobardi in Italia in 41
I Templari in 43
Riforma carolingia della moneta, cioè ristabilimento del monopolio del conio pubblico (denarius basato su una quantità certa di argento e valorizzato da un’equivalenza fissa con il soldo aureo dell’Impero d’Oriente). Battuto poi dallo svanire cel monopolio pubblico e dalla circolazione di monete più forti, il soldo aureo e il dirham d’argento musulmano.
I templari, esentati da Innocenzo II di ogni tributo e incaricati di incassare le decime ecclesiastiche.
Descrizione del mercato di Bisanzio in 46.
«Alcune volte alla frequenza e alla durezza dei servizi imposti ai villani s’aggiungeva l’insulto e la derisione. In un luogo erano obbligati a batter l’acqua dei fossi del castello fin che la dama soffriva i dolori del parto, affinché le rane non ne disturbassero i riposi col loro gracidare. A Luxeuil nel batter l’acqua i villani dovevano cantare due versi:
pa pa renotte pa
veci monsieur l’abbé que Dieu ga
(pace pace ranocchio pace
ecco il signor abate che Dio protegge)
«In altro luogo s’obbligavano a danze e salti ridevoli. Qua erano tenuti a baciar la serratura del maniero del signore. Là a condurre al castello sopra a un carro tirato da quattro cavalli un canarino. Il signore faceva adunare nel suo castello, il giorno di Trinità, tutte le donne oneste di Saumur, e quelle che ricusavano di danzare erano punte di dietro con una spilla segnata dell’armi del signore. Infine obbligo di dalti e di crepiti indecenti di bocca e d’altre parti si trova in feudi d’Inghilterra e di Francia…» «La baronal prepotenza i villici dovean pagare ad ogni ponte, ad ogni castello. Si ha dalle cento novelle antiche doversi in qualche pedaggio un danaio per ogni deformità del corpo o magagna che scoprissero nel passeggero. Gli istrioni, giullati e menestrelli, dovean nei pedaggi di provenza “fair un jeux exercises et galantises, les dames du chateau présente”. Il pellegrino doveva cantare una romanza. S’obbligava il giudeo a porsi i calzoni in capo ed a recitar un pater nel dialetto del paese. Una donna di mala vita era alla discrezione del guardiano de’ cani” (L.Cibrario “Economia politica nel Medioevo”)».
«Poche sono le città che nei secoli VIII e IX superano i trenta ettari di superficie e del tutto eccezionali quelle che contano più di cinquemila abitanti» (49).
Dal X al XIII secolo si compie il miracolo italiano. Da 5 milioni la popolazione cresce a 12,5 milioni: due volte e mezzo. Il prodotto lordo totale aumenta di 4,5 volte, il prodotto pro capite del 50-70 per cento. Il commercio si sviluppa rapidamente. Solo nel XX secolo sono stati raggiunti tassi di crescita comparabili
Il solo modo di crescere era quello di combattersi (53)
Storia di Francesco Datini in 55 e soprattutto 57
«È dall’attività di cambio delle monete che nasce nel Medioevo il credito. Ai cambiavalute che detengono grandi somme si affidano i risparmi ricavandone sotto banco (da ciò deriva forse l’espressione) un interesse. Ai cambiavalute si chiedono prestiti, originariamente più al consumo che all’investimento. Così’ il cambiavalute diventa banchiere.
«Il debito del re Edoardo III verso i banchieri fiorentini Bardi e Peruzzi toccò un milione e mezzo di fiorini, pari a duemila chili d’oro, l’1 per cento dell’intera massa monetaria europea. Che fece il re d’Inghilterra? Semplicemente, non pagò»
«Gli italiani inventarono la lettera di cambio, lo scoperto di conto corrente, il giroconto, l’assegno, la partita doppia e istituirono per i giovani banchieri scuole nelle quali, prima della contabilità, si insegnava il latino (l’inglese di allora) e l’aritmetica.
Fondaco, cioè filiale.
«Tu che se’ ancora giovane, quando avrai avuto tanto quanto io e abbi trafficato con molti, troverai che l’uomo è una pericolosa cosa ad avere a che fare con lui» (Francesco Datini, mercante di Prato, che morì lasciando una fortuna immensa)
«Il dispendio della corte papale ad Avignone era incredibile. Le mule e i cavalli dei cardinali avevano morsi d’oro e d’oro erano intessute le loro gualdrappe. Due volte all’anno, in primavera e in autunno, nuovi vestiti erano distribuiti ai membri della corte e sontuose livree ai servi papali. Si capisce che vi fiorisse un commercio di lusso monopolizzato dagli italiani che trafficavano del resto in ogni cosa, grano, lana, formaggio e ortaggi, importavano cavalli, panni, armature e spezie, vivevano in seicento famiglie, pigiate nei loro quartieri sotto la giurisdizione dei loro consoli badando ai loro affari e festeggiando i loro santi patroni» (58)
«Nel luteranesimo il successo negli affari diventa la prova della grazia divina» (59)
La forza del fiorino, «dollaro del Medioevo». «Ma quel successo aveva un costo: l’aumento delle disuguaglianze sociali. La moneta forte era inaccessibile alle classi povere cui era riservata la moneta debole, i piccioli, soggetti alla svalutazione. In piccioli erano pagati i salari e in moneta forte i prezzi delle altre merci. Di qui l’instabilità sociale fiorentina e i frequenti conflitti culminati nel tumulto dei Ciompi: era il risvolto della stabilità monetaria» (61).
«Però, per essere realmente il dollaro del Medio Evo il fiorino avrebbe dovuto basarsi su una potenza analoga a quella degli Stati Uniti. Ciò che propriamente mancò all’economia italiana per svilupparsi in un processo capitalistico fu la potenza politica e militare».
La moneta di Roma antica in 23. Roma forse da Rumon, nome etrusco del Tevere.
Squartamento di Romolo da parte dei senatori, che poi se ne portarono a casa ciascuno un pezzo per farne sparire il cadavere. Romolo un Quisling etrusco.
Roma nacque «dall’immigrazione di uomini esuli o espulsi da altre comunità: uomini soli, che per procurarsi le donne le razziavano brutalmente».
«I Romani nacquero insomma come una nazione di immigrati, un po’ come quella americana; e come quella liberata dai vincoli di tradizioni e obbedienze paralizzanti e protersa verso il futuro». (26)
«A Servio Tullio un’antica tradizione attribuisce la nascita della moneta romana, l’aes signatum. Prima di questa moneta firmata si usavano, come in Mesopotamia e in Grecia prima della riforma attribuita a Creso, mezzi dis cambio pre-monetali, costituiti da pezzi di bronzo allo stato grezzo di diverso peso e dimensioni e di forma press’a poco ovoidale. A questi sostituirono pani di rame quadrangolari di forma standardizzata che recavano se entrambe le facce principali un’impronta: dapprima un “ramo secco” cioè un’asta verticale con diramazioni, o un delfino, o una mezzaluna. La tecnica utilizzata per fabbricare quelle forme era la fusione a staffe, nella quale in dure matrici di terra refrattaria veniva colato il metallo». Più probabilmente non Servio Tullio, ma dopo l’inizio della Repubblica, IV secolo.
La aes grave, moneta pesante in argento da 272,45 grammi, poteva girare in un raggio breve, mercato agricolo.
Moneta romana senza funzione creditizia, scommessa sul futuro. Poco sensibile perciò alle pertrubazioni inflazionistiche (fino al III secolo, quando l’inflazione esplode) (33)
Caratteristiche dell’economia romana in 34-35
Marco Giunio Bruto, inflessibile modello di virtù repubblicane, prestava denaro al 48% e perseguitava ferocemente i suoi debitori, fino alla (loro) morte.
Una casta di Trimalcioni (36)
Trimalcione in 36
Ciò a cui tende Trimalcione è l’ideale aristocratico di «non far più niente».
Gli imperatori romani, che credettero di combattere l’inflazione con la pena di morte.
La vocazione al commercio estero dei greci favorita dalla povertà del suolo che impediva uno sviluppo dell’agricoltura sufficiente a sostenere una forte espansione demografica. Quindi olio e vino, oreficeria, gioielleria, armi, ceramiche, profumi, cioè prodotti da esportare.
All’inizio del V secolo a.C. si contano qualcosa come 200 monete circolanti nel mondo ellenico.
Atene coniava dracme in argento (provenienti dalle miniere del Laurion) che distribuiva a tutte le città greche proibendo loro di coniare monete proprie. Gli spartani vincendo la guerra del Peloponneso nel 413 li costrinsero ad adottare una miserabile moneta di rame (vedi Aristofane 20)
Un’enorme massa monetaria invase il mondo grazie ai favolosi bottini di guerra accumulati da Alessandro Magno (45 mila quintali d’oro e d’argento) (21).
Come funzionava il baratto in 6-7.
L’unità premonetaria era il capo di bestiame, il caput (da cui il capitale).
Creso in 9
L’oro si dissolve solo nel cianuro o in una mescolanza di acido nitrico e cloridrico.
Primo intermediario: l’orzo. Poi l’argento.
Agamennone per placare Achille gli mandò
Sette treppiè, venti lebeti
Dieci corridori, indi prestanti
D’ingegno e di beltà sette captive.
La figlia di Briseo, guancia rosata,
con dieci di buon peso aurei talenti
Un talento = 20-30 chili d’argento.